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Dio Li Crea... Io Li Ammazzo!

Foto Dio Li Crea... Io Li Ammazzo! Film, Serial, Recensione, Cinema

A Wells City viene chiamato un pistolero dandy, per indagare sui furti perpetrati alla banca e di cui si sospettano i nomi noti della città. Tra whisky, bella vita e belle donne, il tombeur de femmes risolverà il mistero.

Titolo originale
RegiaPaolo Bianchini
CastDean Reed, Peter Martell, Piero Lulli
GenereSpaghetti Western
Anno1968
Durata90 min.
ProdItalia
ProduzioneIIF
DistribuzioneFulvio Lucisano
Sitoweb

Recensioni (1)

scapigliato Film Cinema
scapigliato
6.5

Singolare film di Bianchini tutto girato a Tirrenia in un villaggio completamente nuovo e mai usato prima. Dico singolare perchè fin dall’inizio non risulta nei credits il protagonista inequivocabile che è Dean Reed, ma si parte subito con il nome di Peter Martell ovvero Pietro Martellanza. Singolare anche perchè la prima parte è davvero brutta, logorroica, verbosissima e tutta girata in interni quando si sa che il western è “esterno”, mentre tutto il secondo tempo è già più godibile perchè aumentano le idee visive come narrative e in più si dà largo spazio al carattere violento del film oltre che ad un maggior uso degli esterni. Siamo nel ’68, agli inizi del filone crudo e spietato che farà gran parlare di sé fino ad oggi, ma il film di Bianchini non fa suoi gli umori estetici del momento se non in poche circostanze, e il film risulta davvero un western brillante di matrice comica. Dean Reed poi, benchè gli vada il merito di essere americano dissidente e comunista, manifestante contro il Vietnam e attivista per i diritti civili, non è mai stato eccelso come attore né come questo Californiano né come il celebre Buckaroo dell’omonimo film. Il suo pistolero dandy è irritante, davvero. Fortuna ci sono Peter Martell e Piero Lulli. Il primo, nonostante sia un po’ troppo sopra le righe, riesce bene a dare corpo ad un personaggio bizzarro, tipico dello spagowestern più radicale; il secondo, anche se sprecato, è sempre un piacere vederlo fare la carogna: con la sua faccia di granito in primo piano non ha rivali. La storia è quella di questo pistolero prezzolato, detto il Californiano, che viene chiamato da un banchiere (Ivano Staccioli) per indagare su chi deruba i soldi della banca. I sospetti cadono sui nomi noti del paese, banchiere compreso, e compreso un suo azionista, tale può ben esserlo il personaggio di Peter Martell che si avvale della corruzione dello sceriffo Lulli. I primi 40 minuti insostenibili però passano alla svelta, ed ecco che dalla morte dello sceriffo in avanti il film si sbizzarrisce in trovate cruenti, come le torture di Martell ad uno dei suoi uomini (precedente alla morte dello sceriffo) e al messicano Job, appeso a testa in giù e bucherellato fino alla morte dalla lama retrattile nascosta nel bastone che Martell ha sempre con sè. Bastone da passeggio molto kitch che fa il paio con la trovata barocca di un nano perfido (non poi più di tanto) da cui il cattivo Don Luis de la Vega interpretato da Martell non si separa mai. Infine va sottolineata la davvero bella sequenza finale ambientata alla “Villa Mussolini” o “Villa Bianca” come preferisco io, o ancora la “Villa fazenda/encomienda” ormai celebre per il western italiano. Qui Reed è diverso, è piacevole. Martell, un po’ troppo in folle, non è male, ma esagera. Alla fine abbiamo l’impressione di aver visto un bel film, ma è un ricordo che si lega solo ad una manciata di scene, tra cui regna sovrana quella in cui Dean Reed spara ai cattivi girando loro in tondo con il suo cavallo. Mauro Fradegradi

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