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Il Cavaliere Oscuro

Foto Il Cavaliere Oscuro Film, Serial, Recensione, Cinema

Con l'aiuto del commissario Gordon e del procuratore distrettuale Harvey Dent, Batman cerca di ripulire completamente le strade di Gotham City dal crimine che le infesta. Il Cavaliere Oscuro non ha però fatto i conti con il Joker, che terrorizza i cittadini di Gotham e cerca di farla sprofondare nel caos e nell’anarchia.

Titolo originale
RegiaChristopher Nolan
CastChristian Bale, Heath Ledger, Gary Oldman, Michael Caine, Morgan Freeman, Maggie Gyllenhaal, Aaron Eckhart, Eric Roberts
GenereAzione
Anno2008
Durata152' / 23 Luglio 2008
ProdU.S.A.
ProduzioneWarner Bros. Pictures, Legendary Pictures, DC Comics, Syncopy
DistribuzioneWarner Bros. Pictures
Sitowebhttp://thedarkknight.warnerbros.com/

Recensioni (5)

Ugo80 Film Cinema
Ugo80
8

In questo nuovo capitolo intitolato ‘The Dark Knight’, ritroviamo il protagonista Christian Bale nei panni di Batman e il britannico Cristopher Nolan in cabina di regia. Nonostante l’ottima accoglienza di critica e pubblico riscontrata nel primo film al riavvio della saga, in questo nuovo episodio sono stati limati i difetti di 'Batman Begins' ma persistono dei dubbi sul modo in cui è proposto il soggetto in questione. A dire il vero sembra addirittura un'altra ‘pasta’ perché, in maniera sorprendente, lo sviluppo della narrazione riesce a mantenersi in equilibrio per quasi tutto il corso della pellicola, sia pur con le dovute precisazioni; rispetto al sopravvalutato episodio iniziale ritroviamo un’ inventiva e delle trovate tipiche dei classici film d'azione con un susseguirsi di idee ben calibrate. Certo, nonostante un doppiaggio italiano non proprio irresistibile di Batman ed anche un casting non perfetto,‘Il cavaliere oscuro’ (titolo italiano) strizza l'occhio al primo film di Burton ma in maniera non proprio amichevole come si leggerà. Le scene che coinvolgono i protagonisti sono inframmezzate da piani lunghi che scrutano le megalopoli contemporanee, persino una Hong Kong che si mostra più capitalizzata che mai. Come nel Batman del 1989, con la differenza che Burton mostrava una città gotica di grande suggestione, questi scorci si collegano nel corso del film in maniera formale e drammatica su una città del giorno d'oggi, stilizzandone la visione d'insieme in spazi immensi. Le scene d’azione sono superbe poiché qui si rinuncia a un montaggio ipertrofico, mentre è preferito un taglio di tipo classico, molto più equilibrato nel soddisfare l’intelligibilità di ciò che accade sullo schermo. Il film comincia con una stupenda sequenza iniziale giocata su mortali fraintendimenti. Ogni scagnozzo con la propria maschera terrorizza dei malcapitati in una banca che con un piano brillante, secondo le direttive del Joker, portano a segno un grosso colpo. Portare la maschera significa, infatti, mistificare se stessi e la sfida del Joker a togliersela, a suon di cadaveri, non è altro che il voler svelare l'ipocrisia umana e quella dell'eroe di Gotham. A Nolan manca ancora qualcosa per avere ragione di Burton: la sapienza narrativa su tutto. La teoria secondo cui il motivo per cui Bruce Wayne decide di indossare la maschera di Batman sarebbe causata dal Joker non è per nulla dimostrata in questo ‘The dark knight’ perché si danno per scontati la conoscenza