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Inland Empire

Foto Inland Empire Film, Serial, Recensione, Cinema

In un quartiere di Los Angeles una donna riceve la parte per un film che ha alle spalle uno strano passato...

Titolo originale
RegiaDavid Lynch
CastLaura Dern, Jeremy Irons, Justin Theroux, Julia Ormond, Harry Dean Stanton, Scott Coffey, Mikhaila Aaseng, Jordan Ladd
GenereDrammatico
Anno2006
Durata168'
ProdU.S.A.
ProduzioneStudio Canal
DistribuzioneBim Film
Sitoweb

Recensioni (4)

Superficie 213 Film Cinema
Superficie 213
10

Lynch e' uno dei registi che reputo intoccabili. Tutte le sue pellicole sono ottime - forse Dune e' quello meno riuscito... - ed ogni volta che vedo un suo lavoro rimango folgorato per giorni. Cosa che e' accaduta anche per questo bellissimo INLAND EMPIRE. Qui il regista unisce tutte le sue doti visivo\allucinatorie con un estro nella messa in scena davvero incredibile e riesce a comunicare tante di quelle emozioni che ad un regista medio ci vorrebbe un'intera filmografia solo per arrivare a darne una. Dopo l'ottimo Mulholland Drive Lynch non lascia il sentiero del surreale ,ma si affacciano piu'i ricordi di Eraserhead che non quelli thriller horror di Lost Highway in questa sua opera impossibile da raccontare,piena com'e' di simbolismi,di allucinazioni,di idee e di provocazioni. Un film metacinematografico che pero' utilizza il mezzo senza dover dare spiegazioni razionali allo spettatore che deve solo farsi coinvolgere dalle immagini e dal destino -confuso ma limpido- dei personaggi. Gli attori sono perfetti,da una Laura Dern eccezionale con i suoi scatti d'ira ,di dolcezza e di pazzia fino ad un Irons sornione che recita con disinvoltura la parte del regista che mette in scena un film\remake di una produzione polacca che dovrebbe aver portato nella sua precedente "incarnazione" alla morte dei due protagonisti. Lynch nella prima parte segue un labile filo logico - nonostante la sit com terrificante con le teste di coniglio - e ci presenta personaggi assurdi - la vicina di casa della Dern che per prima la mette in guardia de che da il via agli spostamenti fisico\temprali- messi pero' in contresto realistico - un set cinemaografico -,dando pero' all'insieme - grazie anche alle splendide musiche d'avangurdia - un senso di straniamento che manterra' fino al sublime finale. La seconda parte e' un vero deliro di immagini e musica,con un montaggio fantastico ed una fotografia da urlo. Inutile cercare un filo logico nei dialoghi,spesso ancor piu' deliranti delle immagini,basta farsi trasportare da questo trip fatto di allucinazioni,fantasmi(?),distorsioni sia visive che musicali,fino ad arrivare a capire che la logia filmica questa pellicola ce l'ha...solo che non e' di questo mondo. Lynch come un alieno,che cerca disperatamente di unire dei fili che mai si congiungeranno. Davvero un'opera incredibile,da vedere senza nessuna speranza di trovarsi di fronte al "solito" cinema. Qui si va oltre. Prendere o lasciare. Federico Frusciante

