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Bobby

Foto Bobby Film, Serial, Recensione, Cinema

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Gli eventi della tragica notte del 1968 in cui Robert F. Kennedy venne assassinato. Tra i saloni e i corridoi dell'Hotel Ambassador di Los Angeles si intrecciano le vite di 22 distinti personaggi, uomini e donne ordinari, perlopiù lontani dai riflettori della politica e tuttavia testimoni diretti di un momento storico di grande drammaticità. Sullo sfondo di queste vite il carisma e la fine di Bob Kennedy, primo attore di un'epoca caratterizzata da idealismi e temi irrisolti ed attuali come guerra, razzismo, sessismo e discriminazione...

Titolo originale
RegiaEmilio Estevez
CastAnthony Hopkins, Helen Hunt, Nick Cannon, Emilio Estevez, Colin Ferguson, Demi Moore, Freddy Rodriguez, Sharon Stone, Elijah Wood, Michael Bowen, Laurence Fishburne, Ashton Kutcher, Heather Graham, Jacob Vargas, Martin Sheen, Gus Lynch, John Lavachielli, David Krumholtz, Harry Belafonte, Lindsay Lohan, Christian Slater, Joshua Jackson, Shia LaBeouf, William H. Macy
GenereDrammatico
Anno2006
Durata114' / 19 Gennaio 2007
ProdU.S.A.
ProduzioneBold Films
Distribuzione01 distribution
Sitowebwww.bobby-the-movie.com

Recensioni (2)

Superficie 213 Film Cinema
Superficie 213
7.5

milio Estevez dopo il buon RATED X girato per la tv qualche annetto addietro,fa' il giro del mondo con questo suo chiacchieratissimo BoBBY,arrivando persino a Venezia ed ad un pelo dagli Oscar. Estevez e' un attore che ha avuto discreta fama negli '80 - Young Guns,Breakfast Club tra i suoi piu' famosi.. - e che gia' accenno' una svolta da regista nei primissimi '90 col medio IL GIALLO DEL BIDONE GIALLO,che lo fece pero' subito tornare a recitare visto anche lo scarsissimo successo di pubblico,oltre che di critica. Figlio anche lui come Charlie Sheen di Martin Sheen,dopo un po' di silenzio scrive e dirige questo film in modo classicamente americano,nel bene e nel male che ne conseguono. Indubbiamente la sua regia e' davvero ottima,pulita,lucida senza tentennamenti ed offre alcuni piani davveri intensi ed alcune sequenze emozionanti e a tratti esaltanti. Anche la fotografia e' di quelle che lasciano il segno per classe e semplicita' ,cosi' come la bellissima colonna sonora. Che dire poi di un cast alla star che comprende il sovracitato Martin Sheen,Helen Hunt,Demi Moore,Lindsay Lohan,Lawrence Fshburne,lo stesso Estevex,Anthony Hopkins,Elijah Wood,Sharon Stone,Christian Slater,Henry Belafonte,Heather Graham,Ashton Kutcher? Che incredibilmente ognuno di loro lavora in modo assolutamente buono,senza eccessi di giogioneria . Un film sentito,quindi che raccontando la storia di una moltitudine di personaggi - si va da una coppia di amici che fanno il loro primo acido,al direttore dell'albergo e la sua amante centralinista,dalla moglie dello stesso direttore e della sua forza ad una cantante sul viale del tramonto e suo marito,dalla coppia di sposini a quella dei lavoratori extracomunitari della cucina ...impossibile raccontarele tutte! - lavora sulla storia dell'America e di come la sua stessa storia si ripeta - molti sono i confronti che Estevez fa tra lo ieri e l'oggi -. In conlcusione un film che funziona bene e che ha di negativo l'approccio forse troppo standardizzato - molti hanno scomodato Altman,ed a ragione,ma il pur bravo Estevez non ha l'incredibile lucidita' ed il suo distacco\amore per cio' che racconta - del modello del cinema corale statunitense. Federico Frusciante

Michael Vronsky Film Cinema
Michael Vronsky
8

Bobby ossia l’utopia della realtà. L’America nel 1968 potenzialmente indebolita, distrutta, annichilita dalla devastante guerra del Vietnam che stava inesorabilmente mietendo decine di migliaia di vite gettate allo sbaraglio, implacabilmente perdute. Il senatore Robert F. Kennedy, candidato alla presidenza, rappresentava per il popolo l’ultimo barlume di speranza a cui fare affidamento, una spalla per tutti i bisognosi che intravedevano in lui un epocale cambiamento, una precisa strada da proseguire con la massima fermezza, un percorso già bruscamente interrotto in passato con l’uccisione del fratello John in quella dannata mattinata di Dallas di cinque anni fa e con la più recente morte di Martin Luther King. Robert Kennedy era agli occhi degli americani l’ultimo punto di riferimento a cui fare appoggio. Il film di Emilio Estevez è una gradevolissima sorpresa. Narra la storia di ventidue persone accidentalmente riuniti nello stesso hotel, l’Ambassador di Los Angeles, quel 6 giugno, il giorno in cui Robert Kennedy venne brutalmente ucciso. Con bravura Estevez elude qualsiasi compiacimento, evita i facili didascalismi, sfugge alla retorica e rifiuta un’impostazione agiografica e calligrafica della vicenda. Bensì illustra le varie esistenze dei personaggi coinvolti facendo affidamento ad una struttura mosaica di racconto, che immancabilmente richiama allo stile ALTMANiano: ma talvolta mostra segni evidenti di squilibrio, giustificate imperfezioni che inequivocabilmente influiscono sull’opera, ma non ne deteriorano il risultato finale. Autoriali intenzioni che sorprendono e coinvolgono: scorgiamo le esistenze di questa gente alle prese con i propri problemi, le crisi esistenziali di uomini e donne, i paradossi, le contraddizioni che rispecchiano una società, una generazione, un’epoca. Estevez dipinge un bellissimo affresco corale sincero, onesto e commovente, illustra ventidue differenti vite che il destino ha voluto riunite in occasione di un tragico e indimenticabile avvenimento. Ventidue esistenze di uomini e donne che assistono inermi alla dissoluzione dei propri ideali, bruscamente interrotti da un colpo di pistola che ci risveglia e ci riconduce tristemente alla realtà, ricordandoci che i sogni si infrangono al mattino. La narrazione non è priva di difetti come già detto in precedenza, alcuni passaggi appaiono superficiali e poco approfonditi, ma in linea di massima si può largamente affermare che Bobby si è dimostrata una delle pellicole più toccanti e belle della passata stagione, un energico puzzle da tener in considerazione e che mostra il decadentismo di una nazione reazionaria chiusa nel suo torpore, smarrita, irrecuperabile, incapace di perseverare qualsiasi integrità morale. Robert Kennedy non viene mai inquadrato se non di spalle e la sua immagine compare soltanto nei filmati d’ archivio, nelle registrazioni televisive riguardanti le sue visite nelle zone disagiate del paese, i suoi comizi: Una scelta intelligente quella del regista che così facendo coglie nel cuore l’anima di un uomo, captando gli ideali, avvalorando così quei lungimiranti insegnamenti tuttora purtroppo inascoltati.Marco Sorrentino

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