da parte dello spettatore l’universo fumettistico di Batman e le caratteristiche dei suoi personaggi, lasciando molti interrogativi a uno spettatore che non conosce il suo universo, demandando probabilmente a un forzato collegamento episodico tutti i tasselli mancanti. Il Batman di Burton invece con molta più semplicità e maggiore chiarezza narrativa mostrava, attraverso dei flashback, l'assassinio dei genitori di Bruce Wayne e le ragioni della sua scelta di vita. Portare la maschera rappresenta il simbolo della lotta contro il male; quando l’eroe (Batman/Keaton) e cattivo (Joker/Nicholson) sono uno di fronte all'altro, si chiude il cerchio con l'affermazione di Batman: "Sei tu che mi hai creato!” Il piatto forte di The Dark Night è, invece, il redivivo Joker interpretato da Heath Ledger. Da più di un decennio non era proposto un cattivo così credibile e inquietante. Una tragedia inaspettata ha colpito Ledger che è morto poco dopo il termine delle riprese (overdose accidentale di farmaci n.d.r.). Nel periodo precedente alla scomparsa era al lavoro su un altro film di Terry Gilliam 'The imaginarium of doctor Parnassus' ma sicuramente l’attore sarà ricordato per questa sua ultima interpretazione. Il Joker costruito da Ledger non lascia spazio al kitch, alla risata burlesca di Jack Napier (il Joker del ’89), ma come un mantra rimane in bilico in una lucida follia, distaccato, con il volto appena abbozzato di colore e uno sguardo imperscrutabile, senza speranza; viene continuamente picchiato e sembra non risentirne minimamente, riesce ad infilare una matita in un occhio con una precisione inverosimile, i soldi non gli interessano, anzi ne fa un falò. Egli vuole solo dimostrare a tutto il mondo, e qui arriva il sotteso del film e la differenza fondamentale rispetto al Batman dell'89, l'inutilità del mito, in un modo discutibile, poichè contravvenendo alla regola sacra dell'eroe senza macchia e senza paura si mette in discussione l'ideologia del mito-eroe, dando a Batman, che è il simbolo della lotta al male, un fardello da personaggio negativo e braccato dalla legge, mentre salva l'apparenza e la faccia (anzi le due facce) del procuratore distrettuale Harvey Dent, che rappresenta il simbolo umano, più precisamente la dualità dell’essere umano. L’intuito di Nolan porta da una parte a sfruttare un personaggio ambiguo e lontano dai classici supereroi e le debolezze umane per aprire dei nervi scoperti, dall'altra. Harvey Dent alla fine diventa un pretesto per questa distruzione dei valori ideologici propagandata dagli autori, il tutto lasciato all'interpretazione dello spettatore dove si peregrina in concetti filosofici e pretenziosi, perorati anche da molta critica di grana grossa. Batman quindi non è più il vero protagonista, ma sono l'ideologia e i miti messi in crisi dal Joker, che è il simbolo di oggi e di questa società che li vuole far cadere. Il film di Burton faceva parlare i personaggi, loro erano al centro della storia e mostravano il loro malessere, mentre Nolan mira molto più in alto, forse troppo, coinvolgendoci su una riflessione sul bene/male in maniera sfocata. E il suo fine sembra richiamare l'originale concept del supereroe per distruggerlo nei suoi luoghi comuni: bene/male, appunto. E il film purtroppo su quest’aspetto soffre, nonostante lo spettacolo di primo livello che offre. Ugo Gianfreda

