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Accattone

Foto Accattone Film, Serial, Recensione, Cinema

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Accattone è il soprannome di Vittorio, un sottoproletario romano il cui stile di vita è improntato al "sopravvivere" giorno per giorno. Accattone si fa mantenere da una prostituta, Maddalena, "sottratta" ad un napoletano finito in carcere.

Titolo originale
RegiaPier Paolo Pasolini
CastFranco Citti, Franca Pasut, Adriana Asti, Silvana Corsini, Paola Guidi, Sergio Citti, Alfredo Leggi, Mario Cipriani, Umberto Bevilacqua, Edgardo Siroli, Polidor
GenereDrammatico
Anno1961
Durata116'
ProdItalia
ProduzioneAlfredo Bini
DistribuzioneCineriz
Sitoweb

Recensioni (1)

Michael Vronsky Film Cinema
Michael Vronsky
9

Abbandonati al triste sgretolarsi di un’innocenza perduta, votati ad un esasperato disfacimento esistenziale, anime vaganti nell’irrefrenabile mondo suburbano di Roma: Pasolini offre uno spaccato di vita disarmante e sincero, filtrandolo attraverso gli occhi dei tanti “ragazzi di vita” di periferia. Ed è un ritratto sconvolgente, lo specchio impietoso di una realtà subdola, surrogato di un Italia senza valori. Mostrando storie di ordinaria quotidianità appartenenti al macrocosmo proletario, Pasolini narra la vita di un uomo abbandonato al suo destino: protettore a tempo pieno, parassita della società, Cataldi Vittorio detto “Accattone” è un essere alquanto spregevole, egoista e vigliacco. La sua è una delle miriadi di esistenze fallite. Il suo senso d’appartenenza al mondo si riduce al sopravvivere giornaliero, sfruttando la propria donna prostituendola a tempo indeterminato. Pasolini prende spunto dalla sua stessa letteratura, ed offre una perfetta e inquietante analisi sociale facendo uso di uno stile lineare e asciutto, una regia semplice ed efficace in grado di catturare efficacemente gli stati d’animo dei personaggi ed evitando di spettacolarizzare le atmosfere ricorrenti, non massimizzando la povertà e miseria ma esibendola per ciò che realmente è: assente perciò qualsiasi traccia di retorica populista e di compiacimenti a buon mercato. Pier Paolo Pasolini si limita a narrare le gesta di un pover’uomo, incanalando le sue gesta in una sorta di “parabola laica”. “Accattone” troverà la redenzione soltanto dopo un tragico epilogo: finalmente una sospirata felicità dopo una vita vissuta costantemente sull’orlo del baratro. Encomiabile l’uso della musica sacra di Johann Sebastian Bach che contribuisce ad infondere maggiormente un clima epico all’intera storia.Marco Sorrentino

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