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30 Winchester per El Diablo

Foto 30 Winchester per El Diablo Film, Serial, Recensione, Cinema

El Diablo, gran bandito, vuole controllare il paese e il suo territorio per sfruttare l'oro del suolo, ma non è l'unico...

Titolo originale
RegiaGianfranco Baldanello
CastCarl Möhner, José Torres, Antonio Garisa
GenereSpaghetti Western
Anno1965
Durata95 min.
ProdItalia
ProduzioneTe. Pu. Films
DistribuzioneForeign Studios
Sitoweb

Recensioni (1)

scapigliato Film Cinema
scapigliato
8

Piccolo gioiello di scarsa fama, il film di Baldanello è un esempio di solido western su imitazione americana con però il guizzo dell’italianicità ben evidente. Dapprima, e su tutte, l’ambientazione sarda: bellissima e ben ripresa. I paesaggi di Tempio Pausania e di Iglesias sono tra i più suggestivi dopo quelli almeriensi. La Sardegna infatti propone una terra brulla, dai colori caldi, riportati sullo schermo nelle varie intonazioni del marrone e dell’ocra. Una terra a cui il Gallepini del primo Tex Willer si ispirò, essendo la sua terra natale, per il West nato a Milano in casa Bonelli. Le riconoscibili rocce morbide incastrate in lingue di erba secca, le ritroviamo nell’idea western del disegnatore sardo. Baldanello dirige il film con sguardo classico e composto, ma interferisce nella classicità del genere con l’apporto di volti europei, con la presenza dei messicanacci invece che degli indiani e chiaramente con le locations. Però per il resto il film è strutturato, anche nei contenuti, sul modello americano. La storia è quella di un agente federale, l’attore Karl Möher, che deve scortare una grossa somma di oro dal Texas al Messico in una tratta minacciata dalle scorribande di El Diablo, José Torres. Questi frega sempre lo sceriffo Attilio Dottesio perché il di lui figlio, Garisa (mai più rivisto in un fim), è in combutta coi banditi tramite la bellissima Mila Stanic, attrice slava che interpreta la seducente Rosario. Non ci sono particolari violenze né deformazioni dei codici classici. Ma il film è buono, di mestiere, fatto con consapevolezza di mezzi e di intenti. Stupisce la set decoration che, aiutata dai paesaggi naturali, è di un’iconografia azzeccata ed evocativa senza aderire per forza alla realtà storica. Tra gli attori merita un plauso a parte il cattivo José Torres, l’unico ad esercitare un certo fascino sul film: le pose, le battute e le sue azioni sono restituite allo spettatore con l’abilità naturale di chi sa andare oltre alla recitazione. Un giovane Attilio Dottesio è il padre di un altro cattivo, Garisa, che in quanto a faccia inquietante non è secondo a nessuno. Ma a rubare la scena pressocché a tutti, tranne a Torres, è la bellissima Mila Stanic. La scena che la ritrae sdraiata tra le cianfrusaglie del covo di El Diablo mentre suona alla chitarra una malinconica melodia, è di una sensualità irrefrenabile. Anche le fasi finali del film la vedono protagonista di un “duello al sole” con l’amato e traditore Garisa. Il film, insomma, anticipato da bellissimi titoli di testa animati dalla coppia Biamonte e Crisandi, è un piccolo gioiello del primissimo Spaghetti-Western. Mauro Fradegradi

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