Superficie 213 Film Cinema
Superficie 213
8

Christopher Nolan e' un regista che ha fatto il "botto" con l'ottimo MEMENTO - dopo il piu' sperimentale e poco visto FOLLOWING - e naturalmente Hollywood non se l'e' fatto scappare inserendolo subito nei grandi ingranaggi dell'industria cinematografica statunitense. INSOMNIA - remake di un ben piu' riuscito film nordeuropeo - e' stato un passo falso seguito dal discreto -e troppo esaltato - BATMAN BEGINS. THE PRESTIGE invece riproponeva Nolan quasi ai massimi livelli,la sua messa in scena nel film con Bale e Jackman e' precisa e senza sbavature ,completamente al servizio della storia. A gran voce Nolan torna dietro la macchina da presa per girare il sequel del suo Batman e lo fa con ben piu' carattere e senza gli eccessi action del precedente film. IL CAVALIERE OSCURO e' a tutti gli effetti un film davvero riuscito;i personaggi sono delineati cme in un noir dei bei temnpi,la messa in scena si incupisce e diviene quasi opprimente,le sequenze d'azione sono girate senza eccessi e nel complesso tutta la narrazione ha un ritmo ottimo ed una bella serie di colpi di scena assestati con gusto. Ottimo anche il cast,composto dal solito Bale nella parte del giustiziere pipistrello,da un grande Caine "maggiordomo",da un Freeman poco utitizzato ma sempre in parte,da una sensuale e bravissima Maggie Gyllenhaal - che distrugge l'interpretazione della Homes del capitolo precedente -,da un ottimo Gary Oldman nel ruolo del commissario Gordon,di un ritrovato e durissimo Eric Roberts,di un Aaron Eckhart - eccellente in THANK YOU FOR SMOKING - perfettamente calato nel ruolo e di un Heath Ledger - che come tutti sanno e' morto poco dopo la fine delle riprese - davvero bravo nel difficile compito di dare vita ad un Joker pazzo e completamente antiglamour. Un film che lavora sapientemente sulla psiche dei propri caratteri ,senza lasciare buche di sceneggiatura ne' eccessivi tempi morti e che riesce a intrattenere senza mai annoiare ed anzi dando una zampata finale darkissima degna del miglior Burton. Non che i(l) Batman di Burton si avvicini un granche'' alla visione di quello di Nolan,ma in entrambi i casi il pessimismo e' li' a frala da padrone. Da manuale la rapina iniziale - girata alla grande ed in stile Hill piu' che new shooter alla Bay - e davvero intenso il finale,per un film che convince e che ,spero,faccia cambiare rotta ai produttori di cinecomics,ormai sempre piu' banali e stupidi proprio come i loro prodotti. Federico Frusciante

