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Il Divo

Foto Il Divo Film, Serial, Recensione, Cinema

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Il film parla di una stagione della vita di Giulio Andreotti, precisamente del periodo che va dalla fine della sua settima presidenza del consiglio, con all'orizzonte la massima carica istituzionale del paese, all'inizio del processo che lo vede accusato di associazione mafiosa.

Titolo originale
RegiaPaolo Sorrentino
CastToni Servillo, Anna Bonaiuto, Giulio Bosetti, Flavio Bucci, Carlo Buccirosso, Giorgio Colangeli, Piera Degli Esposti, Alberto Cracco, Lorenzo Gioielli, Paolo Graziosi, Gianfelice Imparato, Massimo Popolizio, Aldo Ralli, Giovanni Vettorazzo
GenereBiografico/Biopic
Anno2008
Durata110' / 28/05/2008
ProdItalia
ProduzioneIndigo Film, Lucky Red, Parco Film, Babe Film
DistribuzioneLucky Red
Sitowebhttp://www.luckyred.it/ildivo/

Recensioni (2)

Superficie 213 Film Cinema
Superficie 213
8.5

Paolo Sorrentino e' tecnicamente il miglior regista italiano degli ultimi anni; i suoi film snon sempre ben studiati dal punto di vista visivo e non lasciano nulla al caso. L'UOMO IN PIU' e' stato il suo esordio,passato in sordina al botteghino ma che non ha lasciato indifferenti gli addetti al lavoro ne' gli spettatori piu' accorti. Un paio di anni dopo il giovane regista ha conquistato critica e pubblico con l'ottimo LE CONSEGUENZE DELL'AMORE - che ha definitvamente aperto la strada del successo su grande schermo al bravissimo Toni Servillo - seguito dall'interessante ma non riuscitissimo L'AMICO DI FAMIGLIA. Quindi questo IL DIVO era davvero la prova del nove per l'autore che si e' confrontato con la nostra storia dal dopoguerra in poi attarverso la vita del Senatore Giulio Andreotti. E sorpresa,Sorrentino fa centro girando un film grottesco,ma sempre ben piazzato sulla verita' dei fatti che parla del maggior "politico" democristiano trasformandolo nell'incarnificazione di tutte le magagne nostrane. Nel suo intento e' aiutato da un gruppo di attori eccellenti;un Servillo posatissimo che interpreta Andreotti in modo esemplare non limitandosi a "macchiettare" il personaggio ma donandogli una vera anima,un Buccirosso mai cosi' bravo ed una serie di caratteristi sempre in aprte e ai sopra le righe. Lo stile della messa in scena poi e' completamente pop-pulp.Sorrentino presenta l'ala andreottiana democristiana come Tarantino faceva con le sue iene,gira lunghi piano sequenza degni del miglior Leone, ricordando pure ,per l'uso del montaggio, il miglior cinema di Oliver Stone. Sorrentino racconta "di" Andreotti ,ma lo fa attraverso uno sguardo lucido del presente che la nostra classe dirigente ci ha "donato" cosi' sporco e senza veri ideali che quello immaginato dallo stesso senatore a vita sembra quasi uno sberleffo. Il Male e' dentro ognuno di noi ma Andreotti e' "riuscito" a contenerne e diffonderne fino quasi ad esplodere. Un ritratto spietato di un uomo ,ma piu' in generale di una nazione poco incline alla verita' ed alla lealta' verso se stessa. Finalmente vero cinema. Imperdibile. Federico Frusciante

backstreet70 Film Cinema
backstreet70
9

Lontano dai film inchiesta, lontano dai biopic, lontano dalla fiction (ci mancherebbe), “Il divo” è un film che sorprende, se ne frega della consequenzialità, buona per gli storiografi ma lontana dal riuscire a descrivere un tale personaggio e soprattutto lontana da un'idea di cinema vivo e pulsante. In primis vi troviamo cinema e cinema, un inizio che sembra girato da Tarantino che cita Leone in salsa Kill Bill con i personaggi che vengono presentati come quelli del suddetto film, a seguire il richiamo al De Palma degli “Intoccabili” con Andreotti dal barbiere circondato dai suoi uomini “fidati” e per il resto le dimensioni titaniche e shakespeariane di un uomo come per “Il padrino” di Coppola. Ma Sorrentino non “crea” citazioni fine a se ma inserisce il tutto in un discorso che non segue il ritmo di un brano classico ma bensì di un brano hip-hop dove sulla base del periodo del settimo governo andreottinano inserisce schegge del passato più o meno lontano senza farsi mancare toni surreali o grotteschi quando servono. La figura è quella di un uomo tanto complesso ed ambiguo nell'animo quanto fermo, statuario e distante nello stile di vita, esemplificativa e stupenda è la scena nella festa a casa di Cirino Pomicino, dove dopo una serata seduta sul divano (idolatrato dai più), saluta e se ne va mentre il padrone di casa si getta in una mischia di ballerine e suonatori di tamburi in chiave disco. Se in passato si accusava (erroneamente) Sorrentino di eccedere in virtuosismi fini a se stessi qui la tesi vale ancora meno, la sua è un'economia del racconto che si esprime proprio in quest'uso assai ardito della macchina da presa abbinato ad un ottimo gusto delle inquadrature. Servillo lo segue fedelmente, con una recitazione tutta legata a poche movenze fisiche e reiterazioni degli sguardi e ci offre più che la figura di uomo quella di un'entità dai connotati tanto indistinti quanto ambigui. Descrivere Andreotti elencando le sue malefatte e i punti bui della sua carriera era un compito tanto facile quanto sterile, descriverne il corpo, l'anima e l'eredità (non solo politica ma anche sociale e morale) era una scommessa tanto difficile quanto affascinante, il tempo ci dirà se “Il divo” è un capolavoro o meno, per ora Sorrentino ha vinto la sua scommessa, e l'ha vinta alla grande. Paolo Iglina

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