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Se mi lasci ti cancello

Foto Se mi lasci ti cancello Film, Serial, Recensione, Cinema

Joel e Clementine sono in crisi amorosa al punto che lei decide di farsi estirpare dal cervello ogni ricordo che lo riguarda. Joel, scoperto il tutto, vuol fare lo stesso: ma ne è convinto?

Titolo originaleEternal sunshine of the spotless mind
RegiaMichel Gondry
CastJim Carrey, Kate Winslet, Kirsten Dunst, Tom Wilkinson, Elijah Wood, Mark Ruffalo, David Cross
GenereSurreale
Anno2004
Durata108' / 22 Ottobre 2004
ProdU.S.A.
ProduzioneAnthony Bregman, Steve Golin
DistribuzioneEagle Pictures
Sitowebhttp://www.eternalsunshine.com/

Trailer

Recensioni (3)

Superficie 213 Film Cinema
Superficie 213
8.5

Un film bellissimo,che se ad una prima occhiata puo' sembrare l'ennesima spocchiosa ed intellettualoide pellicola sfornata dal classico secchione insopportabile,piu' che la storia prosegue e le situazioni s'intecciano e piu' che lo spettatore si sente parte del pensiero del povero Joel,che cerca disperatamente di non farsi cancellare dalla mente Clementine. Mirabile l'interpretazione di due dei migliori attori degli ultimi 20 anni,un Carrey strepitoso,espressivo come pochi altri ed una Winslet,capace,incredibilemente sexy ed in parte completamente. Gondry esordi' alla regia con l'interessante ma poco riuscito Human Nature - sempre scritto da Kaufman - senza lasciare pero' un bel ricordo di se'...qui sembra un altro. La messa in scena e' notevole,la direzione degli attori eccelsa,i movimenti di macchina perfetti e la fotografia e' strepitosa. Sceneggiatura incredibile,scritta in modo superiore,con tocchi di genio che hanno pochi confronti al riguardo - si veda il superbo finale -. Insomma un film che trovo pure difficile da recensire,per l' incredibile mole di pensieri,forme e ricordi che crea nella mia testa. Davvero geniale...e tristissimo. Federico Frusciante

backstreet70 Film Cinema
backstreet70
9

I cortocircuiti temporali e mentali sono tema di ampio interesse nel cinema odierno (e anche in quello non proprio odierno) ma sono spesso utilizzati per partorire film di facile consumo benchè godibili. C'è poi chi li usa in maniera diversa, chi li usa per raccontare delle storie e degli stati d'animo e chi li usa per fare del cinema! Kaufman è uno di questi personaggi. Dopo la sceneggiatura di "Essere John Malcovich" (film bello è godibile anche se forse un po' troppo cerebrale") se ne esce con questo "Eternal sunshine of the spotless mind" ("L'eterna alba di una mente immacolata" che bel titolo vero?) tratto da dei versi di Pope. La regia è affidata a Michel Gondry (ha partecipato anche alla stesura della sceneggiatura) famoso regista di videoclip di indiscusso valore. "Eternal..." è un film che vive su una leggerezza assai rara al giorno d'oggi, una malinconica storia d'amore vissuta sempre sull'orlo della tristezza, ma che non affonda mai in maniera ipocrita nella melassa bensì si mantiene invece viva e scalciante. Troviamo una delicata (e nascosta) alchimia di scenggiatura-regia-fotografia-montaggio-scenografia-interpretazione tutti di altissimo livello e nessuno che propende a soffocare gli altri, la costruzione di un film che parla della costruzione di un amore comincia da questo connubio delle più alte forme dell'arte filmica. Solo la scena della casa sulla spiaggia invasa dall'acqua che crolla pezzo per pezzo è una metafora esemplificativa della scomparsa del ricordo nel mare del tempo e delle occasioni perdute oltre ad essere una sequenza tra le più belle degli ultimi dieci anni, e anche un "addio" dei più intensi. Ci si può amare sapendo quale sarà la fine del nostro amore? Desideriamo eliminare la sofferenza quando ciò comporterà anche l'eliminazione di tanti momenti della nostra vita che ci hanno permesso di crescere? Domande importanti trattate con cura e suggerite allo spettatore senza violentarlo nei sentimenti; una storia d'amore come poche, un film tra i migliori dell'anno. Sappiamo che è finita così ma forse finirà in maniera differente riprovandoci, vogliamo riprovarci? o.k.?.................... O.K.! Paolo Iglina