backstreet70 Film Cinema
backstreet70
8.5

Dopo la lettura sulla figura di Batman, come personaggio e uomo, Nolan ora legge il cosmo sociale in cui Batman agisce. Gotham City diventa specchio dell'ordine mondiale odierno popolato da mafiosi devoti al dio denaro, di forze dell'ordine facilmente vulnerabili e da villans che usano le registrazioni di esecuzioni, utilizzano kamikaze imbottiti di tritolo, aborrono il potere del dio dollaro e vogliono costruire una nuova società bruciando (letteralmente) quella “vecchia”. Se Spiderman di Raimi (parliamo soprattutto del secondo episodio) voleva essere una risposta tutta interna dell'america dopo l'11 settembre con un eroe volutamente popolare (che veniva dalla gente e per loro lottava responsabilmente), Nolan fa un passo in avanti e porta una riflessione sul mondo dopo l'11 settembre ed oltre dove l'eroe torna ad essere una figura al di sopra che agisce per disegni ignorati dai più e per questo è più ambigua nonostante la sua responsabilità verso gli altri sia sempre altruista: la figura di Batman si trasforma da eroe a ricercato per una sua scelta di sacrificio in favore dei suoi ideali proprio perchè le persone ( e i supereroi) invecchiano e muoiono mentre gli ideali sono per sempre. Joker è la perfetta antitesi di Batman (lo è sempre stato), la sua è una follia malata e crudele (un sorriso “stampato” con violenza sul volto) che lotta per un ideale: il caos. “Il caos è equo” dice in una delle battute più importanti del film e con l'altro villan di turno, Doppia faccia, entra i campo anche il “caso”. Un triangolo di scontro micidiale: l'ordine (Batman), il caos (Joker) e il caso (Doppia faccia). Su queste coordinate Nolan costruisce un microcosmo decisamente pessimista anche se non mancano forme di altruismo assai forti per le quali fa lottare il super eroe; il suo lavoro è di altissima qualità, riesce ad unire sequenze ludiche altamente adrenaliniche, ma mai legate al facile effetto (Bay è le sue noiose esplosioni scompaiono di fronte a queste), a momenti di altissimo cinema d'autore (la Griffithiana corsa contro tempo per salvare Rachel e Dent) senza negarsi riflessioni sul potere, sul controllo sociale e sui mass media, gli si può contestare una mezz'ora di troppo nel finale (che risulta comunque godibile) ma è un particolare visto che il film fila che è un piacere. Non da meno è il lavoro degli attori e dobbiamo soffermarci inevitabilmente (ma non senza piacere) sulla performance di Heat Ledger che crea il più grande Joker della storia, anni luce da quello famoso di Nicholson il suo è un personaggio ricco di sfumature che spiazza continuamente, ogni volta che entra in scena lo schermo esplode, non solo occupa la scena ma la pretende proprio, la sola sequenza della camminata mentre esce dall'ospedale con il detonatore che sembra non funzioni vale ampiamente il prezzo del biglietto e ci uniamo alla tristezza che ha accompagnato la sua scomparsa. Il terzo capitolo è inevitabile (visti anche gli incassi che sta raggiungendo) ma ne siamo più che felici. Paolo Iglina

