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Match Point

Foto Match Point Film, Serial, Recensione, Cinema

Chris (Jonathan Rhys-Meyers) è un giovane irlandese, bello e fortunato con le donne. Di origini modeste, riesce ad avere successo grazie al tennis professionistico; lasciato il tennis e l'isola natale, si sposta a Londra, per aver maggiori possibilità di salire la scala sociale.

Titolo originale
RegiaWoody Allen
CastJonathan Rhys-Meyers, Scarlett Johansson, Emily Mortimer, Mattew Goode
GenereDrammatico
Anno2005
Durata124' / 13 Gennaio 2006
ProdGran Bretagna
ProduzioneBBC, Thema Production
DistribuzioneMedusa
Sitowebwww.matchpoint.dreamworks.com

Recensioni (3)

Superficie 213 Film Cinema
Superficie 213
7.5

Dopo averne sentito parlare per settimane ad aver letto sperticate lodi mi sono accinto a vedere questa nuova fatica del grande Allen. Devo dire che chi ha gridato al capolavoro deve essersi perso qualche passaggio del bravissimo artista newyorchese,tipo la meta' del film CRIMINI E MISFATTI,praticamente lo stesso soggetto svolto pero' in modo migliore. Non che qui sia voli basso.Tutt'altro,il film e' girato benissimo,la fotografia e' splendida ,la sceneggiatura - nonostante qualche ingenuita' e qualche luogo comunue del genere - ha delle perle rare sia nei dialoghi che nella messa in scena e gli attori sono molto bravi. Tutta la prima parte richiama sia nello stile che nei contenuti il cinema europeo d'autore ,che sia Antonioni o Bergman e' indifferente,e ha dei tempi lenti,giusti che non tradiscono il minimo cedimento di tensione,poi nella seconda parte si passa - senza sorprese sinceramente.. - nettamente verso il noir piu' puro,dove Allen da forse il meglio di se,girando una sequenza d'omicidio davvero ottima e dove il destino fa la parte piu' importante. Ci sono molte cose intriganti in questa pellicola e che meritano di essere citate: il dialogo tra il giovane protagonista ed i due fantasmi - stile teatro greco,che Allen aveva gia' sfruttato in modo ben piu' evidente ne LA DEA DELL'AMORE -,l'iniziale sequenza con la pallina da tennis che rimane sospesa a mezz'aria - e arriva subito Antonioni come fantasma.. -,il ralenty sull'anello della vecchia che cade lungo il marciapiede,la sparatoria e le ultime battute conclusive che smouvono ancor di piu' lo spettatore. Insomma Allen ci guida attraverso una storia che annichilisce e che non lascia speranze - in questo caso e' strana ed azzardata.. la similitudine con il finale di Arriverdi amore,ciao di Soavi.. - dove chi guarda si immedesima nel cinico Chris,sentendosi in colpa ma sperando,forse in unn futuro simile al suo. Ritratto spietato del quieto vivere alto borghese. Federico Frusciante

