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Saw IV

Foto Saw IV Film, Serial, Recensione, Cinema

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L'Enigmista e la sua allieva Amanda sono morti. Adesso, dopo l'assassino del Detective Kerry, due esperti dell'FBI, l'Agente Strahm e l'Agente Perez, aiuteranno il veterano Detective Hoffman nel passare al setaccio gli ultimi indizi del puzzle dell'Enigmista.

Titolo originale
RegiaDarren Lynn Bousman
CastTobin Bell, Lyriq Bent, Costas Mandylor, Scott Patterson, Angus Macfadyen, Justin Louis, Simon Reynolds, Donnie Wahlberg, Shawnee Smith
GenereHorror
Anno2007
Durata95'
ProdU.S.A.
ProduzioneLions Gate Films, Twisted Pictures
Distribuzione01 Distribution
Sitowebwww.movies.break.com/saw4

Recensioni (3)

gabriargento Film Cinema
gabriargento
6

Attenzione: consigliamo di leggere la recensione solo se avete visto Saw IV, se avete visto magari gli altri episodi della serie e, se siete interessati a vedere il film, consigliamo di abbandonare la lettura. Tutto era iniziato in una sottospecie di gabinetto, con due sconosciuti incatenati, una sega e un cadavere. Dopo un anno, le vittime da due diventavano otto. Con il terzo capitolo si arrivava a rimettere in discussione gli episodi accaduti precedentemente. Saw IV si apre con l’autopsia di Jigsaw, morto alla fine del capitolo precedentemente. Ma nulla è finito: dal suo stomaco spunta l’ennesimo nastro che riaprirà i giochi. E Saw IV si apre con una scena che qualcuno potrebbe accostare a Stan Brakhage. Ma The Act of Seeing with One’s Own Eyes c’entra poco o nulla. Qui l’atto di vedere coi propri occhi (l’autopsia stessa) è messo a dura prova da una regia che ha solo lo scopo di colpire lo stomaco e i nervi di chi non può resistere alla visione dello smembramento di un corpo umano. La scena è impressionante, e segna un altro piccolo record del neo-torture porno commerciale. Si noti comunque una cosa: là dove Saw III giocava con gli altri due episodi, aggiungendo novità, spiegazioni e colpi di scena, Saw IV continua a giocare con la serie e mette ancora più in discussione fino all’ultimo la capacità dello spettatore di stare dietro ai tranelli della sceneggiatura ad incastro che è ormai un marchio di fabbrica di questo franchise. Chi va a vedere il quarto capitolo della saga di Jigsaw avendo perso un “appuntamento” o avendo le idee poco chiare sulle precedenti vicende, potrebbe capirci poco. E potrebbe paradossalmente non capire che la prima sequenza, appunto quella dell’autopsia, è in realtà l’ultima. In sostanza, Darren Lynn Bousman ha diretto la “seconda parte” del suo Saw III, raccontandoci una vicenda parallela accaduta mentre erano in corso i macelli e gli inganni del terzo episodio. Chi infatti va a vedere il film preparato, si aspetta l’entrata in scena più o meno immediata di Jeff, sopravvissuto protagonista di Saw III ancora alla ricerca della bambina rapita da Jigsaw. E invece, abilmente, gli sceneggiatori prendono un’altra via, sviluppano le storie dell’agante Strahm e di Rigg, che verrà sottoposto in prima persona ad una serie di prove infernali, facendoci dimenticare proprio di Jeff. La sua entrata in scena ormai verso l’epilogo è velocissima e clamorosa, e lo spettatore non può che riniziare a comporre mentalmente i pezzi: il tranello più grande di Saw IV è quello di aver creduto che questo fosse cronologicamente un sequel. E invece la visione di Jigsaw nella stessa stanza dove si svolgeva il capitolo precedente, con la gola tagliata e le altre vittime accanto (Amanda e la moglie di Jeff, con la testa spappolata), è davvero spiazzante. Visto che la sceneggiatura di ogni episodio ha intrapreso anche la strada della spiegazione, si capisce come alcuni tranelli tra i più complicati siano stati potuti essere messi in atto, grazie all’aiuto di Hoffman, detective apparso per la prima volta nel terzo capitolo: Amanda certi lavori non avrebbe mai potuto farli, come sollevare il corpo di Kerry fino al marchingegno che l’avrebbe uccisa strappandole la cassa toracica. Numerosi ancora una volta i flashback, questa volta per raccontarci di più della storia di Jigsaw / John, per renderlo più “umano”, e per farci capire com’è nato l’odio. Di mezzo, un po’ banalmente, c’è una storia di vendetta, di risentimento per chi ha fatto sì che il bambino che la moglie portava in grembo morisse a poche settimane dalle nascita. Il cancro, alla fine, è stato solo il rafforzamento di un’idea che era nata precedentemente: alla faccia del moralismo. C’è da dire che, nonostante delle morti sanguiolente, sempre fantasiose, e alcune torture davvero niente male (quella dei coltelli in faccia fa impressione, ma c’è spazio anche per capelli tirati fino a strappare l’attaccatura o per occhi infilzati), questa volta l’ingranaggio dimostra sempre più di essere simile ad un serial tv, comunque impossibile da portare in tv per la sua carica volutamente sadica ed esagerata. Il rischio tuttavia, almeno all’inizio, è quello di annoiare, salvo riscattarsi nell’ultima divertente mezz’ora. Non siamo dalle parti dell’intento politico, alla Hostel per intenderci, e Darren Lynn Bousman è ben più videoclipparo di Eli Roth, ma questo è ormai chiaro. Saw IV è la conferma che il primo Saw fu un inatteso successo, ed un caso a parte rispetto ai suoi seguiti, costruiti sul suo modello e che hanno creato una saga che continua ad allargarsi. Per ora possiamo dire “game over”, ma aspettiamo adesso il vero sequel di Saw III, ossia quello cronologico. Forse…

