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Alpha Dog

Foto Alpha Dog Film, Serial, Recensione, Cinema

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Resoconto di un celebre fatto di cronaca che coinvolse alcuni losangelini bene di Hollywood. Johnny Truelove fa rapire dai suoi scagnozzi il fratello più giovane di Jake Mazursky, che gli deve dei soldi, fino a che le cose non si complicano e tutto va in tragedia.

Titolo originale
RegiaNick Cassavetes
CastEmile Hirsh, Harry Dean Stanton, Justin Timberlake, Anton Yelchin, Bruce Willis, Sharon Stone, Shawn Hatosy
GenereDrammatico
Anno2006
Durata122 min versione integrale
ProdUSA
ProduzioneSidney Kimmel Entertainment,Alpha Dog LLC
DistribuzioneUniversal
Sitoweb

Recensioni (1)

scapigliato Film Cinema
scapigliato
7.5

La tristezza di un fatto di cronaca, oggi ormai celebre, è riportata tale e quale sulla pellicola impressionata da Nick Cassavetes, di cotanto padre. L’alpha dog del titolo è il capobranco delle gang losangeline, ed è impressionante come quel nano a cui voglio tanto bene, Emile Hirsch, riesca ad essere un gigante e a divorarsi come un leone famelico tutto l’intero e vario cast. Da Justin Timberlake, il personaggio che siamo lì per lì per amare ma che poi ci delude (oltre l’attore che non è proprio tale), a Shawn Hatosy, lo “slave” del gruppo, sadomasochista e altro, fanatico di chi lo umilia e di chi lo maltratta, fino al Bruce Willis e alla Sharon Stone ispirati che hanno infarcito di sè il film. Ma Emile Hirsh resta lo spiazzante interprete di una No-Generation incredibile, quella Mid che comprende i nati dalla fine dei ’70 alla metà degli ’80, e che nulla chiedono al gossip e nulla allo star system: sono solo volti, segni, corpi, oggetti. E qui, l’oggettistica si spreca. “Alpha Dog”, ovvero il “cinema fisicato” alla “Fight Club”, prende la strada del docudrama, forse il cognome è troppo ingombrante, ma alla fine il prodotto “altro” di Cassavetes Jr. è freddo e staccato e non preme il dito sul lato dolente della storia: l’uomo. Come dice bene Gervasini “manca quel briciolo di epica capace di trasformare i personaggi in figure tragiche, memorabili”. La via è quella giusta, ma il risultato finale non è quello atteso. Anche per una serie di difetti evidenti. Dapprima l’esagerata recitazione di mezzo cast. Se Emile Hirsh è grande nella sua sobrietà, sia Timberlake che Hatosy e soprattutto Foster, sono esagerati e patetici. Se la cava meglio il giovane ragazzino rapito, poi vittima inutile di un gioco noioso, col volto di Anton Yelchin, che come è lui stesso spiazzato dagli eventi ci spiazza anche a noi, ulteriormente. Un applauso alla scelta del variegato cast, dove tra tutti c’è un amorevole Harry Dean Stanton che ruba il fiato (maledetto Sam Peckinpah!!), e poi la bellissima Amanda Seyfried, ma la direzione resta impiastrata da lontano. Non è male questo approccio, ma si poteva fare diversamente. Cmunque, giusto per chi non lo conosce Harry Dean Stanton ha attraversato tutto il più bel cinema americano da’ 60 ad oggi. Mauro Fradegradi

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