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Collateral

Foto Collateral Film, Serial, Recensione, Cinema

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Los Angeles. Max (Jamie Foxx), un autista di taxi, viene ingaggiato da un misterioso passeggero, Vincent (Tom Cruise) perché lo porti in giro tutta la notte, in cambio di un lauto compenso. A sua insaputa è stato ingaggiato da un killer, un professionista con il compito di uccidere, nell'arco di una sola notte, cinque testimoni collegati ad una inchiesta su un gruppo di narcotrafficanti. Max diventerà involontariamente complice del killer, che lo costringe ad accompagnarlo nel suo giro di omicidi, e con il quale dovrà collaborare quando la situazione diventerà critica. Nel frattempo il detective Fanning (Mark Ruffalo) comincia a muoversi lungo le tracce lasciate da Vincent.

Titolo originale
RegiaMichael Mann
CastTom Cruise, Jamie Foxx, Jada Pinkett Smith, Mark Ruffalo, Peter Berg, Bruce McGill, Javier Bardem
GenereAzione
Anno2004
Durata119' / 15 Ottobre 2004
ProdU.S.A.
Produzione
Distribuzione
Sitowebcollateral-themovie.com

Recensioni (2)

Michael Vronsky Film Cinema
Michael Vronsky
9

Los Angeles. Un taxi. Intorno a loro, l’inconsistenza di una metropoli frenetica, livida, nottambula. Illuminata solo dai fari delle auto e dalle luci al neon. Una città che pullula di anime vaganti e inquiete, capace di cibarsi solamente di sé stessa. E’ il grande nulla quello raffigurato impietosamente da Michael Mann. Un superbo flusso di immagini e sensazioni che scorrono ininterrottamente, dirette con maestria da un abile narratore che sembra apparentemente ricalcare un genere ma in realtà per parlarci d’altro. “Collateral” non è un thriller. E’ un’opera esistenziale che scava in profondità facendo riemergere vecchie cicatrici in una società che insistentemente lotta per la sopravvivenza. E nella spasmodica frenesia di un mondo ipertecnologico e iperglobalizzato, schiavo del consumismo, l’ombra di un rapporto umano si fa sempre più lontana, la comunicabilità è un’utopia, è l’unica forma di contatto fisico è l’istantaneo scontrarsi: il solo mezzo di comunicazione fra gli uomini. Personaggi ben definiti e mai stereotipati. Vincent è un killer che uccide su commissione, un mastino ben addestrato che svolge il suo compito con precisione e freddezza senza mai perdere il controllo. Fa ciò nella massima tranquillità, esegue semplicemente il “suo lavoro” come spesso ripete durante la visione. Estremo e pericoloso, Vincent è l’emblema assoluto dell’uomo contemporaneo sottomesso agli ordini ai quali può solo obbedire senza fiatare, evitando di addentrarsi in rischiosi compromessi e quindi mantenendo rigorosamente l’anonimato. Capelli grigi, vestito idem, barba leggermente incolta, un “impiegato” qualunque: l’uomo comune che si mescola tra la massa, conseguentemente divenendo irriconoscibile. Il tassista Max invece è il classico sognatore e velleitario, afflitto da un’insoddisfazione esistenziale. Due figure antitetiche, due destini che si incrociano per caso, imprevedibilmente. Una lunga notte li accompagnerà e deciderà per sempre le loro vite. Anticonvenzionale e moderno (per non dire futurista) Michael Mann è attratto dal vorticoso svolgersi degli eventi e dall’elemento principe che rompe gli equilibri: il ribaltamento improvviso dei ruoli che pone vittima e carnefice sullo stesso piano, il riecheggiare di una primordialità che non lascia scampo a nessuno. Perché ci siamo dentro tutti, inesorabilmente: che importanza ha una singola vita in proporzione ad un gigantesco macrocosmo? Che si sia eroi o perdenti. Nella totale indifferenza di un mondo che gira alla velocità della luce, dove il livello di estraneità tra le persone è così alto, a chi interessa constatare tutto ciò? Esiste davvero una buona o una cattiva ragione per vivere o per morire? Grande capolavoro Mangiano, sottilmente metaforico e filosofico. Regia magnifica che si concede a preziosi virtuosismi, magistrale le interpretazioni dei due protagonisti: bravissimo Jamie Foxx ma eccezionale Tom Cruise, abilmente misurato, per la prima volta in un ruolo da cattivo. Notevole l’utilizzo di telecamere ad alta definizione, splendide le panoramiche dall’alto, ed almeno una sequenza, quella ambientata in discoteca, è legittimamente entrata di diritto nell’antologia cinematografica. Grande cinema d’autore, da vedere e da gustare a 360°.Marco Sorrentino

backstreet70 Film Cinema
backstreet70
9.5

John Cassavetes diceva: "se hai i personaggi, hai la storia", Collateral, forte di quest'affermazione, si regge su una struttura abbastanza classica (e solida), possiamo catalogare il suo tipo di racconto nella casella della "narrazione forte", da questo punto costruisce la forma del film con i personaggi. Ambientazione: Los Angeles. E' dai tempi di "Grand Canyon" di Lawrence Kasdan che questa città non veniva rappresentata in maniera così VERA sullo schermo, l'uso del digitale ci consente di vedere le luci della città così come sono, abbaglianti e avvolgenti, dall'alto l'occhio di Dio segue senza pietà il pellegrinare del taxi nella giungla d'asfalto del nuovo millennio. La scena più esemplificativa del film sta nei due coyote che attraversano la strada in Beverly Hills sotto gli occhi dei protagonisti, li guardano con affetto poichè in essi vedono loro stessi. Lupi randagi nella bellissima luce abbagliante della deserta e indifferente città degli angeli. Scontro del doppio: chi sono Cruise e Foxx, due facce della stessa medaglia? Precisi nel loro lavoro a livello maniacale, determinati a raggiungere uno scopo (anche se con tempi ben diversi) e capaci di improvvisare in maniera assai veloce, non allineati in una visione del mondo che non ammette patti, ne rese? Oppure due anime che si trovano a combattere per valori che nenache condividono e questa battagli è il danno Collaterale del film? Mann nel suo apparente classicismo con questo film segna i nuovi confini del cinema a venire, proprio in questo senso il suo uso del digitale ci dice in quest'opera molto di più del manifesto dei "Dogmatici" nord europei. A livello ludico ci offre anche una delle più belle scene d'azione degli ultimi anni, in una discoteca come sopra la città lo sguardo di Dio è indifferente. Paolo Iglina

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