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American Gigolò

Foto American Gigolò Film, Serial, Recensione, Cinema

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Julian Kaye (Richard Gere) è un gigolò che lavora per gente che organizza incontri di lavoro. Julian incontra per caso Michelle Stratton (Lauren Hutton), moglie di un senatore, ed i due si innamorano. Leon (Bill Duke), uno degli organizzatori, procura un incotro con della gente depravata, i Rheiman. Nel frattempo La signora Rheiman viene trovata uccisa in modo cruento e Julian, primo fra gli indagati, viene arrestato con l'accusa di omicidio. Abbandonato da tutti, capisce di essere oggetto delle macchinazioni del senatore Stratton. Incapace di difendersi, incontra direttamente il senatore...

Titolo originale
RegiaPaul Schrader
CastRichard Gere, Lauren Hutton, Hector Helizondo, Bill Duke
GenereDrammatico
Anno1980
Durata117' / 1980
ProdU.S.A.
ProduzioneJerry Bruckheimer
DistribuzioneParamount Pictures
Sitoweb

Recensioni (2)

Ugo80 Film Cinema
Ugo80
7

Uno sfondo nero, una scritta dai caratteri Hollywoodiani, un suono di synth che si insinua fra le scritte fino al primo piano di un'auto che sfreccia in velocità con la musica di Call me. Un entrata in scena divenuta col tempo molto famosa; si racconta che chiunque all'epoca avesse provato ad imitarla. Un Richard Gere al top della sua forma fisica per la gioia delle sue ammiratrici interpreta Julian Kaye, di mestiere gigolò. Attraverso i contatti fra i suoi due agenti, una donna senza scrupoli che gli ha insegnato i trucchi del mestiere ed un omosessuale nero di nome Leon altrettanto cinico e depravato, frequenta e soddisfa signore dell'alta società, sia giovani che anziane. Il protagonista ci viene descritto come un uomo dall'aspetto invidiabile e sicuro di sè, in una maniera del tutto sfacciata per come riesce ad accalappiare le sue prede. Inoltre è anche intelligente e a sua insaputa invidiato da tutti. Questa caratteristica di sicurezza verrà compromessa nel momento in cui si viene a trovare invischiato nell'affare Rheiman. Quello che doveva essere un lavoro come tutti gli altri si trasforma in un incubo. Già scioccato dalla proposta di Rheiman ai danni della moglie sottomessa, si viene a sapere successivamente che la moglie è stata uccisa e l'indiziato numero uno è proprio lui. Per sua fortuna incontra casualmente la moglie di un certo senatore Stratton. La donna infatuata dell'uomo cercherà di aiutarlo mandando a rotoli il suo matrimonio. Ed è proprio la situazione che gli si è parata davanti, l'abbandono delle persone che prima lo avevano protetto a far perdere quell'atteggiamento così pieno di sè e sfacciato facendo emergere per la prima volta un personaggio più drammatico e fragile. In poche parole un personaggio umano. Questo a mio avviso è uno dei pregi del film e Richard Gere in questa sua interpretazione una volta tanto mi sta quasi simpatico. Ma dopottutto il film ostenta una certa mondanità. Il suo essere a tutti i costi modaiolo e commerciale con un certo compiacimento di sè, più incentrato su gli aspetti sentimentali, farebbero pensare ad un film romantico. Ed è proprio qui che casca l'asino invece. Il protagonista alla fine accetta di innamorarsi, forse per la prima volta, in un finale decisamente scontato.

backstreet70 Film Cinema
backstreet70
9

Schrader con Taxi Driver (di cui era lo sceneggiatore) aveva tastato il polso degli U.S.A. post-vietnam con una storia precisa e diretta. In American Gigolò, come regista, legge gli U.S.A. degli anni '80. Questo film è un quadro perfetto di cosa gli anni '80 sarebbero stati nei valori, nei consumi, nella musica... Gere ben rappresenta il prototipo della bellezza perfetta ed astratta, e diventa il corpo-attore che gli anni di Regan pretendono: una bellissima figura, una macchina di piacere, che tutti vogliono, che tutti a pagamento possono avere e che tutti sono pronti a lasciare quando non serve più, una rotella di cui il sistema non ha più bisogno. Il sesso e il piacere cadono nel perverso, ma il perverso è nascosto dietro luci al neon, vestiti firmati, auto di lusso e tanti dollari. L'uso dei colori e della luce devono aver avuto particolari attenzioni da parte della regia di Schrader, con i tagli d'ombra orizzontali delle veneziane ha influenzato l'intero decennio. Non sono particolari, sono la base di un intero decennio in cui l'occidente ha subito il più grande mutamento culturale del secolo, in cui si è passati dalla società di produzione alla società di consumo. La storia d'amore può essere considerata banale ma è sicuramente sincera nel suo messaggio solo apparentemente ipocrita:l'amore è sopra tutto. Questo film è un capolavoro. Paolo Iglina

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