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Recensioni



Recensione di carmilla
Ci sono diversi modi di approcciare al commento di un film del genere.
Il primo e sicuramente quello di maggiore rilievo, riguarda il comparto tecnico e la messa in scena complessiva. Ovvio che, dato il notevole dispendio di risorse, siamo di fronte a un lavoro tecnicamente perfetto. Non c'è nulla che non sia stato curato nel più piccolo dettaglio e, di conseguenza, niente è lasciato al caso. Il pianeta e i suoi abitanti sono il meglio che ci si possa, al momento, aspettare dall'accurato lavoro in computer grafica di un manipolo di grossi esperti senza praticamente nessun limite di budget.
La poesia sottesa al concetto di un pianeta in empatia coi propri abitanti ricorda i sogni nostalgici dei figli dei fiori e, in verità rapisce anche un pochino lo spettatore dal cuore non ancora indurito del tutto dalla realtà politica attuale. Inoltre le immagini hanno quel sapore magico e leggermente onirico, che regala il brivido in 3d del videogioco totale. Insomma siamo dentro il sogno di una natura che ha vinto, prima di svegliarci a colpi di arma da fuoco e scoprire che era solo una vittoria temporanea.
Gli americani e in particolare i militari si sa, amano l'ordine e le risorse di un pianeta non possono restare là dove sono originate, devono per forza entrare a far parte di un qualche progetto per arricchire qualcuno.
A questo punto si entra nel vivo della questione se sia lecito o meno aspettarsi qualcosa di più da un siffatto capolavoro tecnico.
Forse è pretendere troppo, ma una trama degna di questo nome ci sarebbe stata più che bene. Però è anche vero che, di fronte a tale stupita meraviglia solo lo spettatore più insensibile e ingrato si sognerebbe di chiedere anche un senso al tutto.
Gli sceneggiatori americani, che non sono mai tenuti in gran conto nella realizzazione di un film, in questo caso danno il peggio nel saccheggio di tutte, ma proprio tutte, le icone storiche e fantasmatiche della storia locale.
Abbiamo nell'ordine: cinquant'anni dopo L'invasione degli ultracorpi, un gruppo di ex marine che decide di far parte di un'esperimento il quale gli consentirà di possedere il corpo di un indigeno e fingere di essere lui, ovviamente col segreto intento di colonizzare il pianeta e impossessarsi delle risorse di cui è ricco. Vi ricorda nulla?
Poi c'è un'invasione a terra con gli elicotteri, stile Vietnam, con tanto di militari cattivi, manca solo la cavalcata delle valchirie e il napalm di prima mattina. La novità in questo caso è che dietro i militari ci sono le multinazionali. Davvero una gran novità.
Inoltre c'è uno sterminio della popolazione indigena, inizialmente pacifica, che ricorda assai da vicino quello dei nativi americani, un nome carino per definire la popolazione indiana prima che venisse cacciata dalla sua terra e ridotta a sopravvivere nelle riserve. E infine un'esportazione massiccia di democrazia mai vista neanche in Iraq, col conseguente passaggio alle ruspe della foresta amazzonica locale. I nativi vengono prontamente addestrati alla battaglia, di cui non sospettavano neanche l'esistenza prima di essere invasi, dall'americano buono che ha perso la sua identità abitando il corpo di un indigeno e frequentando una ragazza del posto. Residui di melassa avanzati dal Titanic infestano la parte centrale del film, che però si riprende alla grande nella battaglia finale a colpi di mitragliatrici e con un bel ritorno in grande stile dell'antico eco-vengeance.
 