scapigliato Film Cinema
scapigliato
8.5

Quando da bambino, guardando i cartoni animati, facevo il tifo per i cattivi immedesimandomi in loro o in un loro virtuale scagnozzo, sembravo un sociopatico. Oggi sembra quasi che in molti abbiano scoperto l’acqua calda ignari dell’insegnamento di Alfred Hitchcock per il quale “più riuscito è il cattivo, più riuscito è il film”. Oggi anche i grandi paladini del grande schermo indossano almeno per una volta i panni della carogna, forse per accattivarsi i detrattori, forse per dimostrare di essere attori a tutto tondo. Peccato che attori della malignità, dell’opposizione e dell’antagonismo non si diventi, bensì ci si nasca. Anzi, tutti ci nasciamo, poi però complici le morali e le educazioni tutte, lasciamo perdere l’istintualità e cerchiamo di dare peso alla ragione, o meglio, al quieto vivere. C’è chi invece, conscio del potere dell’arte, decide di rappresentare la contropartita negativa della società attraverso una creazione artistica. Il Cattivo ha origini vecchie come il mondo, e chi s’intende di narrativa sa bene che è il conflitto (quindi la presenza di un cattivo) a generare l’azione di cui poi godiamo come spettatori o lettori. Senza il cattivo non esisterebbe narrazione. Senza cattivo non esisterebbero buoni propositi. Senza cattivo, non esisteremmo noi tutti. Ecco che il perpetuo fascino di chi si oppone all’ordine prestabilito dai grandi, risquote successo tra i piccoli sognanti, tra gli adolescenti combattivi e tra quegli adulti che non si sono fatti fregare dal sistema. Qualche anno fa godevo per i cattivi dei cartoni, poi del cinema e dei fumetti, oggi continuo su questa strada. E tutto ha un sapore maggiore quando a interpretare uno dei migliori rappresentanti dell’ottava arte (tale è l’arte di fare il cattivo al cinema) è un attore che seguivo con interesse e che purtroppo oggi mi tocca ricordare con affetto e con i lacrimoni. Attore riottoso come natura crea, stimolo di personaggi “altri” che ti entravano dentro senza nemmeno bussare. Heath Ledger è Joker. Joker lo sono stati anche Cesar Romero (mitico!), Jack Nicholson (antologico) Andrew Koenig (inquietante), ma Heathcliff è stato assoluto. Assoluto in un film perfetto. Christopher Nolan infatti abbandona tutte le facilità possibili dei baracconi di oggi e si concentra sulla resa realistica, sebbene sempre fumettistica ed esasperata, dell’impatto dell’azione e del testo. Anche le più ardite sequenze di salvataggi in aereo, camion che si ribaltano e così via, sono tutte rese con la plasticità realistica tipica del dry-touch, il tocco secco dei grandi artigiani della Hollywood dei ’70, rispolverato poi da Tarantino. Nolan definisce la skyline di Gotham City su quella di New York, incupisce tutto, dai colori agli ambienti, dalla luce ai personaggi, e irradia l’oscurità di Batman con un agghiacciante sorriso deforme. Dimenticatevi l’estetica di Michael Bay e soci, dove tutto era esagerato, distorto, irreale nell’esasperazione dell’azione ipercinetica, videoclippara, viedogiocosa, il “Batman” di Nolan fa rima con lo “Spider-Man” di Sam Raimi e con l“Hulk” di Ang Lee. Grave, pessimista, decostruito nelle sue basi, il supereroe post-11 settembre non può che essere così: alla deriva. E tutto, dalle architetture degli ambienti allo sguardo distaccato del regista, dal taglio crudele della messa in scena al testo serrato e pregno di affondi psicologici se non filosofici, nutre questo magma oscuro, impenetrabile ed indefinibile che è il mondo oggi, di cui Gotham City si fa rappresentante, essendo essa stessa rappresentate della vera New York che oggi ben sappiamo cosa rappresenti. E in questo scenario da noir disperato, tale è il tono dei personaggi e delle vicende, eccoli polarizzati davanti agli occhi dell’uomo comune: Batman e il Joker. Scolasticamente uno opposto all’altro, uno la nemesi dell’altro, uno il giorno e l’altro la notte. Ma a sorpresa capiamo fin da subito che Joker non è il male, e Batman non è il bene. Anche se dei vigliacchi hanno obbligato il mondo a credere che esso sia divisibile in Bene e Male, solo per giustificare, legittimare e proteggere il proprio potere, Bene e Male non esistono. Nemmeno Dio e il Diavolo esistono. Esiste l’Uomo, che è dio e diavolo a sua volta, a sua discrezione, a suo istinto. E ancora una volta, ad incarnare i dubbi, le paure e gli interrogativi di un’intera epoca e di un intero popolo, c’è un Cattivo. Il Joker di Heath Ledger nasce da dove nascono tutti i cattivi, compresi il Joker storico dei fumetti della DC Comics e quello di Jack Nicholson: nasce da quotidiano vestito da eccezionale, dall’ordinario travestito da straordinario, inconsueto, singolare, diverso, e