Michael Vronsky Film Cinema
Michael Vronsky
9

Chris Wilton, giovane tennista irlandese ritiratosi dall'attività agonistica, decide di trasferirsi a Londra per insegnare nei privilegiati club. Si innamora di Chloe, facoltosa ragazza sorella di Tom Hewitt, un suo allievo. I due si sposeranno e lui tenterà il successo. Woody Allen cambia genere, o almeno quel genere che l'ha contraddistinto in carriera specialmente negli ultimi anni. Ma soprattutto cambia città: e la traslazione sembra non infastidire a questo grande cineasta che superata la soglia dei settant' anni mostra ancora un talento ed una lucidità da far invidia a chiunque. Il giovane arrampicatore sociale (uno strepitoso Jonathan Rhys Meyers) si aggira con naturale esperienza negli ambienti dell'alta finanza londinese come lo stesso Allen per la prima volta fuori dalla sua "tana" in una città a lui sconosciuta e così distante dalla sua amata New York: e descrive la capitale inglese con eguale minuziosità. "Match Point" è un dramma psicologico sul destino, l'avidità e la fortuna che impercettibilmente governa le nostre esistenze: l'immagine iniziale di quella pallina da tennis che colpisce il nastro della rete e per un attimo rimane sospesa senza sapere da che direzione andrà, fa da paradigma a tutto il film. Tutto procede per il verso giusto fino a quando l'incontro con Nola, fidanzata di Tom, attricetta da quattro soldi ma fortemente ambiziosa, creerà acompiglio nella sua vita. Ed è nel corso del primo tempo che la sensualità prorompente di Scarlett Johansson, DEA fra i comuni mortali, la tentazione fatta donna, la fa da padrona: seduce Chris ad ogni sguardo fin dalla prima spiazzante apparizione nella sala del ping pong in un gioco di primi piani ottimamente calibrati da Allen. Irresistibile, magica, fatale. La scintilla scocca e la passione divampa, annebbia la mente, sotto la pioggia battente in quella casa di campagna. Ma la realtà incombe. E alla notizia di una prossima quanto indesiderata gravidanza il protagonista è messo alle strette. Già perchè quel figlio che sua moglie fatica così tanto a concepire per un beffardo segno del destino nascerà dalla donna sbagliata: l'oggetto del desiderio ora è diventato un ostacolo per la sua scalata al potere. Ed in un' insonne notte, tormentato da mille pensieri, abituatosi ad un certo tenore di vita e spaventato da un eventuale "ritorno alle origini", prenderà la drastica decisione. Ancor più cinico di un altro precendente capolavoro del regista "Crimini e Misfatti", lì almeno era presente una sottile religiosità di fondo che tentava seppur inutilmente di svincolarle il personaggio dalla perdizione nella quale era precipitato e di ricondurlo sulla dritta via, "Match Point" è un film puramente ateo. Nessuno è esente dal peccato in un universo composto da pedine, dove gli esseri umani sono manipolati e manipolatori. Una continua lotta alla sopravvivenza senza esclusione di colpi che ha come obbiettivo primario custodire integro il proprio status sociale: a differenza di una partita da tennis qua non esistono regole. Woody Allen è consapevole di questo, impreziosisce il film di brani d'opera che infondono maggiormente un clima di tragicità alla storia. Come se non bastasse dissemina nel corso della visione particolari letterali, turistici, gastronomici e forti richiami Hitcockiani che sono pienamente visibili oltre che nel personaggio di Scarlett che possiede lo stesso morboso fascino della Novak di "Vertigo" nell'evolversi della vicenda che assume sempre più risvolti da Thriller. La sua regia è semplice ed essenziale: campi, controcampi, morbide carrellate e significativi primi piani. L'aria fredda e distaccata di Londra è perfettamente resa da un'impeccabile fotografia. Finale pessimista quanto inesorabile: si può convivere con un senso di colpa perenne, ma nella completa immoralità di un mondo alla deriva un castigo sarebbe inutile.Marco Sorrentino

backstreet70 Film Cinema
backstreet70
8

Su un piano puramente tematico sembra che il film di Allen sia assai lontano dalla sua opera precedente. Il testo filmico poggia su una struttura Hitckcockiana i cui riferimenti sono palesi, su tutti “Delitto perfetto”, l’occhio dello spettatore è sempre puntato sulla borsa che contiene il fucile ogni volta che questa viene inquadrata anche da lontano, i ritmi sono serratissimi. Al di sopra di queste fondamenta si evolve la sostanza viva e pulsante dell’opera; si diceva prima che le tematiche sembrano lontane dalle corde di Allen, ma a ben vedere sono solo le conclusioni ad essere cambiate, il suo film più vicino a questo è “Crimini e misfatti” (anche lì una storia di tradimenti ed omicidi), ma se là tutto era avvolto in un alone di cinica malinconia qui abbiamo invece una cinica crudeltà. Il personaggio principale non ci pensa neppure per un attimo a lasciare la mogliettina, il lavoro e soprattutto i danarosi suoceri, cita Senofonte con una delle frasi più crudeli della storia (Il vero dono è non essere nati) e si affida alla dea bendata con meccanica precisione: un vero mostro dei nostri tempi ed in quel posto all’amore che vince su tutto. Il tutto è diretto con la solita sicurezza: non un movimento di macchina fuori posto o un carrello non necessario. Non un capolavoro (il primo tempo soffre di un paio di momenti piatti) ma un ottimo film, e se invecchiando Woody continua così non potremo far altro che goderne. Paolo Iglina

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