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Tre metri sopra il cielo

Foto Tre metri sopra il cielo Film, Serial, Recensione, Cinema

La vicenda si snoda in un background a cavallo fra la Roma bene di un collegio femminile e di ricche feste private, e la periferia delle risse e delle gare clandestine. Gli opposti che s'incontrano e s'innamorano sono Babi, una studentessa modello di 18 anni, e Step, un teppista modello di 19 anni.

Titolo originale
RegiaLuca Lucini
CastRiccardo Scamarcio, Katy Luoise Sounders, Mauro Meconi, Maria Chiara Augenti
GenereDrammatico
Anno2003
Durata101' / 12 Marzo 2004
ProdItalia
ProduzioneRiccardo Tozzi, Giovanni Stabilini, Marco Chimenz
DistribuzioneWarner Bros.
Sitowebwww.tremetrisoprailcielo.it

Recensioni (1)

Adele Film Cinema
Adele
0.5

Gli Stati Uniti hanno Gus Van Sant, noi Federico Moccia. Michael Cera ed Ellen Page incarnano gli adolescenti americani, Riccardo Scamarcio e Katy Louise Saunders l'italiana gioventù. Considerando che la nostra è la Patria dell'arte sublime che rasenta la perfezione, le premesse inducono a molteplici riflessioni: come può il cinema italiano perdere il lume della ragione, compiacendosi delle tenebre? Tale domanda mi attanaglia dalle prime scene del racconto sponsorizzato come simbolo di una generazione, la mia. Non ho mai scritto un "TVB", non coltivo sogni di gloria di defilippiana memoria, leggo Pasolini e i lucchetti chiudono i cancelli: realtà che esclude la giustificazione del fenomeno e della cassa di risonanza di cui la pellicola in questione gode. Babi: presente da fragile marionetta, futuro da casalinga nevrotica, priva del garbo di Magherita Buy. Step: nomignolo da attrezzo ginnico pubblicizzato in orario notturno, teppista lontano anni luce dall'incantevole spregiudicatezza del ribelle per eccellenza, Alex DeLarge. Se "l'intensità" del loro amore avesse avuto ampia estensione temporale, sarebbero divenuti i nuovi Carlo e Giulia de "L'ultimo bacio", rischio la cui concretizzazione è fortunatamente improbabile. Opposti gli stili di vita, coincidenti i contenuti: inesistenti. Si respingono, tra un "che cazzo vuoi" in un accento pugliese che ben si addice al coatto romano e propositi da "Guerra dei Roses appassiti"; si amano, tra diabetiche promesse e toni d'intimità d'un bagno pubblico. "Dio li fa e poi li accoppia" (anche se prediligo la versione di Giobbe Covatta), ma il melodramma incombe: l'idilliaco rapporto è travolto dalla scomparsa dell'unico personaggio gradevole dell'intero intreccio, Pollo. In un percorso di vita verosimile, il dolore della perdita può essere condiviso e superato con l'amata, che ha l'occasione di elevare il proprio sentimento, asciugando lacrime dall'amaro sapore: infatti Babi abbandona Step di fronte al cadavere, unica risoluzione coerente con una storia dalla densità di acqua distillata. Al termine, mi lacrimavano gli occhi: gioia per l'invocato epilogo o torpore per l'ora tarda? Il prodotto dai contorni definiti, privo di allegorie da tradurre è piaga ben nota nella mercanzia contemporanea, ma nell'opera prima di Luca Lucini l'apologia del nulla (mi perdonerà Platone per l'utilizzo del titolo di una delle sue opere più straordinarie) è da brivido splatter. Una fiction scadente e poco credibile, priva d'onestà intellettuale ma intrisa di superbia: pretende di essere attendibile ed indicativa sul dissidium adolescenziale, senza averne nè competenze nè mezzi. Analizzando le entusiastiche reazioni, la produzione letteraria (e cinematografica) di Moccia è lecita conseguenza del panorama attuale, esaltazione dell'apparire come essenza dell'essere e della superficie come unica terra di conquista: discutibile è l'atteggiamento dello spettatore che accetta la via imposta come verità assoluta, senza salvaguardare la propria identità. Dal consenso deriva il successo, la moltitudine ostenta le proprie ragioni, di conseguenza Riccardo Scamarcio è divenuto tramite codesto kolossal idolo della foll(i)a, interprete dalla carica di un neutrone (in "Mio fratello è figlio unico" il confronto con Elio Germano è perso senza ammissione di ricorsi), la cui struggente bellezza, mi duole ammetterlo, quasi supera le coppole di Luca Sardella. "Elephant" di Gus Van Sant è interamente recitato da attori non professionisti, ed è eccelso. "Tre metri sopra il cielo" include nel cast le speranze più acclamate dell'italica industria cinematografica: sconfortante, considerando che risorse migliori non mancano, latitante è il coraggio della scommessa. L'ultimo manifesto generazionale sullo schermo di cui contemplo l'eterna attualità è quell'illuminante "Ecce bombo" dell'Italia post sessantottina, della ricerca orfana di riferimenti, dell'emancipazione dalla fanciullezza come conflitto interiore e necessariamente politico: tale definizione è blasfema per il prodotto in questione. Mi appello al buonsenso dei posteri. "Io stavo pensando una cosa molto triste, cioé che io, anche in una società più decente di questa, mi troverò sempre con una minoranza di persone. [...] Io credo nelle persone, però non credo nella maggioranza delle persone. Mi sa che mi troverò sempre a mio agio e d'accordo con una minoranza." (Nanni Moretti, Caro diario, 1993) Adele Augruso

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