tanti altri aggettivi che non rientrano negli schemi dei benpensanti e della gente per bene. Joker nasce come uomo e diventa mostro agli occhi di chi gli è diverso, di chi non lo capisce, di chi non fa lo sforzo di mettersi in dubbio. Ed ecco che c’è chi osa, chi assume su di sé il peso di un sacrificio disumano: essere la malvagità. Essere i tarlo insinuatore. Essere il Male di cui tanti parlano senza sapere cos’è. Un ruolo scomodo, ingrato, ma che qualcuno dovrà pur fare per permettere l’esistenza di un Bene tanto posticcio quanto interrogativo. Lo Ying e lo Yang ci insegnano che nel Bene c’è il Male, e nel Male il Bene. E sfiderei chiunque a provare il contrario. Ce lo conferma anche il bellissimo “Unbreakable” di Shyamalan con la compenetrazione del Buono e del Cattivo, e della necessità del Cattivo per far esistere il Buono. Così prende forma l’eroe, così nasce Batman: dal Male. E anch’egli, incompreso e separato dalla gente per bene, si sacrificherà in un ruolo sociale ingrato e altrettanto scomodo. Bene e Male, tra loro separati dalle morali e dalle confessioni, sono in realtà compenetranti e coesistenti. Uno non nega l’esistenza dell’altro, ma la vivifica. Batman senza questo feroce Joker non si sarebbe mai sottoposto ad autopsicoanalisi, e non sarebbe diventato il cavaliere oscuro che fugge da polizia e da vigilantes. Se Joker è l’imput da cui si genera la distruzione grahamniana da cui tutto si può ricostruire, Batman è l’Harry Callahan post-11 settembre. L’ispettore di Clint Eastwood era anarchico e lottava per qualcosa che neanche lui sapeva bene, Batman sembra proprio fare lo stesso. Non esistono eroi, ormai questo è un dato di fatto. Esistono quelli che li creano a tavolino per rassicurare il popolo bue che tutto va bene e che siamo al sicuro. Ma si può essere al sicuro da sé stessi? Questo ci chiedono sia Nolan, Batman, Joker e Two Faces. Noi coviamo il male e l’intolleranza. Noi generiamo i mostri, perchè differenziare gli uomini permette di controllarli. E il controllo è un altro elemento palpabile in “Batman - The Dark Knight”: tutti lo perdono, tutti lo rivogliono. Tutti smaniano di controllare qualcuno, dai poliziotti ai mafiosi, dallo squallido ragioniere che ricatta Bruce Wayne a Bruce Wayne stesso, da Batman a Two Faces. Eccezione fatta per lui, il Joker, quello che scherza. Heath Ledger, su cui ora girano un sacco di vigliaccate commerciali, è davvero un grandisso Joker, inquietante e laido, manipolatore e lassista, insinuatore e diabolico. Il confronto con il ghigno di Jack Nicholson è d’obbligo, ma sarà una sorpresa sentire che i due Joker sono più vicini di quello che si pensi, proprio perchè così distanti. Il Joker di Nicholson era ed è esplosivo, il Joker di Ledger è implosivo. Quello di Nicholson gigioneggia come il suo istrione non può non fare, quello di Ledger misura il gesto, si trattiene tarpando i movimenti per sbottare sfrenato quando la sua lucida follia (o folle lucidità) glielo impongono, è goffo, ingobbito e si muove come un burattino rotto. Il primo è pop, in linea retta con il primo indimenticabile Joker in carne ossa, quella di Cesar Romero della serie tv anni ’60, il secondo è dark, è icona del nero, è horror. Nonostante le differenze, entrambi sanno fare bene una cosa (forse ci riesce meglio Nicholson), e cioè dare un volto colorato all’oscurità. Ledger, a differenza del nobile progenitore, tende ad un lavoro più maniacale sul personaggio. C’è chi ha parlato di straordinaria identificazione, ma dubito che il “metodo” possa aver generato questa incredibile performance attoriale dove è lampante l’importanza del gesto e della maschera. Praticando infatti la strada maestra dell’esibizione, anche espressionista perchè no?, Heath Ledger modella un personaggio che come dicevo prima nasce da un magma oscuro, dal quotidiano invisibile che diventa l’eccezionale visibile. Non per niente, una volta in galera, al Joker non verranno trovate impronte, il calco dei denti non dice nulla, nemmeno il suo DNA ci dice qualcosa su di lui, e neanche i suoi vestiti fatti a mano non arrivano da nessuna parte. Il Joker di Nolan non arriva da nessuna parte perchè è sempre stato dappertutto. É Batman invece, che arriva da qualche parte. Arriva dal senso di giustizia, dall’istinto vendicativo, dalla tensione al sacrificio, in ultima analisi Batman arriva da Joker. Il cerchio si chiude, anche se indefinibile nel suo percorso, e restituisce allo spettatore l’inquietante messaggio atipico per un blockbuster: non c’è speranza, basta, il gioco è finito, ci hanno preso per il culo, il bene, il male, tutte stronzate. Con grande talendo Heath Ledger ci regala uno dei più importanti contribuiti