Schede Film: 3308 | Schede Serial: 0 | Recensioni: 2373 | Iscritti: 34

Gomorra

Foto Gomorra Film, Serial, Recensione, Cinema

Fotogallery



Potere, soldi e sangue. In un mondo apparentemente lontano dalla realtà, ma ben radicato nella nostra terra, questi sono i “valori” con i quali gli abitanti della provincia di Caserta, tra Aversa e Casal di Principe, devono scontrarsi ogni giorno. Quasi sempre non puoi scegliere, quasi sempre sei costretto a obbedire alle regole del Sistema, la Camorra, e solo i più fortunati possono pensare di condurre una vita “normale”. Gomorra è un viaggio nel mondo affaristico e criminale della camorra...

Titolo originale
RegiaMatteo Garrone
CastToni Servillo, Gianfelice Imparato, Maria Nazionale, Salvatore Cantalupo, Gigio Morra, Salvatore Abruzzese, Marco Macor, Ciro Petrone, Carmine Paternoster
GenereDrammatico
Anno2008
Durata140' / 16 Maggio 2008
ProdItalia
ProduzioneFandango, Rai Cinema
Distribuzione01 Distribution
Sitoweb

Recensioni (4)

Superficie 213 Film Cinema
Superficie 213
8

Matteo Garrone e' uno dei pochi registi italiani che sa veramente usare il mezzo con passione e tecnica. Ogni suo film - piu' o meno riuscito - ha una notevole forza visiva ed una messa in scena sempre studiata e mai sciatta. Eppure prima di questo GOMORRA il pubblico aveva disertato ogni sua opera decretandone l'insuccesso ai botteghini. L'esordio TERRA DI MEZZO ,OSPITI ed il successivo ESTATE ROMANA seppur ben fatti sono state meteore viste da nessuno. Con L'IMBALSAMATORE invece ando' meglio al giovane regista,la critica si accorse del suo talento ed il pubblico finalmente lo premio' con un buon incasso. Il successo pero' duro' poco,visto che il successivo PIMO AMORE non ha lasciato alcun segno del suo passaggio. Garrone dopo quel flop si e' rimoboccato le maniche ed ha tirato fuori dal cilindro il film piu' discusso dell'anno,proprio questo GOMORRA tratto dall'opera letteraria di Saviano. Bisogna dire che cavare fuori un film dal difficile libro di Saviano era davvero dura,ma il regista romano seguendo la sua linea di pensiero nella messa in scena- fotografia molto noir,personaggi sempre ben pedinati,violenza esasperata ma mai volutamente ad effetto,recitazione sottotono e percio' realistica - ci e' risciuto benissimo. Le storie che s'intrecciano tra un personaggio e l'altro sono sempre narrativamente ben bilinaciate,la recitazione e' ottima e mai ecessiva e nel complesso a livello tecnico non si possono trovare errori di alcun tipo. Un film duro,che ha sconvolto molti benpensanti - che generalmente sono quelli che non "ciarlano£ ma che alla resa dei conti non vogliono cambiare un cazzo... -,che ha un montaggio eccelso,che in alcune scene ricorda il cinema del miglior Scorsese per forza e rispetto dello spettatore. Nel complesso quindi un film che racconta uno spaccato di "esistenze" tutto italico che fa rabbrividire ma anche riflettere sul perche' di una condizione umana cosi' bassa. In conclusione questa e' un 'opera importante,forte e che naturalmente e' stata osteggiata da tanti membri illustri dello Stato Italiano.Questo ne fa capire ancora di piu' l'importanza. Federico Frusciante

