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Non ho sonno

Foto Non ho sonno Film, Serial, Recensione, Cinema

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Il commissario Ulisse Moretti è andato in pensione dopo anni spesi a catturare assassini spietati e a risolvere casi complicati. Negli anni '80 Moretti aveva risolto, o almeno tutta l'opinione pubblica ne era convinta, il caso dei delitti del nano. Ma gli omicidi sono ricominciati con le stesse precise modalità di un tempo. Gli investigatori incaricati di indagare sui nuovi delitti brancolano nel buio nonostante le più aggiornate tecniche di investigazione. Per risolvere il caso c'è ancora bisogno di Moretti... (Trama ufficiale)

Titolo originale
RegiaDario Argento
CastMax von Sydow, Stefano Dionisi, Chiara Caselli, Rossella Falk
Genere
Anno2001
Durata100 '
ProdItalia
Produzione
Distribuzione
Sitoweb

Recensioni (2)

Superficie 213 Film Cinema
Superficie 213
6

Distrutto dalla critica italiana questo thriller di Argento e' invece uno dei suoi migliori lavori degli ultimi venti annetti. Capiamoci subito,il film e' poco piu' che sufficiente,ha una sceneggiatura bucherellata ed una recitazione sotto il livello di guardia - specialmente tra i giovani,Von Sydow e' sempre un grande -,ma l'estro visivo del maestro romano sfonda prepotentemente in tutte le sequenze degli omicidi,girate con vera forza e con stile unico. La sequenza iniziale sul treno e' davvero ottima,sia per la messa in scena che per come e' narrata,il piano sequenza ad altezza pavimento che sfocia nel primo piano della testa mozzata di una ballerina e' da Argento dei tempi d'oro e nel complesso tutte le scene bisognose di tensione arrivano senza filtri ,condite dagli ottimi effetti speciali di uno Stivaletti ispirato. Purtroppo pero' il resto sembra un riempitivo tra un omicidio e l'altro,visto che la trama gialla e' sgamabile dopo venti minuti e che nel complesso la storia non funziona,perche' involontariamente comica in piu' punti e perche' alcuni dialoghi sono al limite della demenza. Insomma,un film incompiuto,che poteva davvero essere migliore. Federico Frusciante

compagno_grimm Film Cinema
compagno_grimm
5.5

Dario non ha sonno e uccide; lui stesso, metaforicamente parlando asserisce che l’omicidio è un metodo infallibile per l’insonnia, cosa che lo tormenta spesso e che la maggior parte delle volte, lo ispira, e grazie a questo riesce sempre a ideare e scrivere nuove storie spaventose. In questa occasione, però, Argento non riesce, come ultimamente gli capita, a spaventare e angosciare lo spettatore, che si rabbrividisce solo in alcune sequenze più impressionanti dal punto visivo e non psicologico; prendi per esempio la scena del gattino con le unghie e i polpastrelli tagliati, o ancora il coniglietto con i denti strappati, e via discorrendo. Ho citato alcuni nomi di animali, proprio perché questi ultimi sono gli elementi portanti della storia e tutto quanto gira attorno ad una fattoria, “La fattoria della morte”; un nano, e per nano si intende una persona di bassa statura, trucida e sevizia giovani donne seguendo uno schema preciso attraverso le sembianze di ognuna esse. >br/> Prima c’è il gallo che suona bene il suo strumento (madre di Giacomo), viene poi il maiale (la prostituta), il gatto (ragazza in discoteca), il coniglio (donna del fast-food) ed infine il cigno più bello (la giovane danzatrice). Gli omicidi sono discretamente articolati e dosati, ma manca un elemento essenziale: la suspence, sensazione che Darione ci faceva provare ai magnifici tempi de “L’uccello dalle piume di cristallo”, “Quattro mosche di velluto grigio”, “Profondo Rosso” (ovviamente), “Suspiria” ecc. Questo è un film del tutto grossolano, in cui niente e nessuno ha importanza; non vi è più il fenomeno dei colori, degli specchi, della fotografia, aspetti predominanti soprattutto nelle “Quattro mosche” e in “Suspiria”, fondamentali anche in “Profondo Rosso”. Non c’è più l’Argento splendente di una volta, dove sono finiti i vecchi trucchetti “effetto a sorpresa”, e a maggior ragione, ci troviamo di fronte a un altro quesito: perché Dario Argento non ha usato le sue mani in questa pellicola nelle scene degli omicidi? Inoltre, vi è un altro buco nero in questo film: la sceneggiatura, scritta a tre mani; oltre ad Argento, ci sono Franco Ferrini e indovinate un po’... Carlo Lucarelli (Blu Notte). Ad ogni modo la stesura lascia parecchio a desiderare; come già detto e ripetuto mancano diversi elementi essenziali di cui non si può fare a meno. Dario, mi aspettavo di più. Francesco Manca

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