alla definizione del Cattivo in narrativa e della sua valenza filosofica, oltre che ad essere perfetto termine di analisi per capire, ribaltandolo, il mondo di oggi e di ieri. Infatti è lo stesso Joker a definire chi è. É il caos, è vero, ma credo che la definizione migliore per spiegare (anche se non ce n’è bisogno) chi è il Cattivo resta l’immagine azzeccatissima del cane che insegue la macchina: non sa perchè lo fa, e una volta presa non sa che farsene. Dimenticate le letture politiche che qualche poveretto vorrebbe attribuire al Batman che lotta contro i terroristi, tale è nominato più volte il Joker. Dimenticate la retorica tutta americana sulla patria, il sacrificio, la legge, Dio e la giustizia, perchè qui tutte le istituzioni escono con le ossa rotte. Ed è sempre il Giovanni Battista truccato da clown a ricordarcelo, quando asserisce che questi stupidi (leggi alla voce governanti e loro elettori) non fanno altro che creare un “piano”, delle regole con le quali comandare e gestire la gente, infarcendo queste regole, questi diktac, di valori, princípi e moralismi di cui si fanno sostenitori, ma da cui scappano appena la corda si stringe loro attorno al collo. L’impalcatura di menzogne che le strutture di potere, stato e chiesa in primis, innalzano intorno alla scomoda verità, che però libererebbe l’uomo dall’ingranaggio dell’inferiorità, cade clamorosa e rovinosa appena le cose si mettono male. Il Joker di Ledger rimane appeso nel vuoto, a testa in giù, proprio da quella impalcatura, mentre il film si concentra, indeciso, su Harvey Dent. Ed è lì che lo lasciamo, dopo che ha strabigliato con la sua entrata in scena durante la rapina alla banca (grande pagina di cinema), dopo che s’è preso a sberle con Batman durante il ricevimento per Harvey Dent, omaggiando quelle indimenticabili scazzottate con i “Boom!” e gli “Sdench!” della serie tv anni ’60; lo lasciamo lì appeso dopo che ha fatto saltare un ospedale, ucciso e tagliuzzato chiunque, insinuato la moralità delle forze dell’ordine, della magistratura e del supereroe, dopo aver messo a nudo la debole patinatura dietro cui l’uomo comune nasconde la sua cattiveria, dopo essersi fatto scudo di inermi ostaggi. Insomma, lo abbandoniamo lì da solo, consapevoli che non lo rivedremo più, ma che ha contribuito a far sì che un buon film fosse migliore, e che toccasse così corde insperate. Lasciamo pure stare il finale troppo verboso, lodevole solo del fatto che finalmente non vediamo sventolare nessuna bandiera americana; non badiamo troppo al fatto che il film poteva essere più cattivo permettendo al Joker di far saltare per aria un ospedale pieno di gente, due navi imballate e lasciar morire inermi ostaggi vestiti da clown, come avrei fatto io ammazzando tutti; e lasciamo pure stare l’impasse con cui il film liquida i due cattivi, perchè per il resto le due ore non si sentono affatto, e nessun personaggio calpesta i piedi ad un altro. Certo Heath Ledger giganteggia, ma non perchè è morto, non perchè il ruolo è maledetto, non perchè fa storia (infatti spero che non gli vada nessun oscar, troppo patetico), ma perchè è sempre stato uno degli attori migliori della sua generazione, quella Mid-Generation tanto bistrattata oggi dal cinema che conta. Poi, giocoforza il suo Joker, questo Ledger non lo dimenticheremo mai. Però va detto che anche Christian Bale, nonostante i fatti di cronaca di cui si è reso infausto protagonista, magari architettati ad hoc per rispolverare un’immagine oscurata da quella del suo antagonista, è in realtà in forma strepitosa, e non intendo quella fisica, bensì qualla artistica. Stesso dicasi per gli attori di contorno, che appunto essendo di contorno più di tanto non possono fare, ma si paga oro suonante l’eleganza di Morgan Freeman, le stemperature di Sir Michael Caine e la rapida apparizione di Cillian Murphy ex-spaventapasseri. C’è sempre un solo ed unico rammarico nel Batman di Nolan, e si chiama Gary Oldman. Illustre cattivo, uno dei migliori performer dell’ottava arte, oggi sembra un po’ il nonno di Heidi, e questo francamente ci dà parecchia noia. Ma da Cesar Romer a Jack Nicholson in avanti, è lui che lascia il segno, rossetto sbavato e sughero bruciato intorno agli occhi, il Joker di Ledger è impareggiabile nonostante i vantaggi di un personaggio estremo e sulle righe. Ma questo suo pagliaccio sghignazzante va oltre il semplice ruolo narrativo, si fa alienazione consumista, schizofrenia moralista e psicodramma collettivo di una colletività malata, piena di paure e sospetti inesistenti, pronta ad ammazzare pur di difendere il proprio orticello dorato. Joker è il Caos, e Dio solo sa di quanto ne avremmo bisogno. Mauro Fradegradi

