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A history of violence

Foto A history of violence Film, Serial, Recensione, Cinema

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Tom Stall è il proprietario di un piccolo ristorante-tavola calda e vive con sua moglie Edie, suo figlio Jack e la sua figlia minore Sarah in una piccola città dell'Indiana, Millbrook (in verità il film fu girato a Millbrook, Ontario, Canada). Diventa l'eroe locale dopo che difende se stesso e altre persone da un tentativo di rapina, uccidendo i rapinatori che stavano per uccidere la cameriera e che avevano già ucciso in altri luoghi. La sua storia diventa in breve di dominio pubblico attirando l'attenzione dell'intera nazione e anche dei membri della mafia irlandese di Philadelphia.

Titolo originale
RegiaDavid Cronenberg
CastViggo Mortensen, Maria Bello, Ed Harris, William Hurt, Ashton Holmes
GenereDrammatico
Anno2005
Durata90' / 16 Dicembre 2005
ProdU.S.A.
Produzione
Distribuzione
Sitowebwww.historyofviolence.com

Recensioni (2)

Superficie 213 Film Cinema
Superficie 213
9

Meno male che c'e' Cronenberg. Lui e pochi altri sono gli autori di un cinema indispensabile,senza freni e che lavora sugli spettatori in modo davvero "intimo". Tutti i suoi film sono opere d'arte che guadagnano punti con gli anni,da RABID a VIDEODROME,da LA MOSCA a questo bellissimo HISTORY OF VIOLENCE. Cronenberghiano fino al midollo - a differenza di quello che qualche critico cieco e sordo ha scritto...- e dotato di una enorme intensita' di sguardo, questo noir\western dell'anima ,scuote i sensi e riappacifica con il cinema. Ottima la prova di tutti gli attori: Mortensen al suo massimo,la Bello ,devastante in qualche film - si veda l'orrido LE RAGAZZE DEL COYOTE UGLY - ,qui offre una prova superlativa,Harris e' divino e Hurt nonostante i pochi minuti sulla scena offre una prova di un'intensita' assoluta. Musica bellissima,fotografia da manuale e messa in scena perfetta,senza un sbavatura ,di un Cronenberg che vola altissimo e che non sbaglia una scena. Incredibile come il regista canadese trasporti il suo sguardo sulla societa' attraverso le paranoie,le mutazioni - del corpo o dell'anima...per il grande David e' la stessa cosa... - e la violenza insite nell'uomo -anche se tenta di scrollarsele di dosso- tramite un racconto che proviene da un fumetto di culto che assomiglia ad un b-movie - senza assolutamente vergognarsene... La macchina da presa si sofferma sugli oggetti ,fucili,pistole,coltelli..tutti hanno un loro posto e tutti vengono osservati in modo puntiglioso e mai barocco od eccessivo. L'essenzialita' dei movimenti di camera - il piano sequenza iniziale e' una vera lezione di cinema agli stolti registi di genere americani e non solo... -,la perfezione delle scene violente,dove il sangue e la crudelta' acquistano una forza morale e realistica davvero potente e ,nonostante l'ironia presente nella pellicola, danno l'idea di un rigetto totale per la violenza e per ogni sua forma nascosta. Antimodaiolo,lucido affresco sulla contemporeanita' americana rurale,ancora legata a sistemi di vita che possono deflagrare in vera mostruosita' - nascosta per anni..ma sempre sottopelle.. - se messi alle corde. In conclusione ,Cronenberg dirige un film eccellente,dove la forma e la sostanza vanna a braccetto seguendo una strada costruita in modo esemplare. Federico Frusciante

Michael Vronsky Film Cinema
Michael Vronsky
9

Tom Stall, il classico uomo della porta accanto, il vicino di casa sempre solare e disponibile che ti aiuta nel caso avessi qualche problema. L'uomo casa e famiglia. L'ideale. Un giorno come tanti dei malviventi irrompono nel locale dove lavora quotidianamente con l'intenzione tutt'altro che positiva di fare una rapina. Allora Tom, veloce come un fulmine, riesce ad impossessarsi della pistola facendo secchi i due rapinatori, con una freddezza ed una straordinarietà tecnica pari pari a quella usata da Tom Cruise/Vincent in Collateral. I suoi amici rimangono attoniti, nessuno riesce a credere a ciò che è successo: i Mass media si fanno sempre più insistenti, il paese lo acclama come un eroe. Inizia l'Inferno. Il film di Cronenberg è più inquietante di un horror poiché qui sono le persone intorno a noi, quelle con la quale condividiamo i nostri sogni e le nostre speranze, quelle in cui confidiamo, a metterci paura. Cronenberg "raccoglie" a piene mani la violenza che gli Stati Uniti hanno seminato nel corso di tutti quest'anni, di quell'immaginario collettivo che giudica "anormale" non avere una pistola in casa, e la proietta all'interno della roccaforte dell' intoccabilità: la famiglia. I figli, la moglie,NOI stessi scorgiamo il personaggio in modo diverso, accumuliamo dubbi e perplessità, ma è da quell' AVREI DOVUTO UCCIDERTI A PHILADELPHIA che si materializza tutto, che gli equilibri -già fragili fino a quel punto- si rompono definitivamente. Una frase pronunciata con una tranquillità disarmante, una frase d'altri tempi , da film western- genere peraltro omaggiato nella scena del saloon. Come fosse difficile cambiare vita l'avevamo già "tarantiniamente" capito in Kill Bill. Ma qui si va oltre. I fantasmi del passato (ri) prendono vita, la violenza che (ri) torna, più forte di prima, per divorare e distruggere tutto come un cancro che si è creduto di sconfiggere. Perché possiamo chiudere con il nostro passato ma è lui a non chiudere con noi. In un mondo dove conta più l'apparire che l'essere, non ha importanza ciò CHE SIAMO, MA CIO' CHE VOGLIAMO ESSERE. Non esiste perdono, non c'è via di scampo. Il Sogno Americano è un'utopia irraggiungibile, un'illusione che non esiste, come Babbo Natale o la Befana. In un mondo di lupi, non c'è spazio per i redenti. Inquietante quella scena finale dove tutta la "Sacra Famiglia" è riunita intorno al tavolo, in silenzio, assorta, consapevole di tutto ciò e che nulla sarà come prima, e la scelta migliore per continuare a (sopra)vivere è la menzogna.Marco Sorrentino

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