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Psycho

Foto Psycho  Film, Serial, Recensione, Cinema

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Marion, impiegata in una società immobiliare, fugge dalla città per raggiungere il suo fidanzato con una forte somma sottratta ad un cliente. Prima di raggiungere la casa del fidanzato ha la malaugurata idea di pernottare in un motel gestito da Norman, un strano tipo oppresso dal carattere autoritario della madre... (Trama ufficiale)

Titolo originale
RegiaGus Van Sant
CastVince Vaughn, Anne Heche, Viggo Mortensen, William H. Macy
Genere
Anno1998
Durata103 '
ProdU.S.A.
Produzione
Distribuzione
Sitoweb

Recensioni (2)

Superficie 213 Film Cinema
Superficie 213
8

Gus Van Sant mette in scena il remake del film di Hitckcock in modo assolutamente fantastico. Il regista indie americano gira la pellicola come un vero e proprio "calco" dell'originale,riuscendo a ricreare ogni inquadratura alla perfezione e colorando il tutto con uno stile molto anni 50,pastellato ma freddo che sembra uscito da un film di Sirk. Van Sant omaggia il capolavoro di Hitchcock,il suo lavoro fililogico e' impressionaante,l'accuratezza della messa in scena lascia a bocca aperta e nel complesso il film e' bello,mai stucchevole ed ha una forza che e' quasi eguale a quella - irraggiungibile - dell'originale. Un film ,che e' anche sbagliato definire remake,visto che qui il regista americano non cambia una virgola nelle inquadrature - se non per una scena un po' piu' esplicita sulla masturbazione di Bates - riesce nell'intento di modernizzare il film del maestro inglese,grazie anche alla bravura degli attori tra cui un Norman Bates/Vince Vaughn davvero convincente. Da vedere senza paraocchi. Federico Frusciante

compagno_grimm Film Cinema
compagno_grimm
7.5

Esattamente come fece Martin Scorsese nel 1991 con lo splendido remake di “Cape Fear – Il promontorio della paura”, anche Gus Van Sant, uno dei simboli indiscussi del cinema indipendente americano, si dedica alla realizzazione del suo personalissimo omaggio al Maestro (basterebbe soltanto quest’unica parola per far intendere il cineasta in questione), ovvero, Sir Alfred Hitchcock. Van Sant ripropone uno dei capolavori assoluti di Hitchcock mantenendosi fedelissimo nella sceneggiatura (scritta da Joseph Stefano, lo stesso autore del copione originale) e nel montaggio, riuscendo a creare quel phatos e quell’atmosfera che fungevano da elementi portanti nell’omonima pellicola del 1960. Il regista traspone la vicenda narrata da Hitchcock 38 anni dopo, nel 1998, sparisce l’affascinante e sfolgorante bianco e nero, e subentrano al posto dei mitici e compianti Anthony Perkins e Janet Leigh, i comunque bravi Vince Vaughn, che nonostante non eguagli la leggendaria figura di Norman Bates impersonata da Perkins, fornisce comunque una delle sue performance recitative più sentite e convincenti, ed Anne Heche che sostituisce la Leigh nei panni di Marion Crane, per la quale vale lo stesso discorso fatto per Vaughn; nel cast si può notare anche la presenza di Julianne Moore al posto di Vera Miles nel ruolo di Lila Crane, Viggo Mortensen (Samuel Loomis), William H. Macy (Milton Arbogast), Philip Baker Hall (Sceriffo Al Chambers) e Robert Forster (Dottor Fred Richmond). Van Sant impiega un notevole impegno e una meticolosa cura soprattutto nei dettagli e nell’ambito tecnico, che acquista una ragguardevole importanza in quella che è e sarà per sempre una delle sequenze più spettacolari, impressionanti ed indimenticabili della storia del Cinema…ovviamente sto parlando della famosissima scena della doccia, in cui Janet Leigh veniva assassinata da un maniaco dal volto coperto che le infieriva diverse coltellate facendola morire sul pavimento del bagno. Ora, è scontato dire che, così com’era, quella scena non poteva in nessun modo essere replicata, e benché Van Sant ci metta tutta la visionarietà e il suo indiscutibile talento nel ricreare la stessa tensione, non riesce chiaramente a trasmettere lo stesso (e comunque ineguagliabile) impatto visivo e psicologico del Maestro, che per girare questa sequenza utilizzò oltre 70 angolazioni di ripresa impiegando una settimana di lavorazione, per una scena che, paradossalmente, dura solo 45 secondi. Ad ogni modo, l’opera di Van Sant risulta più che apprezzabile ed egregiamente elaborata, che il grande Maestro, se all’uscita del film nelle sale fosse stato ancora in vita, avrebbe sicuramente apprezzato. Per usare un eufemismo, si potrebbe dire che questo è, più di qualunque altra cosa, il tentativo più sincero, dignitoso e riuscito di “copiare” un film di Alfred Hitchcock, come hanno fatto, ahimè invani (ci sono comunque le eccezioni), molti altri registi dei nostri tempi. Francesco Manca

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