backstreet70 Film Cinema
backstreet70
10

INLAND EMPIRE è un film non giudicabile. Voti, numeri, stellette non possono indicare (in questo caso) un punto di accordo con chi le esprime (quel critico gli ha dato 5 stellette allora vado a vederlo). INLAND EMPIRE va visto, va sofferto. E' estremo godimento che ti chiede sofferenza. Non ci sono mezzi termini, il film si spinge all'estremo e nei momenti in cui sta cadendo nel manierismo o nella videoarte più estrema si ritrae e ti riporta in territori assai meno rassicuranti (se fosse videoarte fine a se stessa saresti al sicuro, il fatto che non lo sia ti inquieta). Lo stesso digitale è usato con uno scrupolo ben preciso, lontani dall' high definition di Mann o dal manierismo dei dogmatici qui il digitale è disturbante, Lynch non ti accarezza il pelo con le belle immagini patinate dei passati incubi, bensì ti sporca la visione, ti disturba fortemente e riesce a creare mostri da tutti i primi piani di cui il film abbonda, basta avvicinarsi un poco aggrapparsi alle rughe del volto per trovare quelle dell'animo e del male (e della follia). La prima ora crea un ceppo di apparente normalità, poi arriva il sesso e come sempre la scena di corpi che si possiedono fa scattare in Lynch lo scambio delle personalità, il sesso è il momento in cui tutto cambia. Ma se nelle vecchie opere si procedeva per "tronchi" qui invece tutto diventa un circolo, una puntina che scava sempre e solo lo stesso solco. Tanto, moltissimo ci sarebbe da dire. Ma è meglio guardare (e farsi guardare). Il bello e il brutto non hanno senso di fronte a quest'opera. Dopo tre ore di (s)piacevole sofferenza, nei bellissimi titoli di coda, finalmente la pace, e Laura Harring, bella all'inverosimile,ci manda baci che accettiamo più che volentieri. Paolo Iglina

compagno_grimm Film Cinema
compagno_grimm
9

Come tutti i film, o sarebbe meglio dire, le opere di David Lynch, anche (e soprattutto) “Inland empire” è pressoché impossibile da definire. Una sorta di viaggio metafisico all’interno di una realtà/finzione congelata in un lugubre ed inquietante sogno/incubo ad occhi sbarrati; questa, dal canto mio, potrebbe essere una definizione piuttosto appropriata per descrivere l’opera di Lynch. Guardando “Inland empire”, ci si può facilmente accorgere, sin dalle prime battute, di trovarsi in un lungo e interminabile labirinto psicologico/emozionale senza uscita, che non lascia alcun spazio per i sentimenti e molto per le allucinazioni visive, rese incredibilmente vivide da una fotografia buia e da colori opachi e sgranati, che fanno da sfondo ad immagini surreali partorite da una fervida immaginazione umana, inquietante ed estrema. Come ho detto, “Inland empire” non dovrebbe essere definito un “film” in termini di “prodotto cinematografico”, ma piuttosto un “film” fatto solo per noi, o magari, non è neanche un “film”... Forse è un dipinto, un ritratto, una sagoma, una figura eterna e divina che simboleggia le atrocità della vita di cui fanno parte i protagonisti della storia; ma anche qui, c’è un “tranello”... “Inland empire” non può neanche essere definito una “storia”, per il semplice motivo che non lo è, o meglio, al suo interno sono racchiuse più storie, e per delinearne un numero preciso diciamo 2: una è “reale” e l’altra è “fittizia”, e, a mio giudizio, sta proprio qui la “difficoltà”, se vogliamo definirla tale, di “comprendere” l’identità di “Inland empire”. Infatti, la prima storia, vede protagonisti Nikki (Laura Dern), nota attrice cinematografica che viene ingaggiata per interpretare un importante ruolo nel film “Il buio cielo del domani”, e insieme a lei c’è anche Davon (Justin Theroux), il protagonista maschile, che verranno diretti da Kingsley (Jeremy Irons), il regista e dal suo assistente Freddie (Harry Dean Stanton). Da questo momento, sfido chiunque, durante lo scorrere dei fotogrammi, ad identificare se quello che si sta guardando è realtà o pura finzione, o semplicemente, se il “film” che si sta visionando è quello di David Lynch o quello di Kingsley. Da qui ci colleghiamo alla seconda storia, che ovviamente è quella “del-film-nel-film”, che ha come interpreti gli stessi protagonisti dell’altra storia, solo con nomi differenti: Nikki è Sue e Davon è Billy. A sostegno di questa tesi, si aggiungono anche altri elementi molto ricorrenti all’interno della pellicola, come la ragazza in lacrime davanti al televisore che osserva a sua volta un mondo fittizio che è quello della televisione, che rappresenta in sé un’altra “realtà” che è quella della sit-com “Rabbits”, che si congiunge, facendo quasi da “perno”, al mondo dei due protagonisti, facendo da filo conduttore. La bellezza di “Inland empire” sta appunto nel saper coniugare alla perfezione e senza sbavature e sfumature forzate, il reale e l’immaginario umano, rendendo ogni sguardo, volto, corpo... una vera, autentica e infinita allucinazione, tanto che lo stesso “film” pare chiedersi: “Sono veramente io lo “strano”, o siete “voi” che mi state guardando?”. Uscendo momentaneamente dal contesto “storia-reale/irreale”, credo che “Inland empire” si possa definire la frontiera completa di David Lynch, che per la prima volta nella sua carriera utilizza il formato digitale, come hanno fatto anche altri importanti cineasti come Spike Lee, Brian De Palma, Gus Van Sant e Lars Von Trier, e che racchiude in sé gli incubi di “Strade perdute” e “Mulholland drive”, che Lynch omaggia con un cammeo sui titoli di coda della co-protagonista Laura Harring, ai veri e propri sogni di tutta la sua carriera e la sua vita. Lynch ha dedicato tutto se stesso per questa sua opera: dalla regia alla sceneggiatura, al montaggio e alle musiche, che sembrano anche fare a meno del grande Angelo Badalamenti che ha composto molte colonne sonore per la filmografia di David Lynch. “Inland empire” è un’opera unica, snervante, infinita... che solo un talento fortemente emotivo e incredibilmente sensibile come quello di David Lynch avrebbe potuto realizzare. Francesco Manca