compagno_grimm Film Cinema
compagno_grimm
8

Trovarsi di fronte ad un Kolossal di questa portata non è certo una cosa da tutti i giorni, specialmente se si tratta di uno dei Supereroi da noi più amati ed apprezzati sin dalla sua nascita nei fumetti della DC Comics. Questo “The Dark Knight” può essere definito un vero e proprio Spettacolo visivo, che, a differenza di come successe negli anni ’90 con gli ultimi due capitoli della precedente saga del “Pipistrello” che si riducevano soltanto ad una accozzaglia di (inutili) effetti speciali, in questa occasione, nulla è usato a “sproposito”, a cominciare da una sceneggiatura curata in modo magistrale dai fratelli Christopher e Jonathan Nolan, che non si concedono neanche la minima sbavatura, dimostrando di saper dosare l’azione ai (numerosi) colpi di scena, riuscendo a gestire alla perfezione un cast (ultra)stellare composto da nomi del calibro di Christian Bale, Michael Caine, Heath Ledger, Gary Oldman, Aaron Eckhart, Maggie Gyllenhall e Morgan Freeman. Tra gli attori appena citati mi sento di fare una menzione speciale per ognuno. Innanzitutto, bisogna ammettere che Bale è senza dubbio uno dei migliori interpreti che abbiano mai vestito i panni di Batman, e gli va certamente attribuito il grande pregio di saper mescolare, direi in modo fantastico, il personaggio tenebroso ed elegante di Bruce Wayne al suo alter-ego, che è sempre stato identificato come un leggendario Vendicatore notturno. L’aspetto che, probabilmente, influenza molto la grande prova di Bale, è il doppiaggio italiano, è ovviamente lui non ne ha nessuna colpa; il doppiatore è Claudio Santamaria, che, nonostante riesca a rendere perlomeno godibile il suo tono molto profondo e timbrato, riscontra molti problemi per quanto riguarda la dizione e soprattutto per l’accento “romano” che è purtroppo eccessivamente marcato. Detto questo, come dimenticarsi del personaggio di Alfred, che ha accompagnato Bruce Wayne/Batman in tutte le sue epiche avventure (casalinghe e non) che qui porta il volto glorioso dell’immenso Michael Caine, che inserisce nella sua lunga e movimentata carriera, un altro importante tassello che metterà ancor più in risalto le incredibili doti camaleontiche hanno sempre distinto uno dei più grandi attori del secolo scorso. Arrivati a questo punto, c’è da senz’altro da sottolineare una delle principali ragioni per cui il grande pubblico americano e non si è spinto in massa a vedere “The Dark Knight”, che è, come già sappiamo, la presenza di Heath Ledger. Su questo punto ci sono da fare parecchie considerazioni: innanzitutto, bisogna ricordare, anche se dovrebbe essere scontato, che Ledger è venuto a mancare improvvisamente lo scorso 22 Gennaio alla giovane età di 28 anni, a causa di un’overdose accidentale di antidepressivi, e questo è un fatto che ha sconvolto gran parte del pubblico a livello mondiale, quindi, la sua presenza, garantiva già un’atmosfera sicuramente più vivida di quanto non lo sarebbe già stata. Rammentiamo poi che il personaggio del Joker, da sempre antagonista di Batman, fu preso in esame da Tim Burton nel primo capitolo della precedente saga dedicata all’eroe mascherato risalente al 1989, e ad interpretarlo vi era il mitico Jack Nicholson, che fornì una prestazione assolutamente formidabile disegnando il suo ruolo in modo estremamente fumettistico e colorato, che alternava momenti quasi ridicoli ad altri di pura follia, ma tra i due Joker di Nicholson e di Ledger, c’è una differenza radicale, infatti, quello di Ledger, si discosta da tutte le connotazioni del personaggio di Nicholson, assumendo un’aria molto più “Dark”, più diabolica e più perversa, che riconcede anche in questa occasione, degli atteggiamenti “gigioni” e altri incredibilmente perversi, tra cui va annoverata l’ormai celebre battuta che recita in questo modo: “Why so serious?”, ovvero, “Perché sei così serio?”. Il Joker di Ledger ha uno spessore psicologico molto più complesso rispetto a quello di Nicholson, e sicuramente il regista Christopher Nolan ha concesso a questa figura maggior spazio all’interno della pellicola di quanto non ne concesse Burton a Nicholson nel suo “Batman”. I due protagonisti, ovvero, Batman e Joker, si fronteggiano in un modo quasi divino, che in alcuni tratti, è perfino in grado di spiazzare e sconvolgere completamente lo spettatore, con battute estremamente taglienti come quella in cui Batman dice a Joker: “Tu vuoi uccidermi, vero?” e Joker risponde: “Oh…No! Se ti uccido mi mancherà una parte di me…” Rimanendo sempre fermi sull’interpretazione di Heath Ledger, si può dire che è quasi sicuramente una delle più controverse, sinistre e al contempo magnifiche interpretazioni che il cinema abbia visto negli ultimi anni, o meglio, dal 1989. Molti erano scettici sulle doti recitative di Ledger, invece si sono dovuti ricredere, perché lo spettacolo fornitoci dal grande attore australiano è assolutamente Pazzesco, e al sottoscritto, è sembrato addirittura di (ri)vedere Ledger vivo e in carne ed ossa, esattamente come dovrebbe essere… C’è inoltre da aggiungere che in “The Dark Knight”, Joker, ovvero, Heath Ledger, è doppiato più che discretamente da Adriano Giannini, figlio del grande Giancarlo Giannini che prestò la voce a Nicholson nel “Batman” di Tim Burton. Ultimi, ma assolutamente non inferiori sono il bravissimo Aaron Eckhart, nel ruolo del procuratore Harvey Dent, personaggio già visto nel mediocre “Batman Forever” di Joel Schumacher, nel quale Dent era interpretato da Tommy Lee Jones ed era l’antagonista di Batman insieme all’Enigmista (Jim Carrey), Gary Oldman nel ruolo del tenete Gordon in una performance recitativa che lo vede tornato finalmente in gran forma, Maggie Gyllenhaal, che sostituisce Katie Holmes, reduce dal precedente “Batman Begins”, nel ruolo della fidanzata di Harvey Dent, il sempre grande Morgan Freeman nei panni di Lucius Fox più un ruolo di contorno di Eric Roberts che interpreta il boss Maroni e un breve cammeo di Cillian Murphy, anch’egli già visto in “Batman Begins”, nel ruolo dello “spaventapasseri”. “The Dark Knight” è senza dubbio da annoverare tra le migliori pellicole della stagione, grazie soprattutto, come già detto, ad un cast eccezionale e in stato di grazia, ma non dimenticandosi però della straordinaria prova registica di Christopher Nolan, che partorisce un gigantesco action-movie fornito di un’ottima sceneggiatura e di una buona dose di innovazioni, che si differenzia in tutto e per tutto dagli odierni “Blockbuster” americani. Francesco Manca

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