Michael Vronsky Film Cinema
Michael Vronsky
10

Non che le analogie con l’omonima città biblica siano improprie, tutt’altro. Matteo Garrone si improvvisa con estrema bravura un disincantato Virgilio dei nostri giorni che ci conduce con lo sguardo attento di chi sa attraverso i meandri dell’ Inferno, reso ancor più mostruoso dal fatto che raffigura una realtà così tangibile e ravvicinata quindi ancor più insostenibile. “Gomorra” è lo specchio deformante di un mondo alla deriva. “Gomorra” è il più atroce degli incubi. “Gomorra” è una creatura aliena proveniente da una lontanissima galassia che cade, mugola di dolore, scalpita, vive. Garrone utilizza il mezzo cinematografico come strumento esistenziale. Filosofico. Libro e film, due prodotti di mente diverse per logica e linguaggio, accomunati dal medesimo spirito di fondo. Due facce della stessa medaglia. Un’ombra triste e fatiscente accompagna la visione, un’ombra inquietante e letale: l’ombra della morte. Invisibile ma presente, un’entità malvagia che avvolge indistintamente. Ineluttabili conseguenze di una vigliacca guerra che non lascia altro che polvere e distruzione. Una guerra totalitaria ed implacabile. Garrone sfrutta una perfetta scelta di narrazione: frammenti di quotidianità camorristica, squarci di vita che scorrono inarrestabili alternandosi selvaggiamente. Il suo è un cinema in movimento, senza soluzione di continuità, ermetico e glaciale, distaccato da qualsiasi sentimentalismo eppur così carico di umanità da risultare persino straziante. Come strazianti sono i corpi senza vita esibiti con chirurgica meticolosità in un’ ottica quasi cronenberghiana: il corpo umano inteso come sofferenza fisica e spirituale. Film che non inizia “Gomorra”, ma prosegue, eludendo titoli di testa, per mezzo di una scrittura lenta e riflessiva applicata con bravura ed impreziosita da una tecnica registica apparentemente semplice in quanto esente da formalismi, che si rivela invece geniale e ben curata: stretto l’uso di obbiettivi a lunga focale e ravvicinati piani, aboliti i tradizionali campi/ controcampi, ricchi piani sequenza, campi lunghi e carrellate di altissimo valore cinematografico. E’ un macrocosmo di violenza e prevaricazione rassegnato oramai alla sua immutabilità. Le persone sono figurine, marionette che si aggirano senz’anima in un affresco post apocalittico sfoggiando con disinvoltura la propria (dis)umanità. C’è il tredicenne Totò, apprendista portaborse della camorra che sogna un ambizioso futuro in quell’ambiente. Ciro detto il “sottomarino”, si aggira con naturale indifferenza ed impeccabile professionalità nelle Vele di Scampia retribuendo le famiglie dei detenuti affiliati al suo clan e (in)volontariamente sarà testimone oculare di un attentato scissionista. Ordinaria routine la sua. Della serie “è un lavoro sporco ma qualcuno deve pur farlo”. Marco e Ciro, inseparabili amici abbandonati al triste sgretolarsi di un’innocenza perduta, amano Scarface al punto di identificarsi con l’icona: ma la vita non è un film. Ecco attuata la demistificazione di un universo metacinematografico, dei falsi miti e delle fuorvianti ideologie. Due cattivi ragazzi talmente imprigionati con caparbietà nel loro bieco mondo, ma che malgrado tutto inteneriscono. Pasquale, bravissimo e abile sarto, lavora in nero ed è “gratificato” dal fatto che un losco cinese gli propone di insegnare il mestiere ad un gruppo di suoi connazionali. Lui accetta con soddisfazione, subendo però inevitabilmente l’ira della camorra stessa che lo “punisce” degradandolo a ruolo di camionista. E Pasquale, in una sequenza profondamente introspettiva, scoprirà che una fra le sue più fantastiche creazioni, è stata indossata nientemeno che da una bellissima attrice americana. Moralmente afflitto, continuerà per la sua strada cercando solo di (soprav) vivere. Infine Franco ( un bravissimo Toni Servillo, unico attore professionista in un cast di eccezionali esordienti) mefistofelico ed elegante “riciclatore di rifiuti”, portatore sano in un mondo infetto, implacabile fautore di un’etica che uccide l’etica. Si fa aiutare dal neolaureato Roberto, classico ragazzetto timido ed impacciato alle prime armi in quell’ambiente. Impressionante la sequenza in cui Franco intrattiene un colloquio con un imprenditore del nord distinto e raffinato, riuniti ad un tavolo come fossero indaffarati a trattare una normalissima e quieta transazione finanziaria, orgogliosamente consapevoli di un’irreparabile disfacimento che conseguirà quell’ importante “transazione”, lui, il settentrionale, è preoccupato “soltanto” dall’efficienza del lavoro da eseguire: la sua parola d’ordine è “clean”, come dicono negli Stati Uniti. Agghiacciante nel raffigurare la normalità del male in queste storie di ordinaria violenza che implorano soltanto di restare tali, intriso di una massiccia violenza fisica e verbale, inerente e mai inopportuna, “Gomorra” si rivela una voce fuori campo all’interno del contesto culturale itali(ota)ano, di conseguenza quindi inclassificabile. Capolavoro espressionista, un film testamentario, imprescindibile, paradigmatico.Marco Sorrentino