Tutto qua. Sarebbe da considerarsi un peccato, se veramente fosse mai stato possibile pensare che una parte, anche piccola, di tutto quello che è stato speso per la realizzazione, potesse andare a uno sceneggiatore. Magari europeo. Uno non così ossessionato dalla storia americana da dover ancora una volta passarla in rassegna tutta per non dimenticare. Sperando che la gente intanto si beva il fatto che, a volte, ci sono americani buoni che contravvengono agli ordini, in nome dell'amore per qualcosa di cui manco sospettavano l'esistenza: un pianeta pacifico.
Ma tant'è. Adesso se non vogliamo passare per i soliti guastafeste ci tocca dire che comunque il film è bellissimo e merita la visione, cosa del tutto vera. Ma purtroppo questo non esime lo spettatore dal provare una leggera rabbia di fronte all'ennesima presa per i fondelli, mascherata da sentimenti buonisti, e dal desiderio di mostrare l'altra faccia dell'America. Quella che ha votato Obama. Ma che al momento sta con le braccia incrociate aspettando che i militari finiscano con le ruspe e con l'esportazione di democrazia residua dell'amministrazione precedente.
 
Anna Maria Pelella
 
 
 
 
 


Recensione di backstreet70
Dopo oltre 10 anni passati dal più grande successo cinematografico (in termini di incassi) di tutti i tempi (Titanic se c'è bisogno di dirlo) probabilmente erano in molti ad aspettare Cameron al varco, ma i gufi non hanno potuto gioire visto che prima ancora di uscire era chiaro che Avatar sarebbe stato un successo. Si parla di 4 anni di produzione ma a dirla tutta già ai tempi di Titanic Cameron desiderava girare un certo film, ma gli effetti speciali non erano ancora al passo con la fantasia del suo progetto. Poi sono arrivati.
Si parla di un numero di sequenze girate senza un supporto digitale non superiori alle dita di una mano, Avatar è pieno di tutto e di più, ma Avatar è anche una nuova frontiera?
A parere di chi l'ha visto il 3D è più una scelta di marketing che qualcosa di veramente utile al film, la mette in quel posto ai selvaggi del download visto che se vuoi "apprezzarlo" lo devi per forza vedere in 3D (o anche se vuoi rimanere di moda vuoi non vederlo in 3D?), ed è sicuramente il film di punta di questa nuova meraviglia della tecnica che annovera già pregevoli titoli. Avatar è la giostra più bella del parco, quella che tutti vedendola fanno "OoooooohhhhhhhH" ma è anche quella che provata una volta può anche bastare, ti fa vedere ma non ti fa entrare nel film, Pandora rimane un mondo che non conosci, come una cartolina di un posto che non vedrai mai, per dirla tutta siamo lontani dalla "realtà" della terra di mezzo di Peter Jackson che rimane saldamente aggrappata alla memoria di chi ha visto quei film e nel bene o nel male conosce (e ha vissuto) quel mondo.
Non ha aiutato certo una trama troppo semplice e personaggi troppo poco articolati, ma bisogna ammettere che comunque dal punto di vista ludico il film funziona come pochi, Cameron è un regista eccezionale e nell'action-movie ha pochi avversari al suo livello, due ore e mezza che filano come una freccia e nonostante il soggetto molto semplice i livelli di lettura sono molteplici. Come ogni buon regista della New New Hollywood non disdegna una lettura della società presente e passata. Ci troviamo una rilettura della conquista del West con cowboy ed indiani, il Vietnam e tutte le guerra "qui ed ora" combattute dalla più grande macchina bellica del mondo, l'11 settembre (l'albero che cade non ricorda lo stato di confusione e distruzione di quel giorno?) ed un grosso messaggio ecologista. Personalmente trovo che Avatar parli, soprattutto, della rete (internet se preferite) e di tutti coloro che la popolano, vivono insieme, si scambiano informazioni e lottano insieme contro chi alla rete vuol dare degli ordini, chi vuole decidere dove stare e come stare a discapito degli altri, ma che finisce sconfitto dai popoli che si alleano e che vivono liberi in essa. Tutte le sequenze di fusione, un misto fra contatto umano e contatto di circuiti, fra i personaggi con gli esseri che li circondano rispondono a questa teoria.
Avatar non è epocale ma è un bel film.
Paolo Iglina

Scheda - Recensione (2) - Opinioni (0) - Voti (11)


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