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Inside Man

Foto Inside Man Film, Serial, Recensione, Cinema

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In una New York contemporanea, un gruppo di quattro rapinatori, capeggiati da un ladro filosofo, Dalton Russell (Clive Owen), e vestiti da imbianchini, penetra nella Manhattan Trust, banca presieduta dal rispettato Arthur Case (Christopher Plummer). All'interno vengono sequestrate le persone presenti che vengono fatte vestire come la banda stessa. Incaricato di sovraintendere alle operazioni di polizia viene inviato il detective Keith Frazier (Denzel Washinghton), invischiato in una indagine interna per sospetta corruzione, in compagnia del detective Bill Mitchell (Chiwetel Ejiofor). Comanderanno il gruppo di pronto intervento del capitano John Darius (Willem Dafoe).

Titolo originale
RegiaSpike Lee
CastDenzel Washington, Clive Owen, Jodie Foster, Willem Dafoe, Waris Ahluwalia, Ashlie Atkinson, Robert Bizik, Ed Bogdanowicz, Cherise Boothe, David Brown
GenereDrammatico
Anno2006
Durata129', 7 Aprile 2006
ProdU.S.A.
ProduzioneUniversal Pictures
DistribuzioneUIP
Sitowebwww.theinsideman.net

Recensioni (3)

Superficie 213 Film Cinema
Superficie 213
8

Dopo il deludente - seppur discreto... - LEI MI ODIA il bravo Spike Lee torna a dirigere un film,ma anche stavolta opta per una pellicola di genere,dove la storia e' classica e dove i personaggi non sono mai quello che sembrano,da buon manuale del noir d'azione. Fortunatamente la sceneggiatura che Lee ha a disposizione - dopo che era stata rifiutata da Howard che abbandono' il progetto.. - e' di quelle forti,solide e senza forzature. Lee poi aggiunge del suo in sede di messa in scena,descrivendo un America che ha paura,piena di contraddizioni - si veda ad esempio come viene trattato l'arabo che e' scampato alla rapina e i discorsi razzisti di un sergente verso i ragazzini non bianchi della I personaggi sono scritti con spessore,il poliziotto interpretato da Washington e' molto sfaccettato,e stavolta l'attore afroamericano da' il suo meglio lasciando davvero un 'impronta nella pellicola. Non gli sono da meno un bravissimo Dafoe in versione piu' "soft" del solito,una Jodie Foster brava come altre poche volte ,un ottimo Clive Owen che qui azzecca il suo ruolo migliore ed infine il magnifico Plummer che da'ennesima prova del suo innato talento. E la regia di Lee? Splendente,precisa senza sbavature e con un ritmo eccelso,cosi' come la fotografia,le musiche ed il montaggio. Il racconto spezzato con flashforward fotorgrafati in modo sublime,i colpi di scena a ripetizione e la perfetta tensione fanno alzare ancor di piu' le quotazioni di una pellicola molto bella,che e' si' di genere,ma come se ne facevano ai bei tempi. Federico Frusciante

