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Quel Motel Vicino alla Palude

Foto Quel Motel Vicino alla Palude Film, Serial, Recensione, Cinema

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Il vecchio, pazzo, omicida Judd è il proprietario di un cadente motel costruito ai margini di una nebbiosa palude. Dei suoi delitti non resta traccia perché le vittime finiscono fra le fauci dei coccodrilli. Dopo varie uccisioni nel motel capitano nel motel alcuni parenti delle vittime.(Trama ufficiale)

Titolo originale
RegiaTobe Hooper
CastMel Ferrer, Stuart Whitman, Neville Brand, Marilyn Burns
GenereHorror
Anno1976
Durata96 '
ProdU.S.A.
Produzione
Distribuzione
Sitoweb

Recensioni (2)

Superficie 213 Film Cinema
Superficie 213
8

Pochi registi hanno saputo raccontare la violenza che domina il lato piu' prettamente "zotico" della cultura americana. Uno che lo ha fatto alla grande e' proprio il vituperato Hooper,che dopo il capolavoro sul massacro della motosega del Texas si addentra ancora una volta nell'America sudicia,che vive nel sangue che l'ha generata. Naturalmente il maestro americano sceglie l'horror per disegnare un America sporca,rude che non vuole avere cambiamenti di alcun tipo,quindi reazionaria e "fascista" per nascita e crescita. Grazie ad una messa in scena lurida,che gioca sui colori accesi come sui chiaro scuri quasi gotici,Hooper porta lo spettatore in un mare di violenza e crudelta' che sfociano in un finale liberatorio,che pero' mostra ancora una volta come l'America generi mostri per poi farli sparire senza senitrsi cosi' in colpa. Dal lato prettamente thriller il film funziona alla grande,grazie ad una buona recitazione,a delle scene gore di buona fattura ed ad un ritmo soffocante che non lascia respiro. Nel complesso quindi una pellicola molto seventies che mantiene intatto il suo spirito anarchico senza cedere sotto il peso degli anni. Federico Frusciante

scapigliato Film Cinema
scapigliato
9

Subito dopo il successo rivoluzionario di “The Texas Chainsaw Massacre”, Tobe Hooper rimette mano agli incubi nascosti della provincia abbandonata a se stessa e regala al pubblico dell’horror carnale questo “Eaten Alive”. Non magari un capolavoro, visto che la seconda parte del film è meno riuscita della prima e sembra inciampare nelle lentezze di una sceneggiatura partita bene e poi esauritasi, ma ciò che conta in questo genere sono certi elementi, certi disagi, e una certa estetica della rappresentazione atta appunto a rappresentarli. Fa niente se il coccodrillo assassino è visibilmebnte finto e legnoso da non far paura. Paura e inquietudine la fa infatti il vecchio Judd, una vera e propria bomba ad orologeria che una volta innescata dalle proprie turbe scoppia senza mezze misure. Il film è un rendevouz di turbati, psicotici, schizofrenici, disturbati sessuali, tra cui anche un giovane Freddy Kruger, Englund, e un caratterista caro al cinema B italiano come Mel Ferrer. Neville Brand, ovvero il pazzo vecchio gestore del Motel, ha una rassomiglianza incredibile con Klaus Kinski. Mi fa piacere pensare che il regista avesse voluto il grande attore polacco-tedesco, o che almeno a lui si fosse ispirato, per il suo folle protagonista. Un personaggio nato nel ’77 e che corre dietro alle sue vittime con una grossa falce strisciando la gamba lesa. Una mise che ricorda quella del Jack Torrance di “The Shining”, che è però del 1980. La regia è perfetta e fa della pochezza di mezzi e di situazioni una seconda arma con cui dare un’aspetto allucinato all’intero film, dall’ambientazione, alle luci rosse, ai buii che ovattano personaggi e mostri, ai tanti pruriti sessuali che sono i principali deflagratori delle loro turbe, dal folle Judd, al marito isterico e al perverso Buck di Robert Englund. Un incubo ad occhi aperti che ha il suo punto di forza nell’unità di luogo e di tempo, proprio come “The Texas Chainsaw Massacre”, a cui vanno aggiunti i vari fuoripista narrativi che amplificano il senso di disagio dei personaggi disturbati trascinando anche lo spettatore in una spirale onirica e brutale da cui non si esce, e che non si fa troppe domande e non si pone troppi limiti di plausibilità e di pudore. Così come l’horror deve essere. Mauro Fradegradi

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