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Donnie Darko

Foto Donnie Darko Film, Serial, Recensione, Cinema

1988. Donnie Darko è un ragazzo americano di famiglia borghese. Ha visioni strane riguardo un gigantesco coniglio che gli predice la fine del mondo.

Titolo originaleDonnie Darko
RegiaRichard Kelly
CastJake Gyllenhaal, Holmes Osborne, Maggie Gyllenhaal, Daveigh Chase, Mary McDonnell, Patrick Swayze, Noah Wyle, Drew Barrymore
GenereThriller
Anno2001
Durata133' / 26 Novembre 2004
ProdU.S.A.
ProduzioneAdam Fields, Nancy Juvonen, Sean McKittrick, Drew Barrymore
DistribuzioneMoviemax
Sitowebhttp://www.donniedarko.it/

Trailer

Recensioni (2)

backstreet70 Film Cinema
backstreet70
8.5

In un film racchiude Kubrick, Lynch, Scorsese e un poco di "American Beauty" di Mendes, non male come opera d'esordio. Preso atto che la distanza "autoriale" tra i registi citati e Kelly è enorme c'è da considerare che il suo discorso non è un taglia ed incolla ma un tentativo (riuscito) di rilettura dell'universo adolescenziale attraverso la lente d'ingrandimento di una struttura che raccoglie insieme fantascienza,horror,religione,filosofia e no-sense. Tornando alle fonti Kubrick lo ritroviamo nei continui approcci sulla dialettica della circolarieta spazio/tempo (e sulla circolarietà del film stesso) , Lynch nella visione onirica che circonda l'ambiente in cui Darko vive e nella struttura della cittadina in cui vive, Scorsese nei continui riferimenti cattolici disseminati in tutto il film (per esempio l'inizio con Donnie che sembra crocifisso sull'asfalto o nei titoli del film che seguiva "La casa" che era per l'appunto "L'ultima tentazione di Cristo") e nel finale cristologico e Mendes per alcune similitudini sui rapporti famigliari. Soprattutto è la struttura Lynchiana a farla da padrone anche nella tipizzazione dei personaggi secondari e delle scenografie prese di peso da "Twin Peaks" e "Velluto blu". Ma di cosa vuole parlarci Kelly? Di un ritratto dell'America moderna che cresce le nuove generazioni negando il darwinismo, professando i modelli catto-new age e ponendoci di fronte famiglie che non sanno (o non vogliono) comunicare il tutto sostenuto da discorsi sul senso della morte, sul proprio sacrificio a favore degli altri e sulla consapevolezza che qualcosa comunque andrà perso (il film è ambientato nel 1988 per ricordarci cosa è avvenuto dopo). Vi sono anche visioni metacinematografiche come il buco spazio temporale che si apre al centro di uno schermo cinematografico... le varie interpretazioni sono lasciate a voi. L'insieme è una struttura enorme che a tratti traballa ma che vista nel suo insieme affascina. Tra i migliori film dell'anno. Paolo Iglina

