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Hostel

Foto Hostel  Film, Serial, Recensione, Cinema

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Paxton e Josh sono due amici americani, compagni di college, che esplorano l'Europa con gli zaini in spalla, insieme al nuovo amico Oli, un islandese incontrato lungo la strada. Arrivati nell'insolito ostello della gioventù di una sperduta città slovacca, frequentato da donne dell'Est europeo tanto pericolose quanto incantevoli, i due amici si abbandonano alle lusinghe di due splendide ragazze, Natalya e Svetlana. Presto i due americani, però, si trovano coinvolti in una situazione sempre più minacciosa quanto complessa...

Titolo originale
RegiaEli Roth
CastJay Hernandez, Eythor Gudjonsson, Barbara Nedeljakova, Rick Hoffman, Jana Kaderabkova, Derek Richardson.
GenereHorror
Anno2005
Durata95 '
ProdU.S.A.
Produzione
Distribuzione
Sitoweb

Recensioni (4)

alexfilm02 Film Cinema
alexfilm02
7

Di Eli Roth avevo già visto Cabin Fever, che mi aveva decisamente deluso. Ma spinto dalla curiosità e dalla pubblicità che il nome di Tarantino dava al film, mi sono convinto ad andare a vederlo... E sono rimasto spiazzato. Prima di tutto perchè il film è diviso in due. Una parte più "sexy" e lenta, la prima, ed una più di azione e veloce, la seconda. Non ho visto eccessivo uso dello splatter, anche se effettivamente certe scene possono "schifare" o arrivare a dare anche fastidio.. E proprio come è diviso in due l'evolvere del film, due sono e città che fanno da sfondo al film: Amsterdam ed una sperduta (e pericolosa) città Slovacca. Protagonisti: due ragazzi americani ed un islandese, in un viaggio "d'avventura" in Europa. Bene, per il film vi "divertirete" ad osservare macabre torture (sinceramente i dettagli spesso vengono celati all'ultimo secondo dal regista), strazianti urla e le facce terrorizzate e sofferenti dei malcapitati. Sono stato preso dall'evolvere del film, più il film proseguiva, più venivo preso dalle vicende, più tifavo per il protagonista (nella sequenza finale mi sono esaltato!!!). E' un crescendo di emozioni, di velocità, e anche di violenza e scene Horror (splatter), ma non sono mai stato disturbato da questo. Insomma, per quel che mi riguarda, un deciso pollice alzato! ;)

Superficie 213 Film Cinema
Superficie 213
7.5

Difficile e con varie possibilita' di lettura questo horror "fisico" del promettente Roth - suo il ben fatto CABIN FEVER prodotto da Lynch - che gira una storia di morte e follia senza avere - come invece era successo nel suo film precedente - una vena ironica marcata. Tarantino produce,ma nonostante qualche strizzata d'occhio - PULP FICTION trasmesso in tv mentre i ragazzi arrivano nell'ostello - di tarantiniano nella pellicola c'e' davvero poco. I due protagonisti sono i classici bellocci yankee che girano l'Europa in cerca di donne facili - non a caso l'islandese che si unisce nel loro vagare e' ben piu' simpatico anche nel suo cercare la scopata - e sono ben interpretati da due attori a me sconosciuti,che hanno dalla loro buon mestiere ed una discreta presenza scenica. La fotografia e' di ottimo livello,con alcune sequenze che hanno un tocco impressionista che fa gia' intuire il talento del giovanissimo regista,la messa in scena e' davvero buona,con rimandi alla rappresentazione dell'estetica nazifascista per quanto riguarda il covo della tortura e con ovvi riferimenti ai classici del genere nella struttura portante del soggetto. Tutta le prima parte del film gioca sulla poca simpatia del duo di studenti e sulla visione unilaterale di un Europa "antica"- ma mai da cartolina - e mai rassicurante - tutti odiano gli americani in questa pellcola - cosa che cozza con la serie di dialoghi da "commedia da college" molto divertenti e realistici. Questa doppia visione e' in realta' la cosa migliore di tutto il primo tempo che non regala ne' torture ne' cattiverie ma che gia' fa prospettare una fine poco gloriosa dei nostri protagonisti - ottimo lavoro in questo contesto lo svolge la musica,sempre interna all'opera e davvero buona quando deve creare l'atmosfera ,diciamo cosi', "thriller" -. Nel secondo tempo tutto espolde,con varie sevize a - praticamente - tutti i protagonisti del film e con una visione dell'insieme che vira nettamente verso il realismo adottando le migliori soluzioni di sceneggiatura - pochissime riprese "rivelatrici" e due parole tra uno degli americani che sta scappando ed un tizio che sta per torturare una giovane giapponese - senza mai eccedere in didascalismo o retorica. Nel finale poi alcue scelte di Roth - che vito di scrivere per non rovinare il film a chi non l'ha visto - lasciano lo spettatore con varie possibilita' di interpretazione e lettura che fanno a volte rabbrividire per la loro cattiveria e per la loro ambiguita' di vedute. Insomma,una pellicola che definire splatter o horror - nella loro accezione piu'comune - e' sbagliato,qui c'e' molto di piu',una visione pessimista del mondo,delle persone - basta vedere come reagisce il "buon" americano nel finale - e della nostra societa',che tende a nascondere gli orrori per filtrarli e farli diventare quasi normali. Una pellicola politica - non ambigua ma sicuramente e volutamente scorretta - ,importante e da non trascurare. Federico Frusciante