backstreet70 Film Cinema
backstreet70
8.5

Paesaggi. Sono i paesaggi (escludendo il breve incipt iniziale) i primi protagonisti del film di Garrone. Il paesaggio delle vele di Scampia dove gli uomini sembrano formiche (e come loro si comportano, un formicaio di operaie impazzite), o paesaggi desolati dove dalla terra vediamo spuntare Franco, lui dalla terra viene e la terra non la rispetta (infatti la infetta con tonnellate di rifiuti tossici di ogni tipo). I paesaggi sono i veri personaggi del film di Garrone, ma non sono pura scenografia; come nel bellissimo "L'imbalsamatore" i paesaggi sono portari di messaggi, raffigurano l'animo dei personaggi che li popolano, e se là il film finiva alle rive nebbiose del Po (che nascondevano segreti) qui il film mostra desolazione e distruzione. Non a caso spesso le riprese di Garrone partono dal volto dei personaggi per allargarsi ad incastonare lo stesso nell'ambiente circostante, non vi è scampo, per quanto facciano sono sempre immobili nei loro luoghi. Non ha intenti sociologici, né didattici, Gomorra non è un documentario e non parlate neppure di neorealismo, la sua struttura ricorda "America oggi" di Altman ma il suo stile, il suo linguaggio è vicino all'iper-realismo pasoliniano, come per Pierpaolo lo sguardo segue i personaggi in un peregrinare continuo alla ricerca di un qualcosa che non troveranno mai, sono troppi i peccati per chiedere il perdono di Cristo vi è solo la morte. Basti pensare alla storia di Marco e Ciro dove tra schizzi di metacinema (Scarface di De Palma) conosciamo due menti che la società e la vita hanno reso amorali e le cui scelte sono prive di qualsiasi prospettiva, imbracciano fucili per mostrare (a chi poi?) la loro mascolinità, compiono gesti in un misto di noia ed incoscienza e non rispettano l'autorità, la loro fine sarà anche quella del film in mezzo ad una spiaggia triste e desolata. Quello di Garrone è un film politico che si conficca nella grande tradizione italiana, quella di Petri per intenderci, e come i maestri dimostra di saper trattare il testo filmico come pochi oggi, dal suo inizio con la stesura (a dodici mani) di una sceneggiatura che è pura materia pulsante, alle riprese che mostrano una padronanza del mezzo invidiabile, sino al montaggio che deve aver impegnato non poco. Gomorra è un punto di partenza, d'ora in poi chiunque voglia trattare un testo sulla camorra dovrà fare i conti con questo film. Paolo Iglina

