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Hostel part 2

Foto Hostel part 2 Film, Serial, Recensione, Cinema

Tre studentesse americane si trovano a trascorrere un fine settimana al seguito di una modella conosciuta nella scuola d’arte che frequentano, a Roma. Il fine settimana è in Slovacchia e l’albergo è l’ostello più famoso del centro Europa, da quando Eli Roth, regista di indubbio talento, ci ha aperto le porte della fabbrica abbandonata che funge da mattatoio per ricchi…

Titolo originale
RegiaEli Roth
CastLauren German, Roger Bart, Heather Matarazzo, Bijou Phillips, Richard Burgi, Vera Jordanova
GenereHorror
Anno2007
Durata93 min.
ProdUsa
Produzione
Distribuzione
Sitoweb

Recensioni (3)

alexfilm02 Film Cinema
alexfilm02
7

Personalmente ho trovato brutto Cabin Fever per quanto ho trovato carino il primo Hostel (e per quanto ho trovato Turistas una copia di Hostel, magari pure un pò censurato, ma questo è un altro discorso.. :P). A livello di storia, scenografia, fotografia, e perchè no, anche attori, ho trovato questo Hostel superiore al primo, più "logico" e meglio costruito. MA (c'è sempre un MA), sebbene (si vede) un maggior budget a disposizione di Roth gli permetta di creare un prodotto sicuramente migliore negli aspetti pratici, l'ho trovato anche meno cruento rispetto al primo. Si vede sicuramente una migliore costruzione degli effetti speciali, però.. Non so, a mio personalissimo parere, ho trovato il primo capitolo più cruento, forse più fastidioso, rispetto a questo.. E alla fine, chi si guarda un horror splatter è quello che cerca o che si aspetta di vedere. Sia chiaro, non che manchino scene "forti" o il sangue a profusione, anzi (se in un film di Eli Roth non compare un lago di sangue, penso ci si possa poi aspettare anche la neve a ferragosto!), ma semplicemente nel primo vedevi i tagli di arti in una maniera più choccante, qua mi pare (ripeto, è una mia personale opinione e rischio di sbagliare) una versione più "censurata" rispetto alla prima.. Alex.

Superficie 213 Film Cinema
Superficie 213
6

Eli Roth e' un regista medio? Forse si'. Il suo esordio Cabin Fever mi aveva fatto ben sperare per la nascita di un nuovo autore nel genere. Invece dopo aver fatto il botto col precedente Hostel -un film particolare,intrigante,molto intelligente e che dietro la maschera dell'horror splatter nascondeva una orribile verita' assoluta : la vita umana ha sempre un prezzo- gira il sequel dello stesso in modo abbastanza anonimo. La sceneggiatura del film e' semplice e lineare, e'dotata di alcune belle sequenze - la prima tortura in stile "Carmilla" e' notevole sia per disgusto che per efficacia orrorifica - e di alcuni passaggi davvero azzeccati ma cade spesso in dialoghi banali e senza nerbo. Le attrici presenti se la cavano - svetta l'ottima Hearter Matarazzo due spanne piu' brutta ma anche piu' brava delle bellissime Bijou Phillips e Lauren German - e l'idea di mostrare l'asta per la vendita delle donne da torturare funziona benissimo,cosi' come la scena dell'evirazione che risulta incredibilmente realistica e davvero crudele. Purtroppo pero' questo sequel a differenza del buon primo capitolo si adagia su coordinate ordinarie e non riesce a trasmettere la sensazione di smarrimento - anche sociale e politico - che rendeva davvero interessante il prototipo. Fra una testa spaccata da una sega circolare,un 'evirazione degna dei cannibalici italici- non a caso il buon Deodato fa il suo cameo nella parte di un cannibale -,uno squartamento ,una testa mozzata mi aspettavo qualcosa di piu' di una festa buzzurra e di un viaggio in treno su una linea italiana - credibile zero,visto che il treno sembra una bomba super moderna stile Tokyo e che e' ripieno di scritte enromi tipo "W la fica" e di buzzurri con la maglietta di Totti,ma e' cosi' che ci vedono gli americani? -. Nel complesso quindi un horror che risulta inferiore al primo capitolo ma che non deludera' chi ama lo splatter puro ed i film forti. Una cosa e' sicura: non e' una pellicola per tutti,e questo e' comunque un pregio. Camei anche per la Fenech e per il desaparecido Luc Merenda. Federico Frusciante

scapigliato Film Cinema
scapigliato
7

Certo, l'omaggio al nostro cinema che fu (Merenda, Deodato e Fenech) è sicuramente gradito. La truculenza di due scene orride su tutte (anche perchè non ce ne sono poi troppe), la doccia di sangue del primo smembramento e l'evirazione finale, sono davvero scene forti e c'è una bella dose di nudo integrale, maschile e femminile. Ma è tutto il resto che non funziona. Eli Roth sarà anche un protetto di Tarantino, avrà fatto pure quel controverso "Cabin Fever" che a periodi si ama e ad altri si detesta, avrà pure quella formazione cinematografica di genere che lo eleva su tanti altri, ma tutto questo non fa per forza un grande regista horror. Eli Roth è di segno nullo davanti a Rob Zombie o a Neil Marshall (Alexandre Aja, lo aspettiamo ancora...). Se il primo "Hostel" si piegava su se stesso, cercando lo spunto critico come fece ai tempi Wes Craven, questo secondo capitolo è parecchio pedante. Certo ha dalla sua la citazione italiana, una truculenza e una cattiveria azzeccate e concentrate in pochissime scene, ma la cosa più inquietante del film è solo l'asta virtuale, dove anche le persone più improbabili si rivelano dei perversi adoratori dello slasher vero e proprio, a differenza di noi che sublimiamo con l'horror kilometri di critica sociale e indagine esistenziale. L'idea di fondo del progetto "Hostel" non è male: già nel primo capitolo c'era una chiara mise en abyme inequivocabile, che additava lo spettatore horror come un degenerato, anche scherzosamente. Ma ad Eli Roth manca lo spunto pratico, i suoi film non restano nel database. Certe storie, va detto, hanno bisogno di un'estetica meno patinata, hanno bisogno della secchezza dei '70s. E poi, la sequenza ambietata alla festa del raccolto, con tutte quelle maschere, quel folcklore agreste, primitivo... altri autori si sarebbero divertiti, Roth invece registra solo una pressapochistica messa in scena. Come del resto i suoi film. La scena finale è particolare: la baby gang di bastardelli gioca a calcio con una testa mozzata. Umorismo nero? Critica implicita? Cazzata involontaria? Proviamo a dare due interpretazioni. Da un lato l’accostamento horror con il mondo del calcio (credo abbastanza lontano dagli interessi di Roth, ma sport regina purtroppo in Europa, location del suo film) potrebbe essere, come nel caso dell’accoppiata eros-horror, un tentativo di dialettica per condannare uno sport che adesso ha più tratti orribili che divertenti. Dall’altro lato potrebbe essere la ricerca di un momento di umorismo nero che però il regista non sa trattare e diventa cazzata involontaria. Quale dei due sarà? Mauro Fradegradi

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