backstreet70 Film Cinema
backstreet70
6

Prima opera (cabin fever) prodotta da Lynch, ora la produzione è di Tarantino...questo tizio deve proprio essere simpatico (o in gamba). Il marketing pubblicitario è stato sicuramente efficace, "Hostel" promette violenza e sangue a go-go ma ne mantiene la metà (ad esser generosi). Sezione splatter: se questa roba è insostenibile allora "Society" di Yuzna o "Gli schizzacervelli" di Jackson cosa sono? Sul campo della violenza era assai più disturbante quella di un "Seven" o di un "Old boy". Pure "Cabin fever" era più splatter di questo. Da buttare nel cestino? No, il film tutto sommato non è malvagio, offre una critica sociale-politica comunque pungente; ma più che le torture a guantamano qui il dito è puntato al mercato del sesso e delle violenze a pagamento nei paesi in via di "occidentalizzazione" (e la Slovacchia è assai più credibile degli U.S.A. dal punto di vista realistico e scenografico), alcune puntate polemiche sulle baby-gang e sulla corruzione nelle forze dell'ordine e il ritratto del mostro con tanto di foto della pargoletta che viene ad essere il personaggio veramente più disturbante del film. La prima mezz'ora è un insieme di sesso e situazioni alla teenager movie anni '80 (genere a cui il film si rifà completamente come già faceva "Cabin fever"), e amanca la sottile ironia del precedente lavoro ma il tutto si concretizza in un onesto b-movie che in tempi di mediocri pellicole tipo "Saw" e "The grudge" è una manna dal cielo. Paolo Iglina

scapigliato Film Cinema
scapigliato
6.5

C’è chi paga per uccidere, in qualche parte sperduta e povera della Slovacchia. C’è chi non paga nulla invece, per uccidere in guerra. Il film di Eli Roth, che non è nulla di nuovo sul panorama horror recente, tenta due strade ambiziose fermandosi davanti alla profondità di tali contenuti. In primo luogo, anche grazie ad una campagna pubblicitaria superiore a quello che è il film, il regista non nasconde che il vero orrore è questa sporca guerra e chi la fa, e non il cinema horror. Riflessione sterile se il citato cinema horror non approfondisce con autorialità la questione. In secondo luogo gioca con il vouyerismo più semplice e per nulla morboso. C’è però una battuta nel film che ne è la sua chiave di lettura: “Ho fatto tanti soldi con te. Tu sei la mia puttana”. Nella diegesi è in bocca a una delle due addescatrici dei “mostri” slovacchi, mentre a fine film è direttamente indirizzata all’ignaro spettatore che si sente così una puttana, per aver pagato per vedere un film dove si sezionava e uccideva pagando. Un gioco di riflessi, anche polemico, che ci sta dentro nella dialettica sul genere, ma che non trova in Eli Roth l’autore dallo sguardo giusto e dal linguaggio cinematografico accattivante. Tutto infatti scorre lineare, senza colpi di scena eclatanti, senza una vera e propria tensione crescente, senza climax davvero forti, senza perturbare e inquietare. Tutto rimane ad un primo livello di fruizione del film, non ci è permesso scavare oltre. In più, la parte puramente horribilis, che non è poi così forte e non giustifica l’esagerato battage pubblicitario, è circoscritta ad una zona spuria come la fine e l’inizio del primo tempo. Per il resto il film si risolve in un lungo incipit tipico del genere, e ne è la sua parte migliore, più fresca e diretta. E si chiude come fugitive-movie senza trobbi sobbalzi. Ultima considerazione: il ribaltamento delle prospettive. In quasi tutti i film che vediamo alla fine il buono uccide il cattivo colpevole di avergli ucciso persone care. Non è una novità. Ed è così che ci appare il finale di “Hostel”, un po’ appiccicaticcio, che non ha nulla a che vedere con il dittico iniziale di Wes Craven. Il papà di Freddy infatti, con i suoi due seminali rape&revenge-movie, “L’Ultima Casa a Sinista” e “Le Colline Hanno gli Occhi”, aveva reso benissimo la sottile linea che divide (o forse no?) la violenza giusta e quella sbagliata. Eli Roth invece non ha lo sguardo e il linguaggio per farlo. Nonostante questo il film è un bel meccanismo narrativo e ben oleato. Non è paragonabile a “La Casa dei 1000 Corpi” che per ora rimane il più bel horror degli ultimi dieci anni insieme ai due “Jeepers Creepers”, ma sicuramente “Hostel” è un piacere poterlo vedere al posto di fantasmi, presenze malvagie dei tanti horror con gli occhi a mandorla. É un gran bello slasher che diverte, senza ferire. Mauro Fradegradi

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