Michael Vronsky Film Cinema
Michael Vronsky
8.5

…E bravo Spike Lee! Dopo la cocente delusione di Lei mi odia, commedia buonista e falsamente caustica, torna finalmente sui suoi passi evidenziando nel suo inconfondibile stile, quella verve iconoclasta che ha sempre contraddistinto il suo modo di fare cinema. Inside Man è un blockbuster d’altissimo livello, ottimamente calibrato, perfetto sia nella forma che nel contenuto. La storia è semplice ed apparentemente poco originale: tre ladri mascherati da imbianchini si introducono all’interno di un’ importante banca nel cuore di Manhattan (roccaforte guarda caso dell’ intera potenza finanziaria globale) prendendo come ostaggi un imprecisato numero di persone. Un detective cercherà di negoziare. Una donna dall’aspetto elegante e dall’aria ambigua, incaricata dal potente padrone di casa, prova a calmare le acque, attuando una risoluzione ai problemi che ricorda inequivocabilmente il Winston Wolf di Pulp Fiction. Niente è come sembra, nessuno è pulito. C’è qualcosa di molto grosso in ballo, ma cosa? E se gli ostaggi intrappolati là dentro fossero complici? Qual è il vero scopo di questa rapina? Spike Lee cita un genere per poi destrutturarlo. Fa uso degli stereotipi in maniera puramente ingannevole. Difatti dietro il ferratissimo thriller si cela una profonda riflessione sul mondo attuale. Laddove lo splendido La 25°Ora era un dichiarato omaggio del regista newyorkese ad una devastata America post 11/9, mugolante dolore e ferita nel corpo e nello spirito, Inside Man è nettamente inferiore, ma ugualmente feroce nel suo sconfortante messaggio di fondo. Caratterizzato da toni meno “seriosi”, Inside Man è una spietata critica ad un’ America intollerante e violenta, ipocrita e razzista, allucinante nella sua follia distruttrice. Nazione vulnerabile incapace ancora di rimuovere quel terribile trauma, di distinguere il giusto dallo sbagliato, il bene dal male, confine oramai raggiunto e oltrepassato da una paranoia ogni presente e divoratrice che perpetua indisturbata. Ma Inside Man è anche una crudele accusa nei confronti di una società immorale e prevaricatrice: abile Spike Lee nell’amalgamare l’houmor e l’azione, senza mai scivolare nell’insopportabile retorica moralista, ma alternando anzi emozionanti colpi di scena. Inside Man ha ritmo da vendere, è diretto con classe e intelligenza (efficaci i continui flashback e flashforward) e trova grande sostegno nel cast. Se Denzel Waghington è convincente nel ruolo dell’istrionico detective, il magnetico Clive Owen è eccezionale in quello del misterioso ladro. Nel suo preciso meccanismo ad orologeria, Inside Man è notevolmente accostabile a I soliti sospetti. Una domanda finale: che il personaggio interpretato dall’ottimo Christopher Plummer, l’ambizioso uomo d’affari senza scrupoli, sia una metafora dell’attuale presidente statunitense? A Spike Lee l’ardua sentenza.Marco Sorrentino

backstreet70 Film Cinema
backstreet70
8

La voce del personagigio interpretato da Clive Owen ci chiarisce subito che è il come la domanda più importante da porsi nel vedere lo svolgimento dell’azione: non CHI fa il film, non PERCHE’ lo fa e neppure QUANDO lo fa ma COME lo fa. Che poi delle quattro è la domanda che pone l’elemento della qualità, qualità che in questo film non manca. Doveva farlo Ron Howard questo film (regista diciamolo chiaro appena accettabile), fortunatamente ha volto la sua attenzione da altre parti (Cindirella man), la partita è passata nelle mani di Lee che ci ha risparmiato sparatorie ed effetti speciali a favore di una storia con dei personaggi che racconta più di quanto sembri. Si parte con una New York come non luogo, tutte le inquadrature iniziali ce la pongono quasi una città antica, a tratti gotica così soffocata da quelle statue su cui si vedono i primi residui del tempo, quasi la società americana sia passata dall’epoca dell’impero romano (targato U.S.A.) al periodo medioevale dove le divisioni e le lotte ne fanno uno dei periodi più oscuri della storia dell’umanità, un’epoca in cui si poteva fare ma non si è fatto.Qui non si lotta più per il miglioramento, ma per lasciare le cose come stanno, almeno per non farle peggiorare, una città (una nazione) che non si preoccupa più di mostrarsi razzista verso se stessa, lo dà come fatto ormai consolidato e si prova più che altro a sopportarsi ed a sopportare: tanto un negro (o afroamericano) rimarra sempre un negro, un arabo un arabo ed un ebreo un ebreo (buono solo per farsi dar consiglio su che diamanti comprare). Dietro questi (e molte altre) “sfumature” abbiamo il film, abbiamo il soggetto forte e granitico ed una sceneggiatura con i controcazzi; tutta l’azione a ben vedere si svolge in una economia scenografica e temporale minimalista :una strada e due stanze senza che si spari un colpo per oltre un’ora emmezza di film che fila veloce come una pallottola. Ma dietro questo “sipario” c’è la capacità di un regista che sa usare molto bene le sue armi principali (montaggio, fotografia e riprese) al fine di mostrarci quanto semplice ma mastondontico sia il racconto morale che ci propone. Con un finale altrettanto morale: il debito alla sopportazione razzistica attuale viene pagato con la punizione ad un razzismo che ha prodotto danni ancora più visibili (e Plummer somiglia a nonno Bush molto più di quanto sembri a prima vista) nonostante nessuno dica no al DIO dollaro dalla Foster a Washington passando per Owen. Infine Lee si mostra come uno dei registi più trasversali e illuminati dell’ultimo decennio, mescola assieme action-movie, commedia e political thhriller con una nochalance incredibile creando un’alchimia micidiale…qualcuno tutto questo lo chiama cinema. Paolo Iglina

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