gabriargento Film Cinema
gabriargento
9

Due ragazzi, con addosso solo mutande e scarpe, sono in spiaggia; attorno a loro il vuoto, di fronte a loro solo l’acqua. Marco e Ciro prendono delle armi, rubate in precedenza: pistole, mitraglie, addirittura kalashnikov. Sparano urlando, sentendosi forti e padroni del mondo. Il potere che hanno in mano consente addirittura, con un colpo solo, di far esplodere una barca. Come Al Pacino in Scarface, ora anche Miami potrà essere ai loro piedi: basta fare la guerra. La loro è solo una delle cinque, sconvolgenti storie che fanno parte di Gomorra, il nuovo film di Matteo Garrone, in corsa per la Palma d’Oro all’ultimo Festival di Cannes. Cinque storie di ordinaria follia, tratte dal best seller di Roberto Saviano, che ha avuto il coraggio di mettere su carta le atroci verità sulla camorra nel quartiere napoletano di Scampia. Una guerra che viene descritta nella sua normalità più agghiacciante: c’è chi ogni giorno paga le famiglie dei detenuti del clan a cui appartiene, c’è chi smaltisce i rifiuti tossici del Nord portandoli a Napoli, c’è chi lavora come sarto e rischia la pelle per aver “venduto” le sue lezioni alla concorrenza cinese. E poi ci sono i giovani: oltre a Marco e Ciro, anche Totò, che dopo una prova a suon di pallottole entra nel giro già a 13 anni… Bastano cinque storie per rendere l’idea di quella grande “industria” che parte dalla gente più normale ed arriva a condizionare sovrastrutture mondiali? L’interrogativo alla lunga sembra anche inutile. Gomorra di Garrone non è Gomorra di Saviano: non poteva esserlo sin dall’inizio, perché l’aver semplicemente trasportato su pellicola quelle pagine sarebbe stata una mossa suicida. La scelta degli sceneggiatori (sei in tutto, tra cui sia Garrone che Saviano) sembra perfetta per raccontare con occhio limpido una realtà che se si vede passa sempre troppo inosservata. Il film è abilmente costruito con una tecnica che abbandona i barocchismi e si adatta alle storie che racconta: gli abbondanti primi piani, che lasciano fuori fuoco personaggi e paesaggi che stanno dietro per concentrarsi sulle espressioni dei protagonisti, i campi lunghi che contribuiscono a creare inquadrature perfette per far vedere le desolanti ambientazioni, sono solo necessari e mai fuori luogo. Altra scelta perfetta è quella di aver lasciato gli attori parlare nel loro dialetto, e quindi sottotitolarli, per rendere ancora di più la vita di persone che ogni giorno si scontrano con la morte e col sangue, che macchia soldi e anime forse un tempo innocenti. E la tensione, soprattutto nella seconda parte, è a tratti quasi insostenibile. Le didascalie finali sono solo l’ultimo pugno nello stomaco verso lo spettatore, dopo un finale che non lascia più speranze. Se il film si apre con la morte, non può far altro che richiudersi nuovamente con la morte: a Scampia, la legge è ancora dettata da loro, che continueranno a spargere cadaveri come se fosse la normalità. A meno che non si decida di voltare le spalle al marcio, come decide di fare Roberto dopo aver affrontato Franco (un sempre ottimo Servillo): la sua ultima scena è uno dei pochi bagliori di speranza in un film cupissimo, amaro e terribile.

Commenti (0)

Nessun commento

Vota questo FILM

"GRAN BEL FILM"

Gradimento

Media

8.3

Votanti

5

Per votare devi accedere nel KavusClub!

FILM IN EVIDENZA


HORROR ZONE

a cura di Federico Frusciante
Clicca qui per entrare nella sezione HorrorZone

CLASSIFICA TOP

I 3 migliori film di sempre secondo il KavusClub
Clicca qui per la classifica generale

CLASSIFICA FLOP

I 3 peggiori film di sempre secondo il KavusClub
Clicca qui per la classifica generale