scapigliato Film Cinema
scapigliato
10

“Donnie Darko” è “La Rabbia Giovane” dei nostri giorni; della mia generazione. Non è un horror, ma una sua prefazione: per capire l’essenza del glorioso cinema horror bisogna “leggere” Donnie Darko. Bisogna respirare la sua voglia di distruzione positiva, perchè solo distruggendo si può ricostruire. Il film di Richard Kelly è una proposta provocatoria ed irriverente che raccoglie sicuri consensi in chi, come me, crede nella lotta al prefatto, al preconfezionato, al banale. Ci sono abiti mentali di un’ignoranza disarmante. I benpensanti ci propongono modelli falsi solo per stare al sicuro, per negare la verità e la realtà. E mentre gli uomini esemplari, sbandierati dalle tv e dai governi, troneggiano in vetrine patinate e false, i poveri cristi, veri, immediati e genuini, vengono invece additati come pazzi, come schizzati, come diversi, e quindi pericolosi (tarchettiano insegnamento). Preferire la pace civile alla guerra è da pazzi? Secondo molti capi di governo sì. Ecco che quindi la profondità di “Donnie Darko” è la chiave esemplare per comprendere il carattere ribelle del genere horror. Perchè l’Horror è Ribellione. La società ufficiale tende ormai ad omologare tutti quanti, ad appiattire le passioni, a sterilizzare l’intelligenza, a imprigionare le menti, la libertà e la creatività. Ci stanno insegnando a diventare apatici. E il mondo dell’istruzione è il primo strumento di questo squadrismo bianco, poco urlato, ma letale. E noi ragazzi siamo i primi a farne le spese. Ma Donnie Darko ci spinge a dire “No! Io non ci sto!”. Ci aiuta a rifiutare la cultura dominante per cercare altre vie. Vie migliori, libere, tolleranti, e perchè no...più divertenti. Perchè anche la semplice leggerezza di un piacere, spesso e volentieri accusato dagli austeri e timorati difensori della morale, è una via di pace e di distensione. Il film ogni tanto riesce pure a metterti i brividi con intelligenti soluzioni nere, ma ciò che inquieta maggiormente è il ritratto che viene fatto dei perbenisti di Middlesex. I professori (non tutti), le famiglie, il “predicatore” moralista di Patrick Swayze, sono tutti dominati da un generale rintronamento puritano, tipico americano, in cui ciò che conta è quello che si mostra. Pazienza se i mostri siamo noi (e ce lo insegna regolarmente proprio il cinema horror). Pazienza se il mondo va a puttane in tv e in prima serata, con tanto di sorriso stampato e tiraschiaffi. Pazienza. Tanto a farne le spese saranno sempre e solo gli spiriti liberi e ribelli, come quella Nonna Morte internata nella sua solitudine. E la solitudine è anche l’altro grande mostro da cui si deve difendere Donnie Darko. Vivere soli, sentirsi soli e additati perchè diversi (quando invece si è genialmente meno banali della massa). Crescere soli e poi morire soli, sono le tappe inquientanti di una via crucis giovane che ha l’azzeccatissimo volto di Jake Gyllenhall. L’attore è infatti generosissimo, fresco e trascinante. Gli puoi solo voler bene, anche alla luce di quello che fa. Ma quello che fa è una provocazione cinematografica, narrativamente utile per passare un messaggio alto e nobile: saper dire di no. Distruggere per ricostruire. Il finale è difficile. Forse non spiega nulla, o forse spiega tutto. Ma ciò che ti rimane a fine pellicola è che “Donnie Darko”, nel bene o nel male, sei proprio tu. Tu, che di startene da solo e incompreso mentre affoghi nell’incomunicabilità, che è il prezzo per essere contro, sogni a volte l’estremo e distruttivo desiderio di morte. Un’autodistruzione che in sè porti il germe di una rinascita migliore. Che bello sarebbe se ci alzassimo una mattina e gli stronzi che stanno violentando il mondo e l’umanità fossero solo delle statue di bronzo inanimate, e quindi impossibilitate a far danni. Un mondo migliore è possibile, si dice, ma preghiamo Dio di essere liberi di “essere”, senza abiti mentali, senza regime culturale, senza falsi schermi che ci mostrano solo quello che “è” giusto (e che poi non lo è mai). Basta tenere in coma i nostri cervelli con tutto quello che ci propinano le tv, i governi, i banchi di scuola omologati e al servizio dei potenti. Basta con gli edificanti film moraleggianti e le conseguenti fiction tv sterilizzanti. Bisogna urlare di no. Donnie Darko dopotutto è un super-eroe “al contrario”, ma sempre un super-eroe. C’è da pregare veramente Dio per questo, ma non pregarlo come i fanatici di questo come di parecchi altri film, ma di pregarlo come lui vorrebbe: con la nostra libertà. Mauro Fradegradi

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