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Alta Tensione

Foto Alta Tensione Film, Serial, Recensione, Cinema

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Due ragazze,Alex e Marie,decidono di preparare gli esami che le attendono per l'Universita' nella casa di campagna dei genitori della prima. La notte stessa del loro arrivo nella casa,un folle assassino rapisce Alex dopo averle sterminato la famiglia. Marie cosi' si trova costretta ad inseguire lo psicopatico serial killer se vuole salvare la vita della sua amica...

Titolo originale
RegiaAlexandre Aja
CastCécile De France, Maïwenn Le Besco, Philippe Nahon
GenereHorror
Anno2003
Durata91 '
ProdFrancia
Produzione
Distribuzione
Sitoweb

Recensioni (2)

Superficie 213 Film Cinema
Superficie 213
7

Diretto bene dal giovane Aja questo film e'uno dei migliori slasher degli ultimi anni.La macchina da presa del regista cerca di comunicare - e per un ora e 10 ci riesce benissimo... - ,con molte immagini e poche parole, la tensione che appare in bella mostra nel titolo. Gli Attori , tutti francesi , offrono una buona prova nonostante la difficolta' di molte sequenze,la fotografia e' da manuale,la messa in scena e' scarna e senza inutili orpelli e le scene splatter sono girate benissimo ed hanno degli effetti speciali "analogici" perfetti - curati dal mitico Giannetto De Rossi truccatore ed effettista dei migliori film del maestro Fulci - che danno al film - gia' citazionista di suo - un sapore ancora piu' da film anni'70\'80.

scapigliato Film Cinema
scapigliato
10

Sembra di essere tornati negli anni '70! Mamma quanto sangue! Prendendo la grammatica di "The Blair Witch Project", ma usando un piano narrativo da film hollywoodiano e un piano visivo d'autore, Alexandre Aja va oltre l'horror-thriller blockbuster di oggi, e impietosamente ci racconta, o meglio ci fa "spiare", l'orgasmo violento di questa felice pellicola. Grazie a Dio non ha rispetto per chi guarda, è piacevolmente narcisista, felicemente irriverente, e fortunatamente ha un totale disprezzo per la credibilità. Se uno cerca risposte, e vuole che tutto quadri e sia lineare, allora non vada al cinema. Il regista conquista subito il pubblico creando fin dall'inizio un'atmosfera facilmente riconoscibile per ognuno. Viaggio in macchina, musica solare che accomuna le buone sensazioni delle protagoniste, ma anche un prologo sanguinolento che bisognerà poi valutare se sia un bel depistaggio narrativo oppure una proiezione dell'inconscio dell'assassino. Si apre comunque con titoli di testa interessanti in cui ci viene mostrato quello che sarà il finale, ma mutilato di alcuni elementi fondamentali. Rivederlo a fine film ci aiuta a completare il gioco di illusioni visive che il regista ha seminato per tutta la pelicola. Il taglio di molte inquadrature tende al naturalistico. La colonna sonora non solo è azzeccata nella scelta delle canzoni ("Sarà perchè ti amo" dei Ricchi e Poveri non sarebbe mai stata scelta in un nostro film dell'orrore, e questo è segnale di limite per il nostro cinema; e anche la canzone reggae sotto la quale si masturba l'eroina è una scelta condivisibilissima perchè abbina una musica dinibita dalle assonanze sensuali e calde ad un atto sessuale intimo e ancora troppo spesso tabù), ma la colonna sonora dicevo, è straordinariamente efficace anche nel puro sonoro. I rumori vengono dilatati e resi irreali amplificando così, acusticamente e anche visivamente, la dimensione allucinata di tutta la storia. La colonna sonora, poi, è disegnata su un motivo che fa di rumori insistenti e antimusicali una vera partitura dell'orrore e dell'angoscia virata all'isteria. Ma il successo del film non è legato ai non pochi elementi fin qui presi in considerazione. Già, perchè come se non bastasse (a parte i riferimenti argentiani a bambole e pupazzi vari), il contributo di una certa scuola italiana del mitico horror anni '80, è presente con Giannetto De Rossi. Lontano dalla scena puramente horror dal 1989 con "Killer Crocodile" di Fabrizio De Angelis, il grande effettista ha creato per "Haute Tensione" una vetrina riuscitissima, e un po' nostalgica, delle tipiche morti grandguignolesche che lo resero celebre ai tempi di Fulci. Primo omicidio: semplicemente una testa mozzata a metà che ci disturba solo per il contesto in cui viene decapitata, che non è poco, invece che nel modo in cui viene decapitata. Secondo delitto, il padre: riuscitissimo ed estremo. Terzo delitto, la madre: il gioco di sguardi tra lei e la protagonista mascolina, Cecile De France, la dice lunga sul gioco di rimandi, riflessi, e specchietti per le allodole di cui è seminato il film. Ma il momento clou è quello in cui la nostra eroina s'incontra con il cadavere della madre. Scena di rara efficacia gore ed emotiva. Quarto delitto, il fratellino: non viene mostrato, e questa è una pecca, ma è gestito in modo da aumentare ugualmente la tensione narrativa e il disgusto. Quinto delitto, il benzinaio: niente di eccezionale, ma sarà un momento chiave per il finale. Va considerata ugualmente alla stessa stregua delle prime morti, anche il conflitto finale tra la protagonista e le "tueur" (tra l'altro molto efficace la sua caratterizzazione), che è violento, plastico e dagli echi sessuali. Impressionante l'effetto sonoro del grosso sasso che lei sbatte contro la testa di lui: per due secondi sembra di averlo ricevuti noi il colpo! Arrivati al finale, le solo accennate pulsioni sessuali e omosessuali del film, affiorano in tutta la loro potenza deflagratrice e nella loro conflittuale ragione di esistere. Comprendiamo così che le precedenti scelte del regista, come la masturbazione iniziale che culmina proprio appena arriva l'assassino, e l'inclinatura voyeur dei primi delitti, sono elementi narrativi che assumono funzioni figurative e simboliche, trattando quello scottante tema dell'omosessualità che è sempre più presente oggi sullo schermo. Il famoso binomio sesso/morte, prerogativa di ogni slasher che si rispetti, trova con la sua amplificazione-tabù omosessuale un livello di discorso più vasto e meno ridicolo del prevedibile motivo tradizionale. La caluria estiva, il silenzio delle piatte distese di grano, la musica che esce da una macchina con giù i finestrini, quest'atmosfera estiva evocativa, addizzionata ai pruriti sessuali tipici della stagione (perchè non dirlo!), dove tutto è più ambiguo e scatenato, sono ben amalgamati tra loro e ottimamente resi visivamente e narrativamente con un riuscitissimo risultato di partecipazine, fisica ed emotiva. Chissà se qualche grande regista horror vedendo il film del semi-esordiente Aja (ha già un Sci-Fi all'attivo) non si mangi le dita chiedendosi: "E io continuo a fare la merda che vogliono gli Studios?!?!". Ok che hai una famiglia e devi mangiare, ma allora vai a vendere le macchine! Non fare horror... In questo di Aja fa paura pure il campanello di casa. Mauro Fradegradi

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