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La Maschera di Cera

Foto La Maschera di Cera Film, Serial, Recensione, Cinema

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Un incidente d'auto costringe un gruppo di studenti a vagare per Mabrose, un villaggio sperduto. Qui finiscono in un inquietante museo di cera dove vivono due terribili fratelli gemelli. E quello che per sei amici era iniziato come un tranquillo weekend di relax, si trasforma ben presto in una terrififcante lotta per salvare le proprie vite.

Titolo originale
RegiaJaume Collet-Serra
Cast Paris Hilton, Chad Michael Murray, Brian Van Holt, Jared Padalecki, Jon Abrahams, Robert Richard, Elisha Cuthbert
GenereHorror
Anno2005
Durata112'
ProdU.S.A. - Australia
Produzione
Distribuzione
Sitoweb

Recensioni (2)

Superficie 213 Film Cinema
Superficie 213
7

Molto carino questo film che ricorda nell'impostazione piu' il cinema horror anni'70 \'80 che il film del quale e' effettivamente il remake e del quale porta il titolo. Diretto bene e con gusto dall'esordiente Jaume Collet-Serra,recitato in modo abbastanza convincente - non da Paris Hilton che dimostra tutte le sue non qualita' artistiche ed anche le sue ( poche...) qualita' fisiche - ,messo in scena con sobrieta' e tenuto insieme da una buona tensione e da begli effetti splatterosi,questo film riesce a riadattare situazioni gia' viste grazie a delle discrete trovate visive e senza eccedere i modaiolisimi inutili,inserendo addirittura qualche elemento di critica sociale. Questo e' gia' un gran pregio in questi tempi dove l'horror ha perso quasi del tutto la sua forza critica verso la societa' e verso le sue paure. Numerose le sequenze ben fatte e poche le cadute di tono - di piu' nei momenti "teen"...- per una pellicola che sicuramente non dice nulla di nuovo,ma che non sfrutta il genere, lo ama. Federico Frusciante

scapigliato Film Cinema
scapigliato
8

Finalmente un horror carnale e plastico dopo troppi spettri dagli occhi a mandorla. Dopo "La Casa dei 1000 Corpi" questo è il miglior slasher uscito nelle sale. Mostra tutto ciò che c'è da mostrare, e soprattutto e perfortuna ha il divieto ai 14 anni, segnale che c'era qualcosa da vedere che non andava visto. E' il solito slasher, è vero, con il solito gruppetto di ragazzi dediti al sesso e al vizio che si perdono in luoghi ameni e vengono decimati dal folle di turno. Questa è la grammatica scheletrica del genere, ciò che fa la differenza è l'estetica e la poetica che il regista fa incontrare sul set. Dagli attori alla sceneggiatura, dalla fotografia al montaggio, gli elementi per creare e "modellare" un buon film ci sono, e Jaume Collet-Serra ci azzecca con facilità. Teste decapitate, crani perforati, visi devastati, sono solo alcuni degli elementi disturbanti, ma neanche poi troppo, che condiscono il film. E' un film che non risparmia nulla allo spettatore e gli mostra ciò che va mostrato, ovvero una certa violenza, anche gratuita che male c'è?, che sta alla base del genere. Una violenza che nasce dai quei posti maledetti in cui l'ignoranza e il bigottismo creano più mostri che gli esperimenti militari. Ma quella di Collet-Serra non è una pellicola che vuole fare della sociologia, vuole solo divertire realmente il pubblico con un vero slasher. Non ci sono porte che si aprono lentamente, presenza oscure da maledizione nipponica, non ci sono giochi cerebrali che virano irrimediabilmnte nel fantastico orrorifico: qui c'è carne e sangue. Ma due sono gli aspetti più importanti. Uno per comprendere ulteriormente il film, l'altro invece per criticarlo. Già, una critica a "House of Wax" va fatta: il sesso non si vede. Questo comunque la dice lunga sulla mentalità dell'America, lo Stato delle grandi libertà, della tolleranza e della democrazia. Per gli americani la violenza rimarrà sempre giusta e leggittima (tanto da mostrarla senza problemi nella maggior parte dei suoi film), mentre il sesso rimarrà sempre merce del diavolo, quindi bandito e demonizzato. Mentre Paris Hilton si spoglia nella tenda ci si sarebbe aspettati il lancio delle mutandine, con graziosi primi piani sul suo sesso. Eppure niente di tutto questo, neanche le scene più innocenti e caste ci vengono mostrate. Non ci fate vedere il sesso di Paris Hilton, però ci fate vedere un ragazzo incerato a cui cade la faccia a pezzi mostrando la carne nascosta sotto! Oppure il taglio del tendine o del dito, di alcuni personaggi, e via così! Credo sia il colmo. E soprattutto credo sia la prova lampante dell'ignoranza istituzionale e culturale americana. Mentre invece l'aspetto sul quale vale la pena riflettere, è il ruolo delle statue di cera. Queste, come le bambole e i pupazzi, rappresentano un'immagine di morte e non-vita, ma anche di preservazione. Quanti perversi hanno affollato cinema e letteratura con le loro bambole, fantocci posseduti, esseri impagliati, e via dicendo? C'è un certo gusto necrofilo in questo aspetto del genere horror, in cui la "perdita" non è più un male definitivo, ma la si può curare, magari con l'impagliazione. I due gemelli, uno più buono l'altro più sadico, che sono il riflesso dei gemelli protaginisti (lei quella buona, lui quello cattivo), sono come dei moderni Frankenstein che cercano di preservare i corpi. Ma mentre il vecchio dottor Victor della Shelley voleva anche superare Dio e trovare la vita dopo la morte, il mastro ceraio e suo fratello vogliono solo conservare i corpi, custodirli come reliquie. E qui chiaramente, la riflessione sul possesso del corpo altrui, dal cannibalismo al sesso, torna a tenere banco. Anche se poco sviluppato e visivamente poco reso, è un tema che trattato in "House of Wax" mostrandoci i labili confini tra lecito ed illecito nella sfera sessuale. Oppure si possono scomodare sia Mario Bava con il suo "ritorno del morto", sia il Don Juan letterario con il suo "invitato di pietra", statua con funzioni castigatrici. Su tutti, complimenti a Chad Michael Murray, perfetto nel ruolo del burbero fratello. Mauro Fradegradi

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