scapigliato Film Cinema
scapigliato
8

Nulla da aggiungere al film di Bousman che non si sia già detto (vedi mio commento a “Saw III”). La distruzione dell’uomo e della sua etica non conosce limiti e quindi perpetua la deformazione, l’isolazione, lo smembramento. Ci dice già tutto la scena iniziale, per soli stomaci forti, dove il corpo di Jigsaw è messo sotto autopsia dai medici legali. Via il cervello, aperto il torace, estratto lo stomaco. La precedente sovrapposizione con Dio, fatta con “Saw III”, passa dalla Passione al Mattino di Pasqua. Ora abbiamo tra le mani il corpo e il sangue di Jigsaw, il suo cervello e una cassettina audio che riapre i giochi. Jigsaw non è morto, rivive nei gesti e nelle azioni dei suoi fedeli. Qualcun altro gestirà i giochi mortali di John Kramer, e sarà qualcun altro ad assumersi la sua missione. É anche l’occasione, in questo quarto capitolo, di vedere Tobin Bell da vicino, in abiti civili, con la camera che lo tratta da personaggio di primo interesse e non più come spauracchio da colpo di scena finale. Si attendono di più i passaggi con Tobin Bell protagonista che non gli altri, quelli più strettamente legati con l’azione del film, dove il tenente Riggs deve trovare il modo di salvare due colleghi. Una cosa va aggiunta alla riflessione metadiscorsiva insita nella serie di “Saw”. Con il quarto capitolo della saga il buon protagonista, per trovare i suoi colleghi, deve mettersi nei panni dello stesso Jigsaw, catturare i prescelti e metterli nella scomoda posizione di decidere se salvarsi oppure no. E così inizia il festival delle coreografie sadiche con cui vengono strapazzati i malcapitati. La migliore credo sia quella dello smembramento totale del grasso stupratore. Qui la dialettica sul corpo smembrato, tutta la riflessione sulla carne tipica dell’horror, trova l’audacia più interessante e metaforicamente più opportuna: una pornografia della violenza, anche se “mutilata”, scusate il gioco di parole, dei momenti in cui il corpo si strazia, ma le allusioni, fidatevi, si fanno sentire. Così, nella prima sovrapposizione tra Jigsaw e Dio adesso ne segue una seconda dove il Jigsaw si fa sostituire da un poliziotto, un uomo qualunque che ha da farsi pagare qualcosa: in questo caso l’ossessione alla dedizione al lavoro che lo allontana dalla famiglia. Come Wes Craven aveva già insegnato, lo sfogo violento della vittima sul carnefice è altrettanto crudele e sadico tanto da non distinguerli più. Qui succede lo stesso. Il detective-vittima, nella sua personale discesa dantesca, diventa il Jigsaw-carnefice a cui dava la caccia. Si maschera come lui, lascia a loro stessi i poveretti, diventa lui stesso il demiurgo che si sostituisce a Dio. Resta quindi immutato, elevato alla quarta, tutto il discorso sawiano sulla perdita dell’innocenza dello sguardo post-moderno, frammentato, internetizzato, telegrafato da video, filmini, telegionali, videoclip, che ci rende tutti meno consapevoli dell’esistenza dell’Uomo, di Dio e della società. Mauro Fradegradi

ceo_85 Film Cinema
ceo_85
5

Quando l'originalità di un prodotto può continuarsi a dire tale se lui stesso, nei vari seguiti, si autocita e autoripete, con una ridondanza tale da sfumare fino a scomparire? Di Saw IV, alla fine della visione, non ci si ricorda proprio nulla. Scompare la componente pseudo-intellettiva che faceva innescare le prove mortali che "L'enigmista" creava per le sue vittime, scompare l'interesse e la grottesca inventiva, scompare lo splatter tanto copioso che attraeva nei primi capitoli della saga. Scompare la vera essenza del film. E se la produzione è sempre di buon livello, con un cast discreto, ottimi ambienti, buona fotografia, è anche dannatamente vero ch ci troviamo dinanzi ad una semplice operazione commerciale. Si cerca di spiegare le origini del male, ciò che ha innescato il sadico ragionamento di espiazione e vendetta del protagonista ormai deceduto. e se la credibilità nei vari episodi era sempre vacillante, adesso si rasenta il ridicolo, con nonsense e brutte sequenze inutili buttate come riempitivi solo per rendere la pellicola perlomeno apprezzabile da chi non cerca altro che un continum stilistico della serie. Ci sono i pupazzi sul triciclo, ancora piuttosto paurosi, ci sono i video e le registrazioni che spiegano le regole del gioco, c'è il protagonista che cerca di salvare e di salvarsi, ma che ovviamente non capirà il vero senso del gioco. Insomma, il prodotto in sè per sè non annoia, si lascia guardare anche piuttosto volentieri, anche se si è superato il limite di utilizzo e/o sfruttamento della gallina d'oro che è la serie, almeno a livello topico. Tutto è già stato detto e tutto è già stato fatto, il resto è solo per i suoi veri fan-atici. Cesare Mangione

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