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La casa dalle finestre che ridono

Foto La casa dalle finestre che ridono  Film, Serial, Recensione, Cinema

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Un pittore pazzo muore suicida in un paese del ferrarese, dopo avere dipinto un affresco terribile, rappresentante il martirio di San Sebastiano tra due figure ghignanti. Gli interessati allo sviluppo turistico della località, considerando l'opera di Buono Legnani un'attrazione, decidono di restaurare l'affresco e fanno venire il concittadino Stefano, pittore mancato. Il giovane viene perseguitato da fatti strani e inquietanti, mentre l'amico Mazza, prima di scomparire con un finto suicidio, gli rivela una storia fantastica della quale non riesce a dargli i particolari... (Trama ufficiale)

Titolo originale
RegiaPupi Avati
CastLino Capolicchio, Francesca Marciano, Gianni Cavina, Vanna Busoni
GenereHorror
Anno1976
Durata110 '
ProdItalia
Produzione
Distribuzione
Sitoweb

Recensioni (2)

Superficie 213 Film Cinema
Superficie 213
10

Il miglior film in assoluto di Avati e' questo capolavoro del thriller nostrano che unisce con sapienza atmosfere gotiche a quelle ben piu' sinistre di lovecraftiana memoria. Pupi Avati dirige in modo assolutamente perfetto un film dove ogni cosa e' al proprio posto. Tutto il reparto tecnico funziona alla stragrande,la fotografia e' eccezionale,la recitazione e' di livello alitissimo - Capolicchio mai piu' cosi' bravo - e nel complesso anchela colonna sonora e' davvero azzeccata. Un film particolare,che crea tensione grazie agli stupendi ambienti naturali,ai precisi movimenti di macchina ed ai silenzi prolungati. Sceneggiuatura del regista col fratello e Costanzo di supporto che regala vere emozioni,sia nelle sequenze piu' spaventose - gli ultimi quindici minuti sono un susseguirsi di paura,tensione e cattiveria - ,sia in quelle piu' riflessive e pacate. Nella provoncia silenziosa si annidano i peggiori istini umani? Finale splendido al cardiopalma con colpo di scena eccellente. Un capolavoro assoluto,di quelli che non si dimenticano nonostante i piu' di trent'anni passati dalla sua uscita nelle sale. Federico Frusciante

compagno_grimm Film Cinema
compagno_grimm
8

Pupi Avati ha dimostrato, durante la sua lunga ed intensa carriera registica, di essere un cineasta a cui piace molto variare, esplorare nuove strade, scoprire nuovi metodi di comunicazione, e con “La casa dalle finestre che ridono”, suo terzo film “di genere” risalente al 1976 (preceduto da “Balsamus – L’uomo di Satana” (1968) e “Thomas - Gli indemoniati” (1969)) lo conferma definitivamente. “La casa dalle finestre che ridono” si avvale di una sceneggiatura scritta a otto mani dallo stesso Avati in collaborazione con il fratello Antonio, Gianni Cavina (che nel film interpreta il personaggio di “Coppola”) e Maurizio Costanzo strutturata in modo non proprio impeccabile ma sicuramente originale, infatti, la pellicola del regista emiliano, pur non riuscendo a nascondere alcune analogie con gli esordi Argentiani, si differenzia da molte altre per un uso della suspence e della tensione al quanto insolito e in parecchi tratti efficace, a cui difficilmente, nei periodi successivi, abbiamo avuto modo di assistere nuovamente. La prima parte del film si svolge molto lentamente, senza che accada quasi nulla, caratterizzata spesso da un ritmo piuttosto fastidioso; in questa prima frazione ci viene presentata la figura portante della trama, ovvero, Stefano (un ottimo Lino Capolicchio), un giovane restauratore che viene incaricato per “ridare vita” ad un dipinto raffigurante il Martirio di San Sebastiano che porta la firma di un misterioso pittore di nome Buono Legnani, apparentemente morto suicida anni prima. Qualcuno, però, è contrario al fatto che Stefano metta mano su quel dipinto, infatti, il giovane inizia a ricevere strane telefonate che gli intimano di lasciare perdere e di tornarsene a casa. Cosa si cela dietro quell’affresco? Molte persone che potrebbero aver scoperto la verità vengono brutalmente ed inspiegabilmente uccise, finchè, anche lo stesso Stefano, verrà a conoscenza del macabro mistero di quel dipinto… Avati tratteggia con notevole disinvoltura un mistery-movie in piena regola che ben presto è divenuto un Cult. L’aspetto che più colpisce in questa sua opera è senza dubbio la suggestiva ed inquietante rappresentazione della bassa padana romagnola, in cui la tranquillità e la pace vengono letteralmente spezzate dal sangue e dai vari delitti che si susseguono nella pellicola. Non è certo da sottovalutare anche l’eccellente uso delle musiche ad opera di Amedeo Tommasi, che si abbinano perfettamente all’atmosfera cupa e malvagia che regna nel film, ed è questo il principale motivo per cui la prima parte, anche se priva di particolari colpi di scena, risulta comunque riuscita e ben organizzata, cui si affianca una seconda frazione colma di pathos e tensione, consolidata inoltre da una buonissima fotografia che richiama molto l’arte gotica del ‘300. I giusti elogi vanno anche al cast, composto oltre che dai già citati Capolicchio e Cavina, anche dalla brava Francesca Marciano, all’epoca solo 21enne, e dagli ottimi Pietro Brambilla, Pina Borione e Eugene Walter nel ruolo del prete. Ad una storia, come detto, più che convincente, è senz’altro da sottolineare un finale pirotecnico ed inaspettato, che rimarrà per sempre nell’immaginario di tutti gli spettatori che hanno avuto modo di vedere la pellicola di Avati e ovviamente nella storia del genere Horror. Francesco Manca

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