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Decalogo 8

Foto Decalogo 8 Film, Serial, Recensione, Cinema

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Un'anziana docente di filosofia ascolta, a una sua lezione, il racconto di una giovane americana di origine polacca; la ragazza narra di come una donna cattolica, per non testimoniare il falso, abbia impedito a una piccola orfana ebrea di ricevere il battesimo che l'avrebbe sottratta ai tedeschi. Sono le due donne che ora si trovano di fronte.

Titolo originale
RegiaKrzysztof Kieslowski
CastMaria Koscialkowska, Teresa Marczewska, Tadeusz Lomnicki
GenereDrammatico
Anno1989
Durata56'
ProdPolonia/ Germania
ProduzioneSender Freies Berlin-1988
Distribuzione
Sitoweb

Recensioni (1)

Michael Vronsky Film Cinema
Michael Vronsky
8

Zofia, un’anziana professoressa universitaria, tiene una lezione incentrata su “L’inferno dell’etica”. C’è una ragazza che alza la mano e inizia a parlare. Racconta a parole sue, la storia di quel dottore assillato da una donna, che gli chiede in continuazione notizie sulle gravissime condizioni del marito all’ospedale: è incinta, ma dell’amante. Nel caso di una possibile guarigione dell’uomo sarà costretta ad abortire, invece se morirà porterà alla luce il bambino. Sulla base di questo racconto, incentrato sul dilemma esistenziale presente nel Decalogo 2, iniziano a scorrere le prime immagini di quest’ottavo capitolo della serie. Kieslowski palesemente si “auto-cita”. La professoressa non ha dubbi nell’affermare che la salvaguardia di un bimbo è di primaria importanza. In quel momento Elzbieta, elegante donna lì partecipe ad ascoltare, traduttrice americana dei libri di Zofia, chiede il permesso per raccontare una storia della quale è a conoscenza: quella di una bambina ebrea di sei anni che nel lontano ’43 durante la guerra, trova rifugio in una famiglia che però esige che la piccola sia sottoposta al rito battesimale. Due giovani sposi cattolici, si prendono il compito di fare da padrini, ma all’ultimo per scrupolosità religiosa rifiuteranno. Kieslowski dà vita a quello che si dimostra essere moralmente uno degli episodi più laceranti. La bambina in questione è la stessa Elzbieta, e la storia raccontata è la “sua” storia. E Zofia non è altro che la moglie che in quell’occasione assieme al marito disse di no . C’è un confronto tra le due donne che a distanza di tanti anni finalmente si materializza, in un crescendo di primissimi piani e sguardi profondi che scavano nell’anima e si impadroniscono della narrazione. Ci sono voluti oltre quarant’ anni affinché quest’incontro si realizzasse. Ma tutto ciò ha oramai perso qualsiasi valore. Elzbieta e Zofia non hanno più la forza di parlare, non ce ne è più bisogno. In ogni modo ogni accusa sarebbe vana, poiché il passato non si può cambiare e le singole scelte hanno ampiamente pesato sulle proprie vite. Servendosi di una fotografia abbastanza scura e di ambienti poco rassicuranti, Kieslowski dirige un apologo perfetto sull’umana coscienza e le ripercussioni che essa produce. Sotto accusa c’è quella legge morale che posta a non infrangere l’etica religiosa, vieta di dire falsa testimonianza pur se per un umanissimo e benefico scopo. Ed è una situazione abbastanza singolare che crea contrasto tra l’invocazione alla misericordia e l’impossibilità di attuarla. Le traumatiche conseguenze dovute alla vigorosa obbedienza ad un comandamento che, preso alla lettera, implica in maniera piuttosto lapidaria un forte malessere di coscienza ben più grosso di quello che può arrecare il semplice e altruista gesto di colui che infrange questa legge in nome di una giusta causa. Sulle note di dolenti riflessioni, vuoti da colmare, verità (s)velate, parole non dette, Kieslowski realizza una splendida opera fortemente coinvolgente che invita a riflettere su un argomento dall’estrema complessità, a seconda di individuali e differenti punti di vista.Marco Sorrentino

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