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La Cosa

Foto La Cosa Film, Serial, Recensione, Cinema

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Al Polo Nord, nell'inverno del 1982, un gruppo di scienziati scoprono un mostro ibernato da oltre 100.000 anni. Riportato in vita dalle radiazioni, il mostro capace di assumere qualsiasi sembianza, si insidia tra loro scatenando il panico.

Titolo originale
RegiaJohn Carpenter
CastKurt Russel, Wilord Brimley, T. K. Carter, David Clennon, Keith David, Richard A. Dysart, Charles Hallahan, Peter Maloney, Richard Masur, Donald Moffat, Joel Polis
GenereFantascienza
Anno1982
Durata104'
ProdUsa
ProduzioneDavid Foster, Lawrence Turman
DistribuzioneMCA / Universal Pictures
Sitoweb

Recensioni (1)

Ugo80 Film Cinema
Ugo80
10

Tratto da un racconto di Don A. Stuart (pseudonimo di John Capbell Jr.) intitolato "Who goes there?", nel 1950 i registi Howard Hawks e Christian Nyby acquistarono i diritti del romanzo per portarlo sullo schermo nel film divenuto un classico: La "Cosa" da un altro mondo. Nel 1981/82 J. Carpenter, grazie all'aiuto di due produttori appassionati di fantascienza, produsse la sua versione della storia originale intitolata semplicemente The Thing. Il riadattamento riprende il romanzo lì dove gli eventi si concentrano sull'abilità della "cosa" a mutare forma e ad assumere nuove identità, dove distruggerla è meno importante quanto invece lo è identificarla. Il vecchio film invece rinunciava a questo aspetto concentrandosi sull'abilità della "cosa" a riprodursi. Inutile fare dei paragoni, sono due film diversi e con una diversa tipologia di racconto, tanto più che lo stesso Carpenter avrebbe rinunciato a girarlo se fosse stato un semplice e banale remake del maestro. Questo è tanto più evidente dalla riflessione che viene insinuata tra le file di un racconto che impercettibilmente cresce in un pathos insostenibile, dove riesce a condurre lo spettatore in un clima di incertezza. Ambientato in Antartide, nell'inverno del 1982, una base scientifica statunitense viene interrotta dall'arrivo di un elicottero partito da una stazione di ricerca norvegese, che sta inseguendo un husky per abbatterlo. Ma è l'elicottero ad essere abbattuto, mentre il cane viene accolto nel campo statunitense. Mcready, pilota d'elicottero, e il dottor Copper partono in direzione del campo norvegese per capire le ragioni dell'accaduto. La scoperta dei resti di un corpo informe fa aumentare l'inquietudine fra questo gruppo di scienziati tanto da far proseguire le ricerche che conducono, attraverso i nastri registrati dai norvegesi, all'ubicazione esatta della scoperta di un'astronave sepolta da secoli. In seguito ad alcuni studi il dottor Blair è il primo che intuisce l'estrema pericolosità del contagio, ma viene isolato a causa dei suoi vaneggiamenti. Ma è ormai troppo tardi. La scoperta agghiacciante di un essere alieno che assorbe le creature viventi scatena il panico fra gli uomini che arrivano a dubitare di qualsiasi cosa. Tralasciando i dettagli, ormai noti, la lettura del film può essere estesa ad una condizione esistenziale e morale degli esseri umani, portando la ricerca dell'estetica carpenteriana al capolinea. Tutto ciò che farà dopo, infatti, saranno solo delle variazioni sul tema. Il formato da lui utilizzato (2:35) una volta tanto è pienamente giustificato, mettendo in scena il progressivo disfacimento mentale, e anche fisico, delle persone. La storia tutto sommato è semplice, ma è raccontata con una perfetta tecnica narrativa, ormai giunta a piena maturazione, che fa tenere incollati allo schermo. Partendo da un presupposto fantascientifico, la storia si intinge di horror anche per il contributo dei famosi effetti scenici di un giovanissimo Rob Bottin, già noto per aver partecipato a "L'ululato" di Joe Dante. Questi effetti contribuirono a mettere il regista sul banco d'accusa da parte della critica americana, chiamandolo "pornografo della violenza" e la scomunica dalle major americane. Nemmeno il pubblico fu clemente condannandolo ad un immeritato fiasco. Probabilmente il vero motivo dell'insuccesso è da imputare ad un altro film uscito quasi contemporaneamente: E.T. La visione dell'alieno buono era in netto contrasto con una creatura non solo malvagia ma anche beffarda. Una caratteristica originale rispetto all'Alien di Scott, cioè una massa informe che fagocita le vittime e ne prende le sembianze. Un film teso, estremo, discordante e, fra tutti i film di Carpenter, a giudizio di chi scrive il migliore. Tuttavia il regista ne ha pagato le conseguenze, rimanendo confinato tra i film a basso budget, solo per l'averci mostrato che la "cosa" indefinibilmente priva di forma è un enigma senza soluzione, come lo è la natura umana. Ugo Gianfreda

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