Adele Film Cinema
Adele
10

Esistono storie a cui appartenere, flussi orinici veritieri più dell'umana percezione; film che segnano il pensiero, le prospettive di vita. Benedizioni laceranti, illuminazioni di cui scrutare con meraviglia la perfezione espressiva. Chiarimento immediato. Ho un'autentica adorazione per "Se mi lasci ti cancello", ogni immagine di cui si compone racchiude la mia visione di cinema: pazzia rassicurante, marea impetuosa di grazia costante. In breve, il secondo lungometraggio di Michel Gondry è arte nella sua esplicazione più pura e stupefacente, l'artigiano esalta l'estasi dell'emozione che (come Celentano insegna) non ha voce. Le urla non sono ammesse nell'Eden della goduria visiva: "Parlare in continuazione non significa comunicare", la penna non rende lo scrittore tale. Visionando le recenti produzioni hollywoodiane, evidente è la sistematica riproduzione dell'equivoco plautino, il regista dirige nel nome del depravante (e deprimente) anonimato: Gondry è una voce fuori dal coro del compromesso. Sperimenta, inventa, osserva con scrupolo, attento a non calpestare l'altrui bagaglio, compagno di viaggio scelto accuratamente. La collaborazione con Charlie Kaufman è suggestivo confronto tra animi affini, i cui esiti sono manufatti pregiati ed irripetibili: l'Oscar alla sceneggiatura era imposizione del buonsenso. La partenza è promettente, lo svolgimento conferma oltre l'aspettativa. Joel e Clementine colmano le distanze caratteriali amandosi senza diabetiche restrizioni, equilibristi instabili. Le inevitabili avversità comportano incomprensioni, orgoglio ferito avido di riscatto: Clementine, fragile e desiderosa di rassicurazioni, è preda della sua impulsività, una nuova occasione è allettante rifugio. Ricominciare senza il peso di un passato ingombrante in quanto doloroso, cancellare per restituire luce alla mente contaminata: tentazioni a cui non resistono i clienti della clinica "Lacuna Inc.", intenzioni benigne, incubi nel compimento. Quando Joel si rivolge al dottor Howard Mierzwiak (la garanzia Tom Wilkinson), non ha aspettativa alcuna sugli accadimenti notturni che lo coinvolgeranno: la rimozione di parte della sua memoria è un crimine efferato, ma tale consapevolezza è tardiva. Inizia così uno straordinario viaggio a ritroso nei meandri mai svelati della mente, una fuga alla ricerca della salvezza, del conforto di un tempo che non potrà più consultare. Sta perdendo se stesso, le tracce a cui il libero sentire non può rinunciare: se il legame con Clementine è abbaglio, è tra gli errori quello che vale un'intera esistenza, l'acuto in giornate di quiete silente. Ha custodito frammenti di gioia su cui non ha più controllo, ha sconfitto apatiche percezioni tramite una donna di esuberante bellezza e ne sta perdendo coscienza, l'assenza di consapevole rimorso non sarà conforto per un cuore che non conosce ragione. La complessa natura umana, le imperscrutabili vie del destino sfuggono ad ogni razionale controllo, dettano legge come un volere superiore, piani a cui l'essere si affida per la piena realizzazione: non v'è macchina nè incantesimo in grado di ostacolare l'obiettivo inconsciamente prefissato, l'incontro a lungo atteso e accaduto per naturale predisposizione. Chi ha maturato esperienza ha accesso alla beatitudine, i limiti noti sono speranza di futura affermazione. In taluni casi, i traduttori dei titoli d'oltreoceano meritano sanzioni: la violenza operata sull'originario "Eterno splendore della mente immacolata" (verso tratto dal poema epistolare "Eloisa to Abelard", di Alexander Pope) è intollerabile, incompetenza al servizio dell'incasso facile. Ingannevole è perfino il montaggio del trailer, la commedia è solo una delle sbalorditive componenti dell'opera: il plauso è da riservare al registro adottato, il quale dimostra quanto la narrazione conferisca valore e senso ad un racconto, l'ordine cronologico è logica bandita. L'impegno richiesto al cast è ripagato da prestazioni spessore assoluto, ulteriore virtù tra le immense di cui si forgia l'opera. Ritengo Jim Carrey una delle imitazioni più attendibili dell'iperuranica idea di "talento", intollerabile è l'indifferenza dell'Academy di fronte a quest'interpretazione, malsana abitudine dai tempi di "The Truman show" e "Man on the moon": a quale artificio dovrebbe affidarsi per un meritato riconoscimento? L'intensità, l'alienazione di cui ogni suo sguardo è pervaso testimoniano la completa maturazione, un controllo purificato dagli eccessi degli esordi: attendibile oggetto di studio per aspiranti colleghi. Kate Winslet, definitivamente salva dalla sciagura del "Titanic", è radiosa, affronta il ruolo più difficoltoso meritando elogi: il caotico mondo a cui appartiene è realistico, emoziona e dimostra quanto le overdosi di glucosio non siano indispensabili per destare il sentimento popolare. L'alchimia tra i due protagonisti è consolidata dall'eccelsa fotografia di Ellen Kuras, ma del resto ardua è l'individuazione di un particolare privo di carica visionaria e brillante inventiva. Mark Ruffalo, Kirsten Dunst e Elijah Wood sono un lussuoso contorno, agevolato dalla magistrale direzione. "Se mi lasci ti cancello" non è un prodotto accessibile allo spettatore fanatico di intuibile routine, implica devozione sensibile, tendenza all'introspezione, unica assicurazione di crescita, arricchimento interiore di cui il ricordo (unica fonte di conoscenza, secondo Platone) è esponente di indispensabile rilievo. "Tutti abbiamo da imparare talvolta", recita il tema musicale di Beck (coadiuvato da Jon Brion, di cui segnalo "Theme", "Bookstore", Collecting things" e "Spotless mind"), monito la cui applicazione si palesa al termine della visione: di fronte a cotanto prodigio, l'unica reazione ammessa è gratitudine per il lavoro svolto, nutrimento per l'anima e gli occhi. Da diffondere e rivedere fino a catturarne la sete di vita, beata, leggiadra anche se smarrita, errore e rimembranza che è essenza umana, da cui non si può prescindere. Adele Augruso

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