ceo_85 Film Cinema
ceo_85
10

Non tutto può essere valutato, non tutto può essere spiegato. Al massimo ci si può fare un'impressione, un'idea, un'opinione. Parlare di Lynch e dei suoi lavori è sempre complicato.
Se con Mulholland Drive, Lynch raggiunge l'assoluta eccellenza narrativa, con INLAND EMPIRE scavalca ogni limite, partorendo una pellicola che è sperimentazione pura.
Ma cerchiamo di procedere con calma ed ordine. La trama si INLAND EMPIRE, sempre se di trama si può parlare, non è facile da raccontare.
Un universo concentrico che racchiude un'infinita varietà di film, storie, personaggi, luoghi, realtà.
Lynch è da sempre ossessionato dallo spazio/tempo e dalle dimensioni che lo compongono. Un crogiolo infinito di elementi che stordiscono totalmente lo spettatore, attraverso la sua risaputa visionarità che ne carica di significati infiniti ognuno di essi.
INLAND EMPIRE, freddo eppur carnale, caotico e lineare, è vero e proprio metacinema, senza inizio nè fine, in continuo movimento perpetuo.
Il realismo assoluto di questo grande film di finzione (parla comunque di cinema) attraverso la scelta del digitale, ricostruisce un'atmosfera incredibilmente angosciante: si respira aria di morte, di disastro, di orrore come non mai nel suo cinema.
Sequenze di grande bellezza (che si possono prendere come elementi indipendenti e quindi ancor più perfetti e importanti), cercano di seguire una delle sceneggiature più complesse mai scritte, susseguendosi senza un vero e proprio continum logico/temporale. Ed è lo spettatore, che con un personalissimo lavoro mentale, assembla il tutto a suo piacimento.
Si potrebbero dire infinite cose sulla pellicola, sui vari significati e sulle possibili interpretazioni, così come sull'incredibile lavoro tecnico, ma ha un'importanza del tutto secondaria. INLAND EMPIRE deve essere visto, ascoltato, vissuto. Più e più volte, per poter esser assimilato, compreso e indubbiamente apprezzato.
Superfluo ma doveroso sottolineare la bravura del cast, cui spicca la sua attrice feticcio Laura Dern, che regala la sua migliore interpretazione di sempre impersonando il doppio ruolo della protagonista. Musiche incredibili, con pezzi classici e score, come al solito eccellente, di Badalamenti.
Probabilmente per pochi, sicuramente un capolavoro.

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